‘Lo scopo è avere l’acqua che fa di bisogno, quando fa di bisogno’ G.D.Romagnosi Condotta delle acque (Milano 18231)
Le caviglie delle nobili milanesi sono più grosse di quel che ci si potrebbe aspettare, in quanto la provenienza di gran parte dei Conti lombardi dal loro contado e i matrimoni fra pari grado hanno comportato anche la consegna in inevitabile eredità di una robusta struttura fisica: Milano ha ricavato gran parte della sua prima ricchezza proprio dalle produzioni che le arrivavano dall’essere posta nel mezzo del (p)lanum da cui origina il suo nome e dalla irregimentazione delle sue acque, un tempo assai diffuse ma scarsamente concentrate dalla natura in fiumi o laghi 2.
La borghesissima industria arriverà poi.
La mitologica palude che occupava la pianura meridionale, il Lago Gerundo, divenne una delle zone agricole più ricche d’Europa grazie alle opere di bonifica dei Benedettini, non senza averci lasciato in dote due simbologie di eccezione legate allo sconfitto Drago Tarantasio che lo infestava, ovvero il biscione che mangia il bambino nello stemma di Milano e il cane a sei zampe dell’Agip per la sua pima benzina di produzione italiana, la Supercortemaggiore 3.
La bonifica che attraverso i sistemi dei Navigli investe tutta la pianura compresa fra Ticino e Adda oltre alle pianure bresciane e cremonesi, dà origine alla zona agricola irrigua più ampia e produttiva d’Europa, produttività accresciuta anche dalla sistemazione catastale iniziata da Maria Teresa e portata a termine da suo figlio Giuseppe, dove il nuovo regime fiscale che poneva fine alle secolari esenzioni dai tributi di nobili e clero, dava però agli stessi e ai nuovi conduttori dei fondi l’incentivo di un fisco certo su di un lungo periodo, premiando così tutte le migliorie fisiche e tecniche dei terreni buona parte delle quali concentrate appunto nello sviluppo delle reti di irrigazione 4.
Nel primo articolo di questa serie abbiamo visto come i sistemi dei Navigli e dei canali agricoli da questi derivati abbiano rappresentato un sistema industriale complesso, dove la funzione irrigua si integrava con quelle trasportistiche, igienico-sanitarie, di raffreddamento delle macchine e di fornitura di energia meccanica per i mulini e gli opifici, determinando così anche la nostra fortuna industriale: le città sono state debitrici, spesso ignoranti, dell’immenso lavoro di conservazione e miglioramento che nasceva dalle campagne per garantire il regolare scorrimento e deflusso delle acque derivate dai fiumi.
Prima che l’energia ottenuta dal vapore, poi dalla combustione dei derivati del petrolio e infine dall’utilizzo dell’elettricità, agisse le macchine delle industrie, fu il moto dell’acqua a rappresentare il motore della produzione padana: energia gratuita determinata dall’azionamento ecologico per eccellenza, la forza di gravità, e dalla riproduzione pressoché infinita del lavoro in essa contenuto proprio grazie all’incanalamento.
La rottura di questo sistema ha molti padri e madri, distribuiti equamente tra città e campagna: qui osserveremo come abbiano influito negativamente sul complessivo equilibrio idraulico le modificazioni intercorse nella produzione agricola.
Acqua, alimentazione animale e umana, concimazione della campagna: l’equilibrio e lo sviluppo della produzione agricola padana si sono sempre retti su di una circolarità produttiva in cui l’allevamento, principalmente per la produzione del latte, chiedeva l’apporto costante di alimentazione bovina soddisfatto attraverso il sistema delle marcite, mentre forniva come risultante il concime di cui i campi necessitavano, integrando l’analoga fornitura proveniente dai reflui urbani collettati dagli stessi sistemi irrigui e dalle pratiche di sovescio.
Capita però che lo stesso macchinismo che ha cambiato la faccia alle città muti radicalmente tipologie e metodi colturali anche in campagna: l’affermazione del mais 5 e la coltivazione del riso con il diffondersi delle semine in asciutta 6 e la contestuale scomparsa della marcita, modificano il regime idraulico della pianura mentre l’utilizzo di trattori sempre più prestazionali e l’impiego della chimica determinano un pesante spostamento verso forme intensive di utilizzo dell’acqua e della terra 7; su tutto si somma la deriva moderna verso un terzismo diffuso, ovvero la delega delle principali opere di coltivazione a terzi, per i quali la cura delle infrastrutture agricole non rientra nei contratti, inducendo così un depauperamento patrimoniale dei manufatti più sensibili, canali in testa, inevitabilmente trascurati.
