Un corpo speciale di Agenti AI contro la diseguaglianza

La tanto famigerata intelligenza artificiale può essere utilizzata per aiutare i più fragili? E il software di Milano, inteso come quel complesso di competenze e di generosità che ne caratterizza ancora oggi i profili, sta in quell’ orizzontalismo sostituto della politica?

Autore

Nicola Zanardi

Data

23 Giugno 2025

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4' di lettura

DATA

23 Giugno 2025

ARGOMENTO

PAROLE CHIAVE


AI

Educazione

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È esperienza comune di molti automobilisti: sul sedile, in coda in circonvallazione, in Viale‬ Toscana. Al loro fianco, sul marciapiedi in coda, dalla mattina presto, uomini e donne in‬ paziente attesa del proprio turno davanti alla sede del Pane Quotidiano, onlus che si‬ occupa di distribuire beni di prima necessità. Sullo sfondo, come una quinta, il bianco e le‬ trasparenze del Nuovo Campus Universitario della Bocconi: residenze, aule, aree sportive,‬ una (quasi) avveniristica presenza progettata da due conclamati architetti giapponesi.‬ Basta uno sguardo, tamburellando sul volante in attesa del verde, ad abbracciare due‬ mondi, l’uno centrato sulla promessa di un futuro auspicabilmente radioso, l’altro incagliato‬ sulle carenze del presente. Colpisce, ma non sorprende, che quello più esposto al distratto‬ curiosare altrui sia il secondo. Così come spiazzano i vestiti delle persone assiepate nella‬ chilometrica coda: negli anni sono sempre migliori, sempre più di marche comuni a tutti‬ noi, sempre più ‘normali’ come quelle indossate dall’automobilista che gli passa a pochi‬ centimetri.‬ La Città Metropolitana di Milano ha fatto registrare l’aumento più consistente in Italia di persone‬ assistite dal FEAD (Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti) +115 mila persone (ai dati più‬ aggiornati, del 2023).

Pane Quotidiano, Opera di San Francesco, Nessuno Escluso di‬ Emergency, per fare tre esempi, registrano aumenti di richieste quotidiane. Se estendiamo‬ il campo all’intero Paese, quasi un quarto della popolazione italiana residente è a rischio di‬ povertà o esclusione sociale, 5 milioni sono le famiglie in condizione di povertà assoluta‬‭ (2,2) o relativa (2,8): praticamente 1 individuo su 10 è indigente.‬ Se vogliamo essere più diretti si chiama fame, la stessa fame che vediamo (troppo poco)‬ sui media sotto i cieli solcati da aerei, droni, bombe lanciate da carri armati nelle tante‬ guerre in corso.‬ Siamo in democrazia, abbiamo sistemi di ammortizzazione sociale pubblici e privati, un‬ numero di volontari percentualmente molto alto in una città che ha fatto, dell’accoglienza e‬ della generosità, la sua identità e anche  il suo vanto. Ma, nonostante tutto questo, non riusciamo a‬ non escludere.‬ Proviamo a pensare a un ipotetico kit per raggiungere chi è in difficoltà, gente molto simile‬ a noi anche nell’abbigliamento, nell’uso della lingua, ma spesso non provvista di adeguate‬ cognizioni per le tecnologie di base, per esempio? Tocca chiedersi, oggi, cosa siano i ‘beni‬ comuni’ e quali diritti risultano fondamentali. Mettiamo in fila il bagaglio necessario. Parte del contenuto è facile da‬ immaginare: cibo, naturalmente. E se manca un tetto sulla testa – sempre più difficile‬ averlo dentro le mura di Milano, ormai fuori scala anche per chi ha un lavoro e un reddito‬ che una volta si sarebbe definito sicuro – è forse il caso di capire se una‬ percentuale del milione e mezzo di metri quadri a uso ufficio attualmente sfitti potrebbe‬ essere destinata ad abitazione avendo una tutela di tassazione per i proprietari, per esempio. Discorso‬ che ovviamente vale anche per gli studenti, circa 93 mila solo i fuori sede, costretti a non vivere la città. E fin qui, si tratta‬ di riuscire a (soprav)vivere. Ma partire, ripartire ed esistere con dignità?‬

Torniamo al nostro kit: un tablet, ricondizionato o no, con una connessione prepagata da un‬ centinaio di giga al mese. Una volta acceso, appare una mappa interattiva del territorio in‬ cui si vive. Un’ articolata selezione delle aziende della zona e delle occasioni di‬ impiego. E anche degli enti e istituzioni che erogano occasioni di‬ educazione o formazione gratuita e per chi in quel momento non può essere pronto al mondo del lavoro, o anche‬ solo alla convivenza, per mille ragioni e fragilità diverse. Voliamo alti: un tap sullo schermo‬ porta a un questionario sotto forma di dialogo libero. Serve a capire alcune di quelle mille ‬motivazioni, a dettagliare le criticità dell’individuo e ad aiutarlo a comprendere i suoi reali‬ margini di manovra, in quel dato momento nel tempo e nello spazio. È anche questione di‬ strumenti minuti. Non hai la Spid? Falla! Si fa qui, così e cosà, a gratis.‬ Beni comuni, anche e soprattutto, sono tutti quelli utili a evitare il degrado della persona, il‬ depauperamento del suo potenziale. Tra le buste di pasta e le scatole di tonno, forse‬ qualche ingresso al cinema, o un tot di film e serie visibili in streaming. Il biglietto di una‬ mostra. Un buono per accedere a una palestra in certe fasce orarie. Lo svago è bene‬ basico, non ancillare. Il nostro è un mondo transdisciplinare per tutti: ciò che imparo in un‬ corso di yoga o di carpenteria, al cinema o a un concerto, sono skill che mi servono per‬ vivere e interagire con l’altro, non soltanto per trovare o mantenere un impiego.‬

Si tratta di combattere il non sapere, il non conoscere, il non essere consapevoli dei diritti‬ e a volte neanche dei propri doveri perché nessuno ce lo ha mai detto, soprattutto se non‬ siamo nati e cresciuti qui.‬ Parliamo allora di un tablet che è consulente personalizzato, potenziato e operato in larga‬ misura grazie all’intelligenza artificiale? Un corpo speciale di AI agent, da usare per fare‬ guerra alla povertà e alle disuguaglianze che, prima di tutto, sono povertà e‬ disuguaglianze cognitive. Affiancate da (tante) risorse del servizio civile. Da pensare e realizzare con i‬ migliori sulla piazza, privati o università, insieme o divisi, poco interessa. E Milano è ancora una signora‬ piazza di cui il tablet, parte importante del kit, è simbionte e messaggero? Un Head‬Booster, allora. Non un cacciatore di teste, bensì uno che le risvegli dai torpori, oltre le‬ necessità di base e le cicatrici lasciate nel corpo e nella mente dai rituali obbligati dell’indigenza.‬ Se l’AI può fare meraviglie, questo è uno dei primissimi terreni di valore su cui testarla‬ intensivamente, come società, come comunità di cittadini. Come istituzioni. Come progetto ‬di rigenerazione della città e del suo software.‬

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