Episodio quattro

Autore

Gigi Prevosti

Data

9 Gennaio 2023

AUTORE

TEMPO DI LETTURA

4' di lettura

DATA

9 Gennaio 2023

ARGOMENTO

CONDIVIDI

Una delle prime canzoni che non parlavano più solo di pericolo nucleare ma andavano proprio al sodo del problema fu Big Yellow Taxi di Joni Mitchell. Comparve sul suo terzo album, Ladies of the canyon del 1970: un disco che non rappresentava ancora la sua ascesa al successo ma che, anche grazie alle sue connessioni con le superstar Crosby, Stills, Nash & Young che riproposero la sua Woodstock, le aprì indubbiamente la strada.

La narrazione sull’origine del testo è molto cinematografica: Joni arriva alle Hawaii di sera al buio; quando si sveglia alla mattina apre le tende e vede un paradiso naturale. Ma poi si sporge, guarda in basso e vede un parcheggio a perdita d’occhio: «Hanno asfaltato il Paradiso e han costruito un parcheggio». Si può ovviamente obiettare che il linguaggio è fin troppo banale per un’autrice che si distinguerà di lì a poco proprio per la profondità dei suoi testi, ma probabilmente la sua forza espressiva – non dimentichiamo che è la prima volta che si affronta il problema – viene proprio da lì. Senza dimenticare il verso immediatamente precedente sempre nel ritornello, che verrà campionato da Janet Jackson quasi trent’anni dopo: «Non ti sembra di non accorgerti di ciò che hai fino a quando l’hai perso?».

Gli sfregi ecologici delle Hawaii non finivano lì, e la seconda strofa parla del giardino botanico a pagamento nel centro di Honolulu con gli alberi prelevati dalla natura. Per poi, nella terza, allargare il discorso: «Contadino, metti via il DDT: dammi pure le mele con dei puntini ma lasciami gli uccelli e le api», verso molto adatto agli USA la cui frutta era più bella che buona. 

Ma vi starete chiedendo cosa diavolo c’entra il grande taxi giallo. Be’, Joni è nota per parlare molto di sé stessa nelle sue composizioni e conclude la canzone riferendo il verso che abbiamo citato sulla percezione di ciò che si perde alla sua sfera sentimentale: «ieri sera ho sentito sbattere la porta e un grande taxi giallo si è portato via il mio uomo».

Resta qualche dubbio su cosa fosse esattamente successo perché le macchine della polizia della sua natia Toronto erano gialle: un abbandono o un arresto, vista anche la porta che sbatte?

Leggi anche >> Rock ed Ecologia (primo episodio)

Leggi anche >> Rock ed Ecologia (secondo episodio)

Leggi anche >> Rock ed Ecologia (terzo episodio)

Leggi anche
Cultura
Coordinate
7′ di lettura

Previsioni del tempo. Le nuvole di John Constable

di Enrico Chiarugi
Cultura
Freccette
4′ di lettura

Ondeggia, oceano. Scrittori stranieri di mare

di Veronica Ronchi
Cultura
Coordinate
4′ di lettura

Canzoni fresche

di Alex Cremonesi
Politiche
Viva Voce

ESG. Quanto conta la rendicontazione?

di Luigi Capoani, Linda Rotondo
4′ di lettura
Società
Viva Voce

Il cibo non è un algoritmo: la battuta d’arresto del Nutri-Score

di Carlotta Benedetti
4′ di lettura
Società
Viva Voce

Digitamore

di Chiara Elettra Paioli
4′ di lettura
Scienza
Viva Voce

Ecosofia, tra metamorfismo e ibridazione. Filosofia e scienza per la biodiversità degli ecosistemi

di Alessandra Gattino Mazzini
4′ di lettura
Società
Viva Voce

Vestirsi è sempre un atto politico

di Chiara Elettra Paioli
4′ di lettura
Economia
Viva Voce

Progettare la moneta per un nuovo modello di società

di Cristina Toti
4′ di lettura

AI

Equilibri Magazine si avvale, ove necessario, di strumenti di Intelligenza Artificiale come supporto ai processi editoriali. L’utilizzo dell’IA avviene nel rispetto delle normative vigenti in materia di diritto d’autore, protezione dei dati personali e trasparenza informativa. Tutti i contenuti sono verificati e approvati dalla redazione, che ne garantisce accuratezza, correttezza e conformità legale.

Credits

Ux Design: Susanna Legrenzi
Grafica: Maurizio Maselli / Artworkweb
Web development: Synesthesia