Oltre il numero chiuso: perché la “capacità di carico turistica” non è un numero fisso
Negli ultimi anni la parola overtourism è entrata stabilmente nel dibattito pubblico. Viene usata per descrivere città invase dai visitatori, centri storici svuotati di residenti, servizi pubblici sotto pressione e un senso diffuso di perdita di identità. Venezia è diventata il simbolo di questo fenomeno, ma dinamiche simili si osservano anche a Barcellona, Amsterdam, Firenze e in molte destinazioni costiere o insulari.
Spesso il problema viene formulato in modo semplice: “Quanti turisti sono troppi?”. Da qui nasce l’idea di fissare una soglia, un numero massimo di visitatori oltre il quale scattano limitazioni o restrizioni. Questo numero viene chiamato capacità di carico turistica: il limite oltre il quale la presenza di visitatori compromette l’ambiente, la qualità della vita dei residenti o l’esperienza turistica stessa.
Ma questa impostazione, per quanto intuitiva, rischia di essere fuorviante. In un nostro recente lavoro proponiamo una prospettiva diversa: attraverso un modello matematico mostriamo che la capacità di carico turistica non è un limite fissabile dall’esterno, ma una proprietà che emerge dalle interazioni tra residenti, turisti, ambiente ed economia e dipende dallo stato complessivo del sistema.
In altre parole, non esiste “la” capacità di carico in astratto: essa varia nel tempo e non può essere assunta come metro di sostenibilità; lo studio mostra come sia possibile adottare una prospettiva diversa, analizzando la dinamica complessiva del sistema, i regimi in cui può evolvere, la loro resilienza e il rischio di transizioni improvvise1.
Il turismo come sistema vivente

Per comprendere questa idea, occorre cambiare punto di vista. Il turismo non è solo un flusso di persone che arriva e riparte: è un sistema complesso in cui più elementi si influenzano a vicenda.
Si possono distinguere quattro componenti fondamentali:
- I residenti, cioè la popolazione locale e la sua qualità della vita.
- I turisti, che generano domanda e pressione.
- L’ambiente, inteso sia come ecosistema naturale sia come qualità dello spazio urbano.
- Il capitale economico e infrastrutturale, cioè servizi, strutture ricettive, trasporti, investimenti.
Questi quattro elementi sono legati da relazioni reciproche e dinamiche (vedi Figura 1).
I turisti portano risorse che alimentano il capitale locale, che a sua volta rende la destinazione più attrattiva. Un ambiente di qualità attira visitatori, ma può essere degradato dalla pressione turistica. I residenti contribuiscono all’economia e all’autenticità del luogo, ma quando i turisti diventano troppi possono decidere di andarsene. Il punto cruciale è che nessuna componente è indipendente dalle altre, un cambiamento in una parte del sistema si riflette altrove, creando catene di reazioni che talvolta si amplificano e talvolta si smorzano generando fenomeni non lineari: piccoli cambiamenti possono avere effetti grandi e improvvisi. Queste dinamiche vengono analizzate attraverso un modello matematico esplorativo, che fa emergere le condizioni in cui il sistema si stabilizza, oscilla, o attraversa transizioni improvvise verso regimi alternativi.
Non solo quantità: densità e intensità
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la distinzione tra due modi in cui il turismo può pesare su una destinazione: la densità – quante persone si concentrano in uno spazio – e l’intensità, cioè il rapporto tra turisti e residenti. Una città con pochi abitanti può subire una forte pressione sociale anche con flussi assoluti non elevatissimi. Non conta solo “quanti” turisti arrivano, ma in quale contesto demografico si inseriscono. Quando il rapporto cresce troppo, emerge un senso di perdita di controllo e di invasione dello spazio quotidiano: è in questa dimensione che si sviluppa la cosiddetta “turismofobia”.
La capacità di carico come proprietà dinamica
Tradizionalmente, la capacità di carico turistica è definita come il numero massimo di visitatori che un luogo può accogliere senza danni inaccettabili. Il problema è che questa definizione suggerisce una soglia statica – una linea netta tra “sostenibile” e “non sostenibile” – ignorando le catene di reazioni tra residenti, turismo, ambiente ed economia che quella soglia dovrebbe proprio aiutare a governare.
