Laura Conti. Impegno politico di una pioniera dell’ambiente

Autore

Alessandra Favazzo

Data

14 Maggio 2026

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14 Maggio 2026

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«Non basta studiare, bisogna anche darsi da fare»: se c’è una frase che può restituire in estrema sintesi la vita e l’operato di Laura Conti è sicuramente questa. Partigiana, medica, politica, scrittrice, divulgatrice scientifica, la sua figura è poliedrica e mette insieme l’impegno politico– oggi si direbbe, con un termine talvolta usato a sproposito, l’attivismo – e la cultura pragmatica con il rigore scientifico. «Non sono una scienziata», sosteneva, «ma una studiosa dei problemi ecologici» e proprio nell’alveo dell’ecologismo va iscritta la sua parabola esistenziale e politica.

Il concetto di ambientalismo scientifico

Conti ha introdotto nell’ecologismo italiano il concetto di “ambientalismo scientifico”. Per lei, infatti, alla base dell’ecologismo devono esserci la ricerca e l’analisi rigorosa dei dati scientifici, senza approcci fondamentalistici, fideistici o utopistici, e in particolare lo studio dell’interazione tra uomo e ambiente. Fondamentali per la sua formazione sono stati due volumi usciti nei primi anni Settanta: I limiti dello sviluppo, frutto dello studio commissionato al MIT dal Club di Roma, pubblicato nel 1972 da Mondadori, e Il cerchio da chiudere: la natura, l’uomo e la tecnologia di Barry Commoner, edito in Italia nel 1973 da Garzanti. Entrambe le opere evidenziano l’incompatibilità tra una dinamica esponenziale della crescita economica e demografica delle società industriali e la limitatezza delle risorse naturali. Conti è stata anche profondamente influenzata dai lavori di Rachel Carson, come il saggio Primavera silenziosa, in cui quella che viene considerata la madre dell’ambientalismo statunitense denuncia i danni irreversibili all’ambiente e all’uomo provocato dall’uso in agricoltura di alcuni pesticidi (DDT). 

A partire da questi testi, Conti ha delineato il suo oggetto di studio, al centro del suo libro Che cos’è l’ecologia: capitale, lavoro e ambiente (1977), diventato la base formativa del nascente movimento ambientalista nazionale.

«Salubrità dei processi, compatibilità fra i diversi usi delle risorse rinnovabili, durata delle risorse non rinnovabili: sono queste le tre preoccupazioni fondamentali dello studioso di ecologia, quando egli applica la propria scienza allo studio degli effetti delle attività umane. L’ecologia è infatti una scienza molto più vasta di quanto fanno apparire gli articoli di giornale che si occupano oggi della cappa di smog che è calata su una città, domani di una moría di pesci in un lago inquinato; la parola “ecologia” (da «oikos», in greco «casa», e da «logos», in greco «discorso») indica il discorso (lo studio) sulla casa degli organismi viventi, cioè sui rapporti tra gli organismi viventi e l’ambiente, considerando che per ciascun organismo l’ambiente è formato non solo di materia non vivente, come l’aria e l’acqua, bensì anche di tutti gli altri esseri viventi. Ogni essere vivente è, per gli altri, parte dell’ambiente», si legge nel testo. 

L’ambientalismo scientifico ha quindi lo scopo di indagare come le comunità costruiscono la loro relazione con esso perché è l’intreccio di materialità e cultura a dare forma alle relazioni ecologiche. A partire da queste conoscenze, poi, la politica è chiamata ad agire: «Per degradare l’ambiente […] è bastato un cieco meccanismo. Per ricostituire l’ambiente occorre una volontà. Una volontà basata sulle conoscenze scientifiche, e capace di esprimersi in atti politici ben coordinati». 

Parte integrante dell’attività della studiosa, fino agli ultimi anni di vita, è poi l’opera di divulgazione: per Conti infatti le conoscenze scientifiche devono essere rese accessibili alle comunità attraverso una sorta di “alfabetizzazione ecologica”, che riguardi temi come la sostenibilità, la protezione delle biodiversità e l’educazione sanitaria, portata avanti non solo con la scrittura di saggi e articoli sui giornali ma soprattutto con incontri con la popolazione, pensati per coinvolgere soprattutto le giovani generazioni.