Il resto lo fa il regime delle concessioni e la ripartizione delle competenze, come abbiamo visto seguendo l’evoluzione delle legislazioni idrauliche.
La distribuzione dell’acqua affidata alla rete dei canali ha un regime di governo articolato che segue le classi attribuite alle acque, attribuzione di competenze che segue a sua volta un criterio funzionale dove negli organismi di governo vengono rappresentati gli Enti interessati, tipicamente i Comuni, e gli utilizzatori: la riduzione dell’utilizzo dell’acqua dei canali ai soli usi irrigui ha comportato che le decisioni riguardanti la circolazione ricadessero unicamente sulle necessità agricole che si condensano sostanzialmente in ‘tanta acqua, quando mi serve e che costi poco’.
Essendo poi le principali cariche elettive di pertinenza della politica locale ed avendo la politica industriale che ne deriva ha un solo destinatario ancorato ad un antico sistema di diritti di prelievo che per di più, rapportato nel suo complesso alle portate dei fiumi da cui le irrigazioni vengono direttamente o indirettamente prelevate, eccede tali portate calcolate nei loro deflussi medi (esattamente come accade per il Po 8), ecco che lo stato di visibile trascuratezza del sistema padano trova una spiegazione.
Gli aspetti rilevanti di questa situazione sono tre:
- Il potenziale conflitto fra gli utilizzi a monte (produzione idroelettrica e mantenimento dei livelli nei bacini lacustri)
- Il potenziale conflitto fra gli utilizzi contemporanei, ovvero le irrigazioni e il raffreddamento delle centrali termoelettriche
- L’abbandono delle coltivazioni tradizionali (marcite e riso in acqua per gran parte della maturazione) e delle conseguenti manutenzioni dei canali che, nel caso del principale consorzio lombardo, il Villoresi, stanno comportando anche prolungate asciutte senza un corredo manutentivo adeguato.
Ciò naturalmente si somma al quarto problema, ovvero quello dell’urbanizzazione che, inglobando aree agricole e le loro infrastrutture, mina alla radice il sistema dei canali: Milano e la sua Città Metropolitana specie a Nord ne sono esempio evidente.
Inevitabilmente il bilancio di un simile sistema complesso che interessa ai suoi principali utenti/soci solo per pochissimi mesi l’anno non può che essere votato al risparmio nei canoni e nelle manutenzioni, alla questua costante alle istituzioni per il finanziamento di tali lavori e ad una tariffazione punitiva per chi utilizza il sistema di canali per scaricare le eccedenze di acque di falda per alleggerire i manufatti interrati o per le pompe di calore geotermiche, cercando di far gabella ove possibile.
Questa fotografia dell’esistente a oggi è anche il suo film, ovvero nulla si muove se non a livello Regionale nell’interesse manifestato proprio da Regione Lombardia per assumere il reticolo idrico, specie quello minore di pertinenza dei Comuni, in qualità di ricettore delle acque piovane, recuperando in parte la sua funzione naturale di vasca di laminazione: quel che un tempo era un’attività razionale, ovvero l’utilizzo dei canali come assorbitore delle acque piovane e, aggiungo io, come scarico di quelle organiche, a causa delle lastricature dei suoli e delle tombinature imposte dall’urbanizzazione ha progressivamente perso capacità di assorbimento determinando gli allagamenti cittadini di cui tutti siamo prima o poi rimasti vittime.
E’ evidente che un sistema in asciutta per molti mesi l’anno e con le manutenzioni ridotte all’osso, difficilmente si può presentare pronto a questo nuovo ruolo che verrebbe tra l’altro demandato a chi non ha competenza specifica (il gestore del Servizio Idrico Integrato) né potere di decisione a casa d’altri.
