Il metaverso rischia di rivelarsi qualcosa di molto diverso da come ci è stato raccontato.
In particolare, da come ci è stato raccontato da Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook che ha deciso di puntare tutto su questa nuova frontiera tecnologica fatta di mondi virtuali, immersivi e liberamente esplorabili in cui – nella sua prospettiva – trasferiremo gradualmente una parte crescente della nostra quotidianità.
Il fatto che Zuckerberg vi abbia investito 10 miliardi di dollari, promettendo inoltre l’assunzione di 10mila persone in tutta Europa, e sia addirittura arrivato a cambiare il nome della sua società in Meta, la dice lunga su quanto uno degli uomini più ricchi del mondo stia scommettendo sul metaverso.
Cosa potrebbe non funzionare
Eppure, in tutto questo ci sono parecchie cose che lasciano perplessi.
Partiamo da un aspetto strettamente tecnologico.
Nel tentativo di mostrarci come sarà il metaverso in cui vivremo in futuro, nell’ormai celebre presentazione di Meta dell’ottobre 2021 si vede una persona che arriva alla scrivania di casa, inforca un paio di occhiali e viene poi proiettata in un mondo virtuale in cui gli avatar dei colleghi gli passano davanti salutandola, mentre lei si mette al lavoro su un computer virtuale.
In un momento quasi surreale, il protagonista di questo video distoglie lo sguardo dal suo computer virtuale per prendere appunti su un foglietto di carta anch’esso virtuale. Quale mai può essere l’utilità di un metaverso di questo genere?
Chiunque abbia vissuto qualche esperienza in realtà virtuale sa che non è possibile ricreare la sensibilità che i computer, i foglietti e qualunque altro oggetto hanno nel mondo fisico. È anche scorretto far immaginare uno scenario in cui sarà sufficiente indossare un paio di occhiali per essere circondato dagli avatar dei colleghi che scorrazzano per un ufficio virtuale.
Non solo perché, almeno per il tempo a venire, sarà necessario indossare dei pesanti visori VR (i più leggeri pesano comunque mezzo chilo), ma soprattutto perché nessun nostro collega si aggirerà liberamente da nessuna parte.
Poiché nella realtà noi siamo a casa nostra con addosso un caschetto che ci isola dal mondo fisico, ogni volta che vogliamo muoverci rischiamo di andare a sbattere contro il primo ostacolo che incrociamo (e che non possiamo vedere). In alternativa potremmo usare un joypad, cancellando però qualunque verosimiglianza dell’esperienza.
Tra realtà e finzione
Se non bastasse, passare del tempo immersi nel metaverso significa non poter interagire con i propri figli o partner, essere completamente estraniati da ciò che ci avviene intorno e non rendersi manco conto se il cane si sta sbranando il divano.
C’è una ragione precisa per cui computer e smartphone si sono diffusi istantaneamente, mentre la realtà virtuale attende da trent’anni il suo momento di gloria: come ha scritto Wes Fenlon nel suo articolo The metaverse is bullshit per PcGamer «la cosa meravigliosa degli schermi è che richiedono solo una porzione della nostra attenzione, non una completa immersione sensoriale».
C’è di più. In una presentazione, Mark Zuckerberg ha mostrato come sarà facile creare un qualunque ambiente di nostro gradimento all’interno del suo metaverso, semplicemente descrivendolo a una specie di assistente digitale. Nel video, l’avatar di Zuckerberg chiede di creare una spiaggia, di inserire il mare, poi un po’ di sole e qualche palma. E infine si rilassa godendosi l’atmosfera.
Sembra che ogni volta ci si dimentichi che in realtà noi saremo seduti da soli su un divano a casa nostra con addosso un caschetto, e che quella rappresentazione dalla grafica peraltro molto scarna e per nulla realistica di una spiaggia non è in grado di offrire nulla di ciò che desideriamo.
Noi non andiamo in spiaggia per guardare un mare digitale e una palma a forma di pixel, ma per sentire i raggi del sole sulla pelle, la sabbia tra le mani e poter fare un bel bagno. Nel metaverso, nulla di tutto ciò sarà mai possibile. Soprattutto, non è necessario: è sufficiente prendere il treno e andare al mare alla prima occasione che si presenta.
Il futuro del metaverso?
Ciò non significa che la realtà virtuale sia destinata a un totale fallimento. Con tutta probabilità, però, la utilizzeremo per creare situazioni straordinarie, in stile videogioco: un ambiente dove vivere (brevi) esperienze eccezionali che altrimenti non sarebbero possibili. Una sorta di Fortnite o Dungeons and Dragons in realtà virtuale, dove il gioco, l’intrattenimento e la socialità si mischiano, ma dove non si cerca di creare un incomprensibile surrogato della normalità.
È possibile che il metaverso come lo immagina Zuckerberg abbia qualche possibilità di successo. Soprattutto se la crisi climatica, le pandemie, le guerre o tutte e tre le cose assieme renderanno il nostro mondo talmente invivibile da poterci distrarre soltanto in un ambiente virtuale.
È davvero questa la prospettiva su cui la Silicon Valley sta scommettendo?