Stiegler e la nuova critica dell’economia politica – parte 2

Nel capitalismo del XXI secolo l’economia libidinale diventa la prospettiva imprescindibile per cogliere le nuove forme d’estrazione del plusvalore.

Autore

Edoardo Toffoletto

Data

3 Ottobre 2022

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4' di lettura

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3 Ottobre 2022

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L’economia libidinale al cuore dell’economia politica

Stiegler pone i fondamenti della sua nuova critica dell’economia politica in un breve ma denso testo del 2009 intitolato Pour une nouvelle critique de l’économie politique per richiamare esplicitamente il gesto critico marxiano dei manoscritti economici del 1857-1858 conosciuti come Grundrisse che intendevano appunto essere una critica dell’economia politica. Non è una critica a Marx, ma una sua radicale attualizzazione, argomentando la necessità di includere la psicanalisi, quindi l’economia libidinale, come prisma essenziale della nuova critica all’economia politica.

Stiegler suggerisce una formalizzazione per l’articolazione dei diversi livelli di protensione-ritenzione, da cui si deducono le seguenti equivalenze:

R1 = ritenzione primaria / S1 = selezione primaria 

R2 = ritenzione secondaria

R3 = ritenzione terziaria

= R3 [R2(R1)]

= R3 [R2 (R1= S1)]

= [(S1= R1) = ƒ (R2)] = ƒ R3

La ritenzione primaria (R1) è il luogo della selezione della coscienza (S1) dei dati di esperienza, che tuttavia è determinata dalle ritenzioni secondarie, cioè il patrimonio culturale e l’archivio della memoria collettiva, che a sua volta è strutturato dalle ritenzioni terziarie (R3), che sono le forme tecniche di archiviazione e scrittura grazie cui le ritenzioni secondarie diventano possibili. Ciò comporta tuttavia che la selezione dei dati dell’esperienza procede dalle ritenzioni-protensioni collettive, a loro volta determinate dalla mediazione degli organi artificiali. In questo snodo, si inserisce la critica dell’economia politica illuminata dalla psicanalisi che isola le componenti inconsce delle ritenzioni secondarie 1

In un certo senso, il carattere feticistico della merce, esposto da Marx nel primo libro del Capitale, riassumerebbe già l’argomento di cui si vuole qui trattare. Eppure, vi è l’introduzione da parte di Stiegler di una torsione sviluppando coerentemente le premesse della storia critica della tecnologia 2 poste da Marx. In effetti, Stiegler fornisce una teoria forte per la comprensione concettuale della svolta consumistica del capitalismo. L’incremento dell’automatizzazione, di cui Marx ha registrato gli effetti nella forma delle ritenzioni meccaniche, comporta l’accentuazione della tendenza alla riduzione del saggio di profitto, dedotto dall’estrazione del plusvalore dal lavoro. Quanto più il lavoro è marginalizzato dal processo produttivo in nome dell’utopica automatizzazione assoluta, tanto più il sistema produttivo tende a ridursi a riproduttivo e quindi incapace di creare nuovi profitti grazie all’innovazione. L’estrazione del plusvalore dal lavoro è derivata dall’incalcolabile differenziale tra il salario, equivalente alla media del costo della riproduzione della forza lavoro, e la produzione di valore grazie al lavoro inteso come exosomatizzazione, in quanto creazione di capitale fisso o nella funzione complementare e inventiva ai processi meccanizzati. 

Ogni forma di capitale fisso è una exosomatizzazione in cui si sedimentano pratiche e saperi in funzione della loro automatizzazione farmacologica nel processo produttivo, il cui rischio è la standardizzazione assoluta dei processi, in cui l’intervento umano è estromesso dalla possibilità di produrre biforcazioni e alternative alle prassi produttive stabilite. Questa è la proletarizzazione stiegleriana: la riduzione del lavoro all’impiego in cui il proprio sapere artigianale o teorico è reso sterile fino a ridurlo a hobby e nel lungo termine rimuovere – in senso psicanalitico – tali prassi e saperi dai processi di transindividuazione. Così avviene la selezione [(S1= R1) = ƒ (R2)] = ƒ R3, dove appunto la funzionalizzazione della ritenzione (ƒ) indica esattamente l’operazione artificiale della rimozione. Attraverso tale automatizzazione delle ritenzioni, si compie l’estrazione della nuova energia per differire lo spettro della riduzione del saggio di profitto. Non è più la forza-lavoro, né una nuova fonte o forma di energia come il petrolio o l’elettricità, ma è l’energia libidinale stessa dei consumatori che producono consumando. Se Marx affermava già nei Grundrisse che «la produzione produce la consumazione», produce il bisogno stesso, lo sfruttamento dell’economia libidinale del consumatore comporta il paradosso del consumatore proletarizzato: incapace di esperienza estetica abdica la formulazione del proprio gusto alienandolo al condizionamento estetico del marketing. Ciò comporta la miseria simbolica in cui le persone «non sentono più quello accade, e perciò non si sentono più appartenere alla società» e quindi al mondo perché rinchiusi in zone commerciali, industriali, rurali… 3

Pertanto, la nuova estrazione capitalistica produce una disrupzione nell’economia libidinale psico-collettiva. L’automatizzazione algoritmica delle ritenzioni rimuove la possibilità di articolare aspettative collettive riducendole alla rincorsa della pseudo-innovazione della serialità dei prodotti. In definitiva, le teorie soggettivistiche del valore, in cui è il giudizio dei mercati (dei consumatori) a determinare il valore di un prodotto è il sintomo di un’economia incentrata sullo sfruttamento dell’economia libidinale. Tuttavia, oltre ai consumatori e lavoratori artigiani, l’epoca delle ritenzioni digitali apre alla proletarizzazione non solo ciò che la sociologia anglosassone definisce white collar jobs, ma anche dei decisori politici ed economici. Per questo, Bernard Stiegler apre La società automatica con l’esempio di Alan Greenspan, governare della FED durante la crisi del 2008, per dimostrare quanto appunto l’automatizzazione della valutazione dei rischi sia stata all’origine stessa della crisi e della proletarizzazione noetica di Greenspan che rinunciava alla comprensione delle ragioni della crisi individuandola nel carattere eccezionale dei dati immessi nel sistema di valutazione dei rischi e dei prezzi, altrimenti – secondo lui – perfettamente funzionante. 


Questo è il sintomo dell’automatizzazione del calcolo del valore, a cui il Collettivo Internation 4 diretto da Bernard Stiegler tra il 2019 e il 2020 ha tentato di rispondere con l’economia contributiva e la sua una nuova teoria del valore fondata sul concetto di località e di entropia.

Leggi anche >> Stiegler e la nuova critica dell’economia politica – parte 1

Note

  1. B. Stiegler, De la misère symbolique, Parigi, Galilée, 2004, Vol. 1. L’époque hyperindustrielle, pp. 107-110 e 176 sgg.
  2.  E. Toffoletto, Angelo Calemme e Bernard Stiegler: dalla tecnologia scientifica alla nuova critica dell’economia politica, in “Materialismo storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane”, n°1, 2022, pp. 372-392 (https://doi.org/10.14276/2531-9582.3487). 
  3.  B. Stiegler, De la misère symbolique, cit., Vol. 1. L’époque hyperindustrielle, pp. 20 sgg.
  4. Visita: https://internation.world
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