La gerarchia dei rifiuti
Quando l’Unione Europea si è posta il compito di normare la gestione dei rifiuti in tutto il suo territorio, ha adottato le istanze ambientali e ha poi emanato la direttiva europea numero 98 del 2008 1, la direttiva quadro dei rifiuti, dalla quale discende la normativa nazionale. Oltre a fornire una definizione di rifiuto, un ulteriore e importante elemento introdotto dalla direttiva, leggibile all’articolo 4, è il principio di gerarchia dei rifiuti. Si tratta dell’adozione di una filosofia volta a migliorare la gestione dei rifiuti all’interno dei Paesi dell’Unione, dando priorità ad alcune azioni rispetto ad altre, e imponendo un ordine.
Una gerarchia da recepire e inserire nelle legislazioni nazionali – in Italia è avvenuto con il decreto legislativo 205/2010 – ed è la seguente:
- prevenzione;
- preparazione per il riutilizzo;
- riciclaggio;
- recupero di altro tipo (per esempio il recupero di energia);
- smaltimento.
La gerarchia, intesa come una priorità tra almeno tre tipi di gestione dei rifiuti e basata sull’impatto ambientale supposto, è un principio che esiste già da circa 40 anni. Ne viene identificata la prima applicazione negli anni ‘80 negli Stati Uniti d’America 2. La Commissione europea ha puntato molto su questa filosofia, tanto che nel primo Piano d’azione per un’economia circolare 3 viene sostenuta la gestione dei rifiuti basata sulla suddetta gerarchia quale migliore strategia per avere un impatto ambientale positivo.
È davvero l’approccio migliore?
Eppure, che ci sia un impatto ambientale positivo non è una conseguenza inevitabile dell’approccio gerarchico dei rifiuti, perché esso non limita necessariamente un minore sfruttamento delle risorse naturali. È chiaro che il risultato ultimo di questa gerarchia non è tanto l’effetto sull’ambiente, quanto la riduzione quantitativa dei rifiuti destinati alla discarica; una visione che, però, rischia di tralasciare alcuni aspetti.
Quello che viene principalmente contestato è che il primo passaggio – quello più importante, ossia la prevenzione del rifiuto – è anche quello su cui i gestori dei rifiuti, che sono i principali target della gerarchia, non hanno alcun potere: anzi, è nel loro interesse collezionare quanti più rifiuti possibile. Tuttavia, una volta che un oggetto è diventato rifiuto diventa poi difficile farlo uscire da quella qualifica, per via di barriere normative, e di conseguenza l’aspetto della prevenzione perde la sua efficacia. Oggetti che potrebbero essere rivenduti, e quindi se ne potrebbe prevenire la trasformazione in rifiuto, non possono esserlo una volta che sono stati qualificati come tali.
Considerazioni finali
La prevenzione non spetta dunque a coloro che gestiscono materialmente i rifiuti, ma è una responsabilità nostra e della società tutta.
Gli sforzi in direzione della sostenibilità non dovrebbero insistere solo sul riciclo o il recupero, ma dovrebbero essere rivolti soprattutto verso la riduzione totale dei rifiuti, di materiale che concretamente finisce nella spazzatura. L’idea che il rifiuto possa essere recuperato rischia di ridurre la consapevolezza delle azioni di prevenzione, di non gettare via ciò che potrebbe essere usato ancora. Le passate generazioni erano molto più consapevoli: chi non ha sentito propri i nonni sostenere che ai loro tempi non si buttasse via nulla?
Per proporre una soluzione Marco Armiero, nel suo libro-manifesto ecologista 4 che identifica lo scarto come la firma della società contemporanea, suggerisce l’adozione di pratiche di commoning, di condivisione, le quali possono essere viste essere timidamente implementate attraverso i servizi di sharing.
Sarebbe auspicabile che ci fossero più interventi in questa direzione, in modo da diffondere pratiche che concretamente riducano la scaturigine dei rifiuti. La condivisione è la vera antitesi del rifiuto. Solo in questo modo possiamo modificare quelle abitudini che caratterizzano la nostra epoca, che non è neanche tanto l’Antropocene (ed è sempre Armiero a dirlo) ma il ‘Wasteocene‘.
Note
- Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive.
- S. Van Ejiwik, J.A. Stegemann, Limitations of the waste hierarchy for achieving absolute reductions in material throughput, Journal of Cleaner Production, 132, 2016, pp. 122-128.
- COM (2015) 614 final.
- Cfr. M. Armiero, L’era degli scarti. Cronache dal Wasteocene, Torino, Einaudi, 2021.