Il modello mostra invece come la capacità di carico dipenda dallo stato dell’intero sistema: se l’ambiente è in buone condizioni, il capitale adeguato e la popolazione residente integrata nell’economia locale, la destinazione può sopportare anche flussi elevati. Se uno di questi elementi si indebolisce, la soglia si abbassa.
La capacità, quindi, non è un numero da imporre dall’esterno: emerge dallo stato corrente del sistema e identifica il livello di turismo per cui la crescita si arresta – un vincolo endogeno e contingente, non un obiettivo prefissato.
Più equilibri possibili: convivenza, collasso, oscillazioni
Uno dei risultati più importanti è che il sistema turistico può evolvere verso diversi regimi di lungo periodo. In alcuni casi si stabilizza in una convivenza equilibrata: l’economia funziona, l’ambiente regge, la popolazione rimane. In altri si verifica un collasso della componente residente, con la formazione di una “città museo” sostenuta quasi esclusivamente dai visitatori (vedi Figura 2).

Esiste anche la possibilità di oscillazioni ricorrenti: la crescita turistica genera accumulazione economica, ma innesca anche degrado ambientale o tensione sociale, che frenano i flussi. La pressione cala, il sistema recupera parzialmente – e il ciclo ricomincia. In questo caso l’overtourism non è un punto di arrivo stabile, ma una dinamica ciclica. La sostenibilità, quindi, non dipende solo dal livello raggiunto in un certo momento, ma dalla traiettoria nel tempo e dalla stabilità del regime in cui il sistema si trova.
Tipping point e irreversibilità
Un altro concetto chiave è quello dei punti di biforcazione (tipping point). Il sistema può cambiare in modo graduale finché non supera una soglia critica, oltre la quale la trasformazione diventa improvvisa. La Figura 3a illustra questo meccanismo attraverso il paesaggio di stabilità. L’immagine è quella di una biglia che rotola su una superficie: i fondi valle rappresentano equilibri stabili, verso cui il sistema tende spontaneamente a tornare dopo piccole perturbazioni; i picchi rappresentano invece equilibri instabili. In alcune condizioni il paesaggio può contenere più valli contemporaneamente, e il sistema diventa multistabile: dove finisce la biglia dipende non solo dalla situazione attuale, ma dalla storia del sistema e dagli urti che ha subìto.
È utile distinguere due tipi di cambiamento. Le perturbazioni esterne spostano il sistema da un equilibrio all’altro, senza modificare il paesaggio sottostante. I cambiamenti strutturali – riforme istituzionali, trasformazioni demografiche, nuove politiche – rimodellano invece il paesaggio stesso, alterando posizione e numero degli equilibri possibili.

Poiché questi cambiamenti avvengono su scale temporali molto più lente della dinamica interna, è possibile trattarli come parametri lenti e studiare come, al loro variare, gli equilibri compaiano, si trasformino o scompaiano. Se, per esempio, la sensibilità sociale dei residenti verso la pressione turistica aumenta oltre una certa soglia, l’equilibrio in cui i residenti persistono può scomparire del tutto: la popolazione si contrae rapidamente fino ad azzerarsi, e il sistema passa in tempi brevi a un regime alternativo (Figura 3b).
La parte più delicata è che il ritorno non è automatico. Ridurre leggermente la pressione turistica potrebbe non bastare a ripristinare la configurazione precedente: per tornare indietro occorre una riduzione molto più marcata rispetto a quella che aveva prodotto la transizione. È il fenomeno dell’isteresi (Figura 3c). Per le politiche pubbliche, il messaggio è diretto: intervenire tardi può rendere il recupero molto più difficile – o impossibile.
Ripensare la capacità: da numero a bussola
Alla luce di questi risultati, la capacità di carico andrebbe intesa come un indicatore che segnala quando la crescita turistica tende a fermarsi o a invertire segno, non come una garanzia di sostenibilità. Intervenire per portare il turismo a quel livello modifica le condizioni di residenti, ambiente e capitale, spostando la soglia stessa; inoltre, in presenza di multistabilità, lo stesso livello di turismo può condurre a regimi diversi a seconda delle condizioni iniziali e della traiettoria seguita. Per questo conviene spostare l’attenzione dalla domanda “quanti turisti sono troppi?” a una più ampia: “in quale regime si trova il sistema e quanto è stabile?”
