Per anni il Nutri-Score è stato presentato come il simbolo della nutrizione semplice e scientifica. Oggi, però, il modello europeo del “cibo a semaforo” entra nella sua fase più controversa. Tra il caso Lactalis, i primi segnali di rallentamento della diffusione del sistema in Francia e le crescenti critiche verso i modelli nutrizionali “algoritmici”, il dibattito europeo si sta spostando verso una domanda tanto semplice quanto cruciale: il cibo può davvero essere ridotto a un colore o a una lettera?
Nutri-Score: da simbolo della semplificazione a sistema sempre più contestato
Per anni il Nutri-Score è stato presentato come la soluzione semplice e immediata per aiutare i consumatori a scegliere alimenti “più sani”. Un sistema, diffuso in diversi Paesi europei, tra cui Francia, Belgio, Germania e Spagna, basato su lettere e colori (dalla A verde alla E rossa) e capace, secondo i promotori, di orientare rapidamente le decisioni di acquisto.
Oggi, però, qualcosa sembra cambiare. I più recenti dati dell’Osservatorio dell’Alimentazione francese (Oqali) mostrano infatti un segnale nuovo: per la prima volta, nel 2025 la diffusione del Nutri-Score registra una lieve flessione, passando dal 64% al 63% dei volumi di vendita. Un dato apparentemente limitato, ma politicamente e simbolicamente rilevante, soprattutto perché collegato al progressivo disimpegno di alcuni marchi nazionali. Un segnale che suggerisce come il consenso attorno al sistema non sia più in crescita automatica.
Il caso Lactalis e il ritorno dello scontro europeo
A rafforzare questo clima contribuisce anche il recente caso Lactalis. Il gruppo francese ha infatti contestato alcuni aspetti del Nutri-Score, riaprendo il dibattito sulla compatibilità del sistema con prodotti lattiero-caseari e filiere tradizionali europee. Tra i principali punti critici emergono l’utilizzo di parametri standardizzati per 100 grammi di prodotto, la difficoltà di valorizzare porzioni reali di consumo e il rischio di penalizzare alimenti storicamente parte della Dieta Mediterranea.
La controversia è arrivata fino alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, trasformando il caso in un passaggio potenzialmente rilevante per il futuro del dibattito europeo sul front-of-pack labelling. Il tema, infatti, non riguarda soltanto latte e formaggi. Il caso Lactalis evidenzia una questione più ampia: può davvero un algoritmo sintetizzare la complessità nutrizionale di un alimento attraverso un singolo colore?
Il cibo non è un algoritmo
Il Nutri-Score nasce come sistema semplificato di classificazione nutrizionale. Ma nella percezione pubblica e politica, il suo funzionamento assomiglia sempre più a quello di molti sistemi algoritmici contemporanei: input standardizzati, punteggi automatici e output sintetici.
Il problema è che il cibo non è un dataset uniforme. La qualità nutrizionale dipende da quantità consumate, frequenza, contesto dietetico, stile di vita, combinazioni alimentari e caratteristiche individuali. Ridurre tutto a una lettera rischia di creare un’illusione di precisione scientifica che non riflette la reale complessità dell’alimentazione. È lo stesso dibattito che oggi attraversa molti sistemi basati su scoring automatici: quando la semplificazione diventa eccessiva, aumenta il rischio di distorsioni.
Il cibo è equilibrio. Serve più consapevolezza e meno semplificazioni
La vera sfida non è assegnare un colore al cibo, ma aiutare i consumatori a comprendere davvero nutrizione, equilibrio alimentare e qualità complessiva della dieta. Per questo motivo, sempre più esperti, filiere agroalimentari e stakeholder europei chiedono di superare approcci troppo ideologici e sistemi basati su semplificazioni automatiche. Il cibo non può essere ridotto a una lettera o a un algoritmo: porzioni realistiche, frequenza di consumo, stile di vita, contesto dietetico e qualità complessiva degli alimenti contano molto più di un semplice semaforo nutrizionale.
Il rischio, altrimenti, è penalizzare prodotti tradizionali, eccellenze territoriali e pilastri della dieta mediterranea senza migliorare realmente la consapevolezza alimentare dei consumatori. In un’epoca guidata da dati, intelligenza artificiale e strumenti digitali, l’Europa ha l’opportunità di costruire modelli informativi più intelligenti, dinamici e personalizzati. Tecnologie digitali, piattaforme interattive e informazioni contestualizzate possono aiutare i cittadini a comprendere meglio il rapporto tra alimentazione, salute e stile di vita, superando la logica riduzionista dei colori e promuovendo un approccio più moderno, scientifico e consapevole alla nutrizione.