C’è un legame tra divario di genere e sostenibilità ambientale? Le differenze di genere possono influenzare i fattori che ne determinano l’intensità e non solo la vulnerabilità agli effetti del cambiamento climatico? Per fornire una risposta abbiamo esaminato i principali meccanismi che collegano il gender gap alle emissioni di carbonio e alla Carbon Emission Efficiency (CEE), tra cui le differenze nei modelli di consumo, nei comportamenti ambientali e nel sostegno alle politiche climatiche. Particolare attenzione è dedicata allo studio di Dai, Dai e Yu (2024), che mostra come la riduzione del divario di genere nel mercato del lavoro possa migliorare la CEE attraverso un progresso tecnologico orientato al lavoro qualificato e una mitigazione nella disuguaglianza di reddito. Le evidenze suggeriscono un primo orientamento, che la promozione dell’uguaglianza di genere possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale nonché all’equità sociale.
Cambiamento climatico e disuguaglianze di genere
L’aumento delle temperature globali sta intensificando la frequenza e la gravità degli eventi climatici estremi e determinando profondi cambiamenti nei sistemi naturali, tra cui l’innalzamento del livello dei mari e la riduzione delle superfici glaciali. Queste trasformazioni producono conseguenze rilevanti per le comunità, le attività economiche e gli ecosistemi, rendendo il cambiamento climatico una delle sfide più urgenti del nostro tempo. Tuttavia, i suoi effetti non si distribuiscono in modo uniforme tra paesi, territori e gruppi sociali.
A livello internazionale, le economie a basso reddito risultano particolarmente vulnerabili. Molti paesi in via di sviluppo dipendono infatti da settori fortemente esposti alle condizioni ambientali, come l’agricoltura, sono localizzati in aree già caratterizzate da temperature elevate e dispongono di risorse finanziarie, tecnologiche e istituzionali limitate per affrontare eventi climatici estremi1. Al contrario, le economie più avanzate possono contare su maggiori capacità di investimento in misure di mitigazione e adattamento, riducendo almeno in parte i rischi associati al cambiamento climatico.
Le disuguaglianze nella vulnerabilità climatica emergono anche all’interno delle singole società, colpendo in misura maggiore i gruppi che dispongono di minori risorse economiche e capacità adattive.
In questo contesto, una dimensione particolarmente rilevante è quella di genere. La maggiore presenza delle donne in settori particolarmente sensibili agli impatti ambientali, come l’agricoltura e il tessile, unita a un accesso spesso più limitato alle risorse produttive, alla terra, al credito e alle informazioni, è un fattore di crescita del rischio di subire gli effetti di disastri naturali e fenomeni di inquinamento, riducendo, al contempo, la capacità di adattamento2. A ciò si aggiunge la persistente disuguaglianza nella distribuzione del lavoro di cura: le donne assumono frequentemente una quota maggiore dell’assistenza a bambini, anziani e altre persone vulnerabili, con un conseguente aumento dei vincoli di tempo e risorse necessari per adottare strategie di risposta efficaci a eventi climatici estremi.
Le differenze di genere, tuttavia, non incidono soltanto sulla vulnerabilità agli effetti del cambiamento climatico, ma possono influenzare anche alcuni dei fattori che contribuiscono a determinarne gli effetti stessi. Una crescente letteratura suggerisce che esse possano avere implicazioni sui livelli di emissione di carbonio e sulla Carbon Emission Efficiency (CEE), ossia la capacità di coniugare crescita economica e riduzione delle emissioni attraverso un utilizzo più efficiente e sostenibile delle risorse energetiche.
