Il boom dell’IA generativa potrebbe intensificare la fame di energia e di acqua: alla base di questa nuova tecnologia infatti vi sono modelli linguistici di grandi dimensioni che elaborano una mole notevole di dati testuali, numerici e di altro tipo. E per funzionare richiedono enormi quantità di potenza di calcolo e l’uso di server farm che impiegano acqua refrigerata, in parte riutilizzabile, per raffreddare le apparecchiature assorbendo il calore dall’aria. E per fare questo viene usata acqua potabile, sottraendola così all’uso della popolazione.
Secondo un recente studio dell’università della California, per fare funzionare le intelligenze artificiali come ChatGpt-3 servono circa 500 millilitri di acqua ogni 10-50 risposte fornite all’utente. E per il modello successivo, questa stima è anche più alta. Se i 100 milioni di utenti settimanali di ChatGpt scrivessero anche solo un prompt, in futuro, entro il 2027, si potrebbe consumare da uno a cinque milioni di litri d’acqua in una settimana. L’equivalente di due piscine olimpioniche che spariscono dal lunedì alla domenica.
Per approfondire: Le Scienze; Corriere della Sera