Come facciamo a capire cosa prova chi ci sta di fronte? Per anni le neuroscienze si sono divise tra chi sosteneva che bastasse la vista e chi riteneva fondamentale simulare le emozioni con i nostri stessi muscoli facciali.
Un recente studio, Facial palsy reveals the sensorimotor contribution to facial-emotion recognition, pubblicato su PNAS dalle Università di Padova e Parma, chiarisce che entrambe le teorie hanno ragione, ma in momenti diversi. Analizzando persone con paralisi facciali (sia dalla nascita, come nella sindrome di Moebius, sia acquisite) e soggetti sani con movimenti del viso temporaneamente limitati, i ricercatori hanno scoperto che il nostro corpo entra in gioco quando la situazione si fa complessa.
Se un’espressione è chiara e marcata, il cervello attinge direttamente a un archivio visivo memorizzato nel tempo. Ma davanti a un volto ambiguo o a un’emozione sfumata, la vista non basta più: il cervello aziona i nostri muscoli per imitare impercettibilmente l’altro e decifrarne lo stato d’animo. Comprendere gli altri non è quindi solo un processo visivo, ma una vera conversazione tra corpi.
Per approfondire: PNAS