Come il gender gap può influenzare le emissioni
Un primo canale attraverso cui il gender gap può influenzare le emissioni riguarda la «distribuzione del lavoro domestico», gli «stili di vita» e i «modelli di consumo». Poiché le donne svolgono mediamente una quota maggiore delle attività domestiche e di cura, molte delle quali richiedono un elevato utilizzo di energia, esse contribuiscono in misura rilevante a determinare i consumi energetici familiari. Allo stesso tempo, uomini e donne tendono a differire nelle scelte relative alla mobilità, all’acquisto e all’utilizzo dei veicoli e alle preferenze alimentari3. La letteratura evidenzia, ad esempio, che, nei paesi europei, i consumi maschili tendono a essere più carbon-intensive rispetto a quelli femminili4, mostrando una maggiore propensione verso attività ad alte emissioni, come l’utilizzo di automobili meno efficienti o il consumo di alimenti ad alta intensità di carbonio.
Un secondo canale riguarda l’adozione di comportamenti sostenibili e pratiche di risparmio energetico, condizionata da «atteggiamenti e preferenze differenti nei confronti dell’ambiente». Diversi studi documentano una maggiore attenzione delle donne verso le tematiche ambientali5, differenza in parte riconducibile a livelli più elevati di empatia e altruismo6.
A conferma di queste divergenze, Li et al.7 mostrano che le regioni cinesi caratterizzate da una maggiore disuguaglianza di genere tendono a presentare un minore utilizzo di apparecchiature ad alta efficienza energetica e una minore propensione al risparmio energetico.
Le differenze negli atteggiamenti verso le questioni ambientali possono inoltre riflettersi nel sostegno alle politiche climatiche. In questo ambito, un ruolo rilevante è svolto dalla «diversa percezione dei costi materiali e psicologici associati alla transizione ecologica», in ragione di differenze storiche nei percorsi occupazionali e nei modelli comportamentali. Gli uomini sono infatti maggiormente rappresentati nei settori più esposti alle politiche di decarbonizzazione, come le industrie estrattive, e, avendo beneficiato in misura maggiore delle strutture economiche e sociali esistenti, possono percepire come più onerosi i cambiamenti richiesti dalla transizione ecologica. Queste trasformazioni possono inoltre mettere in discussione ruoli e identità di genere tradizionalmente associati alla mascolinità. Coerentemente con questa interpretazione, Bush e Clayton8 mostrano che, nei paesi più sviluppati, la preoccupazione per le questioni climatiche tende a diminuire sia tra gli uomini sia tra le donne rispetto ai paesi meno sviluppati, ma tale riduzione risulta più marcata tra gli uomini.
Le implicazioni del gender gap nel mercato del lavoro
Alla luce di queste evidenze, Dai, Dai e Yu9 si interrogano sulle implicazioni che il progressivo restringimento del divario di genere nel mercato del lavoro può avere sulla Carbon Emission Efficiency (CEE). Attraverso un approccio two-way fixed effects applicato a un panel di dati relativi agli Stati Uniti nel periodo 2010-2021, gli autori mostrano che la riduzione del divario nella partecipazione lavorativa (Gender Gap in Labor Participation, GGLP) e nei tassi di disoccupazione (Gender Gap in Unemployment Rate, GGUR) determina un aumento statisticamente significativo della CEE.
Per approfondire i meccanismi alla base di tale relazione, gli autori stimano inoltre un mediation effect model, evidenziando il ruolo del progresso tecnologico orientato al lavoro qualificato (skilled labor-based technological progress) e della disuguaglianza di reddito. I risultati mostrano che la riduzione del divario nella partecipazione lavorativa favorisce un progresso tecnologico maggiormente basato sulle competenze, aumentando la disponibilità di capitale umano qualificato e riducendo la dipendenza da tecnologie ad alta intensità di capitale ed energia. La disuguaglianza di reddito svolge invece un ruolo di mediazione parziale nella relazione tra GGUR e CEE: livelli più elevati di disoccupazione tendono ad amplificare le disparità economiche che, da un lato, possono favorire modelli di consumo più intensivi in carbonio da parte delle fasce più abbienti e, dall’altro, indebolire la coesione sociale, riducendo il sostegno a investimenti pubblici e infrastrutture sostenibili.