Inoltre una integrazione stretta con il sistema dei canali viene imposta dalla deindustrializzazione delle aree urbane dove la falda tende a risalire ai livelli storici, perché i manufatti realizzati nel sottosuolo nel corso degli ultimi sessant’anni, segnatamente metropolitane e parcheggi interrati, necessitano di salvaguardia idraulica e questa non può venire demandata ai sistemi fognari (come in gran parte capita oggi a Milano) per il doppio dispendio energetico di acque pulite andate in depurazione e non inviate alla campagna in caso di bisogno: la difesa idraulica in questo assai siccitoso (2022) avrebbe rappresentato un prestatore d’acque di ultima istanza ben oltre i quantitativi gestiti obbligatoriamente dalla Vettabbia e dal Lambro Meridionale.
Esiste, come nel Don Giovanni, un Convitato di Pietra nascosto dietro alla tenda pronto a puntare il dito accusatore, ed è il passaggio a forme non intensive di irrigazione, che a loro volta portano con sé un minor impiego di chimica e quindi un minor stress di terreni e falde; ma l’impiego di microirrigazioni e subirrigazioni non è privo di controindicazioni tecniche ed economiche sia per i costi di impianto per ettaro, sia per la necessità di avere acqua filtrata a differenza delle irrigazioni a scorrimento o con i pivot, notoriamente di bocca buona, acqua filtrata, ad esempio, come quella che i milanesi buttano oggi in roggia o in fogna nel tentativo di tenere asciutte metropolitane e parcheggi.
Vi è infine un problema legato alle ricariche delle falde locali dove il bilancio fra acqua prelevata dal sistema dei canali (e quindi fornita dal sistema Adda-Ticino per i Navigli Milanesi o dagli altri fiumi, Oglio, Chiese, Mincio per quello cremonese, bresciano e mantovano) e irrigazione a scorrimento porta ad un quantitativo X che va a sostenere la falda locale: è questo il cavallo di battaglia di chi impiega le irrigazioni intensive, il cui bilancio effettivo può venire calcolato in modo per nulla semplice (evaporazione delle acque sotto l’azione della luce, quantità assorbita dalla pianta, dilavamento degli organici e inorganici superficiali e trasporto nelle falde profonde) per capirne le reali ragioni.
Su tutto però va colmato il divario creatosi fra città e campagna proprio nella gestione delle acque superficiali a causa dell’inurbamento e delle modifiche colturali, alla luce dei problemi emersi con l’abbandono dell’antica circolarità e l’arrivo di nuove emergenze, non ultime quelle legate all’approvvigionamento delle fonti di energia e ai mutamenti imposti dal clima.
Proprio sul fronte energetico, mentre scompariva quasi del tutto la fonte gratuita gravitazionale offerta dalla circolazione continua, l’agricoltura viene investita di una funzione di produzione energetica nuova, in gran parte a carico del sistema elettrico, attraverso la realizzazione degli impianti di biogas destinati a trasformare in energia non solo gli scarti organici ma direttamente le produzioni, in particolare il mais, mentre proprio l’impiego delle biomasse residuali in funzione energetica viene demonizzata dove maggiormente risulterebbe utile, ovvero nelle città: di questa schizofrenia originata dalla parcellizzazione delle competenze e dalla mancanza di una strategia unitaria nell’impiego delle fonti di energia disponibili, troveremo ampi segnali che indicano la necessità di una svolta industriale proprio nel mondo agricolo.
Leggi anche >> Acqua, una visione industriale (Ep 1 di Acqua)
Leggi anche >> In Italia l’acqua è pubblica? (Ep 2 di Acqua)
Note
- https://catalog.hathitrust.org/Record/012310389
- https://fdocumenti.com/document/economia-monastica-i-cistercensi-e-le-campagne-la-costruzione-del-paesaggio.html
- https://www.pianuradascoprire.com/destinations/il-lago-gerundio-e-il-drago-tarantasio-2/
- https://www.cic.cr.it/ da milanese segnalo con una certa invidia il sito del Consorzio Irrigazioni Cremonesi che contiene numerosi riferimenti alle opere del suo ex Direttore Ing. Bruno Loffi utili alla ricostruzione dell’infrastrutturazione idraulica lombarda
- https://www.zooassets.it/il-mais-e-lirrigazione/
- http://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/territorio/item/3006-il-riso-nel-mare-a-quadretti-che-non-c-e-piu
- https://www.italianostra.org/archivio/agnese-visconti-la-pianura-padana-irrigua-storia-e-prospettive/
- https://www.ilgiornaledelpo.it/agricoltura-sanguisuga/