Il ruolo delle politiche: non una leva sola
Le politiche possono agire in due modi: intervenire direttamente sui flussi (per esempio limitando temporaneamente gli accessi), oppure modificare la struttura delle relazioni tra le componenti del sistema – rafforzando il reinvestimento locale, riducendo l’impatto ambientale delle infrastrutture, sostenendo la residenzialità tramite regolazione degli affitti brevi e tutela dell’offerta abitativa.
Il modello mostra però che concentrarsi su una sola leva non basta: aumentare gli investimenti senza gestire la pressione sociale rischia di innescare nuove instabilità; sostenere i residenti senza proteggere l’ambiente può portare comunque a configurazioni squilibrate. Una governance efficace richiede una visione integrata e adattiva.
Una lezione per le città d’arte
Per le città d’arte e i centri storici, il messaggio è particolarmente rilevante. Quando il numero di residenti si riduce progressivamente, il rapporto tra turisti e popolazione aumenta anche a parità di flussi. Questo può accelerare il passaggio verso un regime dominato dal turismo, in cui la funzione residenziale si indebolisce fino quasi a scomparire.
In questi casi, la capacità di carico turistica non viene solo superata: si ridefinisce insieme al sistema. Con la riduzione, o la scomparsa, della componente residente, la soglia si abbassa progressivamente, fino a non descrivere più una convivenza sostenibile, ma soltanto il livello di turismo che un sistema impoverito riesce ancora a sostenere.
Recuperare una componente residente significativa richiede allora interventi coordinati su più fronti: casa, servizi, lavoro, regolazione dei flussi, qualità ambientale.
Venezia
Venezia è l’esempio più emblematico. Nei decenni, la popolazione residente si è progressivamente ridotta mentre i flussi turistici crescevano: il rapporto tra visitatori e abitanti è aumentato fino a rendere la pressione sociale molto intensa. Il risultato è una trasformazione profonda del tessuto urbano, con servizi e attività sempre più orientati ai visitatori e sempre meno a chi ci vive. Venezia non è solo una città “troppo visitata”: è un sistema che rischia di scivolare verso un regime dominato quasi esclusivamente dal turismo, in cui la funzione residenziale si indebolisce fino a erodere l’equilibrio che rendeva la città stessa attrattiva.
Conclusione: governare le dinamiche, non solo i numeri
Il punto centrale è che il turismo non va governato come un rubinetto da aprire o chiudere in base a una soglia numerica, ma come un sistema dinamico complesso, fatto di relazioni e retroazioni.
La capacità di carico resta un concetto utile, ma solo se compreso come parte di un quadro più ampio. Non è un obiettivo in sé, né una garanzia di sostenibilità. La vera sfida è mantenere il sistema lontano dalle zone di rischio, evitare l’innesco di transizioni irreversibili e costruire margini di stabilità che consentano di assorbire shock e cambiamenti.
In questa prospettiva, governare il turismo significa intervenire sulla struttura del sistema, cioè sulle relazioni tra le sue componenti: politiche per l’abitare e i servizi urbani, investimenti ambientali, meccanismi fiscali che reinvestano i benefici del turismo nel capitale locale, sostegno alla presenza dei residenti nelle attività sociali ed economiche.
Ciò che conta è la coerenza dell’insieme. Ogni intervento attiva reazioni e controreazioni: migliorare l’ambiente rafforza l’attrattività turistica; sostenere la residenzialità stabilizza l’economia locale; reinvestire i proventi del turismo ne riduce gli impatti. Politiche isolate rischiano effetti parziali o controproducenti. La sola regolazione dei flussi, pur utile nel breve, agisce sulle variabili osservabili senza toccare la struttura delle relazioni che ne determina la dinamica.
In definitiva, non si tratta solo di decidere quanti turisti accogliere, ma di scegliere quale tipo di città o territorio si vuole abitare – e di riconoscere che quella scelta dipende dall’equilibrio tra persone, ambiente ed economia, nel tempo.
Note
- S. Raimondo, M. Biondani, C. Giupponi, Tourism carrying capacity as dynamic property of complex socio-ecological systems, Nota di Lavoro 06.2026, Milano, Italia: Fondazione Eni Enrico Mattei https://www.feem.it/publications/tourism-carrying-capacity-as-dynamic-property-of-complex-socio-ecological-systems/