Infine, gli autori spiegano come gli effetti negativi del divario di genere sulla CEE si attenuano in presenza di miglioramenti nell’efficienza innovativa, nel tasso di risparmio e nella struttura della dotazione fattoriale.
Conclusione
Le evidenze discusse indicano come il divario di genere non rappresenti soltanto una questione di equità sociale, ma abbia implicazioni rilevanti anche per la sostenibilità ambientale. Le differenze nei modelli di consumo, nei comportamenti ambientali e nel sostegno alle politiche climatiche suggeriscono infatti che la dimensione di genere possa influenzare la capacità delle economie di ridurre le emissioni e migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse energetiche.
Appare dunque fondamentale accrescere la consapevolezza pubblica sul legame tra uguaglianza di genere e performance ambientale attraverso interventi nel campo dell’istruzione e della sensibilizzazione. Allo stesso tempo, promuovere una più equa allocazione delle opportunità occupazionali e delle risorse tra uomini e donne può rafforzare la capacità delle economie di innovare e adottare modelli di sviluppo più sostenibili, valorizzando il contributo femminile ai processi economici. In questa prospettiva, una maggiore presenza delle donne nei luoghi decisionali e nelle istituzioni politiche potrebbe contribuire a sostenere politiche climatiche più ambiziose.
Note
- R. Mendelsohn, A. Dinar, L. Williams, The Distributional Impact of Climate Change on Rich and Poor Countries, in “Environment and Development Economics”, 11 (2), 2006, pp. 159-178.
- C. Nuber, P. Velte, Board Gender Diversity and Carbon Emissions: European Evidence on Curvilinear Relationships and Critical Mass, in “Business Strategy and the Environment”, 30, 2021, pp. 1958-1992.
- A. Vatn, M. Aasen, J. Thøgersen et al., What Role do Climate Considerations Play in Consumption of Red Meat in Norway?, in “Global Environmental Change”, 73, 2022, 102490.
- R. Räty, A. Carlsson-Kanyama, Energy Consumption by Gender in Some European Countries, in “Energy Policy”, 38 (1), 2010, pp. 646-649.
- L.C. Zelezny, P.P. Chua, C. Aldrich, New Ways of Thinking about Environmentalism: Elaborating Gender Differences in Environmentalism, in “Journal of Social Issues”, 56 (3), 2000, pp. 443-457; L.V. Casaló, J.J. Escario, Heterogeneity in the Association between Environmental Attitudes and Pro-Environmental Behavior: A Multilevel Regression Approach, in “Journal of Cleaner Production”, 175, 2018, pp. 155-163.
- J. Andreoni, L. Vesterlund, Which is the Fair Sex? Gender Differences in Altruism, in “Quarterly Journal of Economics”, 116, 2001, pp. 293-312; A.H. Eagly, V.J. Steffen, Sex and Aggressive Behaviour: A Meta-Analytic Review of the Social Psychological Literature, in “Psychological Bulletin”, 100, 1986, pp. 309-330; A. Kollmuss, J. Agyeman, Mind the Gap: Why do People Act Environmentally and What Are the Barriers to Pro-Environmental Behavior?, in “Environmental Education Research”, 8, 2002, pp. 239-260.
- J. Li, J. Zhang, D. Zhang et al., Does Gender Inequality Affect Household Green Consumption Behavior in China?, in “Energy Policy”, 135, 2019, 111071.
- S.S. Bush, A. Clayton, Facing Change: Gender and Climate Change Attitudes Worldwide, in “American Political Science Review”, 117, 2023, pp. 591-608.
- S. Dai, Y. Dai, H. Yu, The Effect of Gender Gap in Labor Market Participation on Carbon Emission Efficiency: State-Level Empirical Evidence from the US, in “Energy & Environment”, 2024, pp. 1-27.