L’evento spartiacque, il disastro di Seveso

Originaria di Udine, Conti sceglie come città d’elezione Milano. Tra il 1960 e il 1970 viene eletta consigliera alla Provincia di Milano nelle fila del PCI e si occupa di assistenza e tutela di pazienti psichiatrici e ragazze madri. Successivamente, tra il 1970 e 1980 ricopre il ruolo consigliera alla Regione Lombardia e di segretaria della Commissione Sanità ed Ecologia del Consiglio regionale. È il 10 luglio 1976 quando avviene uno dei più gravi incidenti ambientali della storia italiana: il disastro di Seveso, dal nome della cittadina più colpita dai danni, all’epoca in provincia di Milano (oggi Monza-Brianza). Dalla fabbrica di prodotti chimici svizzera Icmesa di Meda si sprigiona una nube di diossina (TCDD), una sostanza altamente tossica e cancerogena, i cui effetti erano all’epoca ancora poco conosciuti. Conti decide di recarsi nei luoghi del disastro per vedere con i suoi occhi cosa è accaduto. Per mesi tiene alta l’attenzione sui fatti, per evitare che l’evento e i danni sanitari a esso collegati venissero minimizzati da parte dell’azienda e da una parte della popolazione locale, impaurita dalle possibili conseguenze economiche del disastro. 

A Seveso si pone in ascolto della comunità e ne osserva le dinamiche sociali, con la volontà di stabilire con gli abitanti una relazione e un dialogo reali («ho bisogno di amarli», scriverà più tardi). Fornisce assistenza diretta alla popolazione, la informa sui potenziali rischi a cui è soggetta, occupandosi in particolare della salute delle donne e dei bambini. Nelle settimane e nei mesi successivi all’incidente è in prima linea per difendere la legittimità della pratica dell’aborto terapeutico per le donne in gravidanza che vivevano nell’area contaminata (la diossina, infatti, può provocare malformazioni fetali e aumentare i casi di aborti spontanei) in un momento storico in cui l’interruzione volontaria di gravidanza in Italia era ancora vietata. Alcune donne incinte infatti scelgono di non portare a termine la gravidanza, facendo appello a una recente sentenza della Corte costituzionale e affermando che crescere bambini con malformazioni avrebbe messo a rischio la loro stessa salute mentale.

Da questa esperienza, da lei stessa considerata fondamentale nel suo percorso politico, nascono poi due scritti che le conferiscono popolarità anche fuori dall’Italia: il libro-testimonianza Visto da Seveso. L’evento straordinario e l’ordinaria amministrazione (1977) e il romanzo Una lepre con la faccia da bambina (1978), pensato per spiegare ai più giovani cosa fosse accaduto, da cui viene tratta anche una miniserie televisiva nel 1989.

La sua campagna di informazione sul disastro lascia un segno anche fuori dal nostro Paese, tanto che anche da essa trae ispirazione la cosiddetta “Direttiva Seveso”, una normativa europea pioniera nel controllo dei rischi di incidente legati a industrie che utilizzano sostanze pericolose, approvata il 24 giugno 1982. La nuova edizione della direttiva, la 2012/18/UE, recepita dall’Italia nel 2015, è tuttora in vigore.

La nascita di Legambiente e gli ultimi anni

Nel 1980 partecipa alla fondazione della “Lega per l’ambiente” – oggi denominata Legambiente –, di cui per alcuni anni è presidente del comitato scientifico. Si ritira dalla professione medica nel 1984, ma non per questo viene meno la sua partecipazione attiva a convegni, dibattiti e campagne di informazione sui temi dell’ambientalismo. Nel 1986 viene insignita del Premio Minerva, il primo riconoscimento italiano dedicato alle eccellenze femminili, per la sua opera di ricerca scientifica e culturale: a consegnarglielo è Rita Levi Montalcini. Nel 1987, dietro la scia dell’antinuclearismo del dopo Chernobyl, viene eletta alla Camera dei Deputati, sempre nelle fila del PCI, e lavora attivamente all’interno della Commissione Agricoltura. La sua ultima battaglia riguarda una controversa legge per la regolamentazione della caccia, che vedrà opposizioni anche all’interno della stessa Legambiente. Muore a Milano il 25 maggio 1993 a settantadue anni.

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