Stiegler e la nuova critica dell’economia politica – parte 1

L’ambizione di Bernard Stiegler si comprende dalla sua prospettiva teorica che prevede una concezione specifica della storia strutturata da disrupzioni tecnologiche.

Autore

Edoardo Toffoletto

Data

26 Settembre 2022

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4' di lettura

DATA

26 Settembre 2022

ARGOMENTO

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Prima di spegnersi d’improvviso il 6 agosto 2020 facendo di sé stesso fiamma, per parafrasare Carlo Michelstaedter, Bernard Stiegler annunciava durante le ultime sessioni del suo seminario Pharmakon un ambizioso programma di ricerca per l’anno 2020-2021: dopo la questione della località e dell’entropia come coordinate concettuali in cui pensare l’economia contributiva, egli insisteva sempre più sulla necessità di ripensare i fondamenti dell’informatica teorica. 

Storia e tecnologia: ritenzioni terziarie e individuazione collettiva 

Le sue ultime dichiarazioni programmatiche rivelano l’essenza del suo metodo di analisi e critica socio-economica. In effetti, l’ultima ambizione stiegleriana si comprende alla luce della sua prospettiva teorica che prevede una concezione specifica della storia strutturata da disrupzioni tecnologiche, le quali impattano i saperi e le mnemotecniche su cui si fondano le società. Così ripensare l’informatica teorica implica comprendere alla radice i linguaggi delle tecnologie digitali – al centro dei processi politici e socio-economici del Ventunesimo secolo – per poterli sviluppare virtuosamente.

Stiegler individua dunque nell’evoluzione delle forme di gestione dei saperi, cioè del patrimonio culturale, intellettuale e scientifico di una società la chiave per leggere le metamorfosi di ciò che egli, rielaborando il concetto di individuazione psico-collettiva di Gilbert Simondon, chiama transindividuazione.

Il processo di transindividuazione nomina l’insieme di processi politici, socio-economici e culturali che strutturano le forme dell’affettività nella vita quotidiana e quindi l’organizzazione dell’esperienza del tempo e il modo in cui le collettività abitano la temporalità e si concepiscono come attori storici. Tuttavia, tali processi si articolano attraverso sistemi tecno-scientifici e tecnologici, che a seconda dei linguaggi teorico-scientifici implicati, segnano l’evoluzione storica con paradigmi sociali e tecnologici determinati.  

Pertanto, tali disrupzioni definiscono delle epoche costituite «dalle ritenzioni ipomnestiche grafiche, letterarie, meccaniche, analogiche e digitali». Stiegler integra così la concezione fenomenologica dell’esperienza del tempo, aggiungendo alle ritenzioni primaria e secondaria, una ritenzione terziaria, collettiva e mediata da organi artificiali (oggetti tecnici), senza la quale le prime due non sarebbero possibili. La fenomenologia di matrice husserliana può essere concepita come una formalizzazione della nozione agostiniana del tempo quale extensio animi, cioè estensione dell’anima nelle estasi temporali del passato e del futuro, dove il presente è il punto inesteso dell’attimo cosciente.

La coscienza non è che l’attimo nel suo fluire dal non-ancora al passato, così l’attimo della coscienza si trova preso dalla ritenzione dell’attimo passato e della protensione, cioè l’anticipazione dell’attimo ancora a venire. In effetti, non è possibile alcuna esperienza senza l’atto simultaneo di ritenzione e protensione della coscienza. La ritenzione (o protensione) primaria indica questo grado primario della ritenzione, mentre quella secondaria nomina ciò che comunemente chiamiamo memoria, cioè appunto il richiamo alla memoria cosciente, il ritenere nel cono d’attenzione della coscienza attimi già passati senza alcuna relazione immediata con l’attimo presente. In questo modo, la tesi stiegleriana pone un terzo grado della ritenzione identificata negli oggetti tecnici quali forme di gestione dei saperi come condizione di possibilità delle altre forme di ritenzioni-protensioni. 

Dopotutto, l’idea è abbastanza intuitiva: i modi in cui si concepisce il tempo, la relazione fra la propria coscienza e i processi collettivi e le forme dell’affettività attraverso cui si articolano tali relazioni sono già da sempre strutturati da processi sociali. Il concetto di ritenzione ipomnestica – sinonimo di ritenzione terziaria – si trova in nuce già in Platone quando nel Fedro attraverso Socrate critica la scrittura, poiché in quanto forma di hypomnésis, cioè promemoria, potrebbe avere effetti negativi sulla mnéme, cioè la memoria viva, e quindi in definitiva sulla mente. Dopo l’avvento delle ritenzioni terziarie con i primi segni grafici e la scrittura, seguono le ritenzioni meccaniche, analogiche e digitali, che secondo Stiegler comportano rispettivamente l’automatizzazione del saper-fare, saper-vivere e del sapere teorico. Stiegler riassume così la funzione delle diverse forme di tecnologia ipomnestica:

  1. (saper-fare) La ritenzione terziaria meccanica si incarna in ogni forma di macchina;
  2. (saper-vivere) La ritenzione terziaria analogica trasforma i comportamenti dei consumatori canalizzando la loro attenzione corto-circuitando la transindividuazione, in quanto ambiente simbolico delle forme attenzionali;
  3. (sapere teorico) La ritenzione terziaria digitale permette l’integrazione di tutti gli automatismi. 1

Se le ritenzioni meccaniche sono state il prodotto della rivoluzione industriale tra Sette e Ottocento, le ritenzioni analogiche si incarnano nelle tecnologie audio-visuali dalla radio al cinema e alla televisione, di cui Hollywood a partire dai primi del Novecento ne è stata una magistrale sintesi in funzione della costruzione dell’American dream. Oggi, si è invece di fronte al graduale sviluppo delle ritenzioni terziarie digitali di cui la (dis)utopia del metaverso ne è diventato il sintomatico simbolo e ideale regolatore: ogni organo artificiale deve essere interconnesso consentendo l’integrazione di processi di automatizzazione virtualmente assoluta attraverso l’analisi algoritmica dei dati omologando così negli individui i propri saper-fare e saper-vivere, nonché il sapere teorico sempre più ridotto ad espressione dello specialismo dell’intelletto. In effetti, le nuove tecnologie digitali fondate sull’algoritmo consentono al soggetto umano di abdicare la pratica del pensiero sintetico, giacché le associazioni e articolazioni dei diversi saperi vengono già fornite al soggetto-consumatore, prodotte per esempio dagli algoritmi di un motore di ricerca quale Google. 

Nella postfazione alla riedizione integrale di La tecnica e il tempo, Stiegler afferma infatti che «è necessario criticare Kant stesso indicando il motivo per cui gli mancava una concezione exosomatica dello schematismo e dell’immaginazione che lui chiama trascendentale». Il concetto di ritenzione terziaria è infatti il modo attraverso cui Stiegler pensa in termini materiali e storici lo schematismo kantiano, per cui le «facoltà del conoscere», e cioè l’intuizione, l’intelletto e l’immaginazione, evolvono quindi secondo le forme delle ritenzioni terziarie. L’exosomatizzazione, concetto mutuato dalla exosomatic evolution del matematico Alfred J. Lotka, è dunque il processo di produzione di tali organi artificiali. Dopotutto, si tratta di un aggiornamento del concetto hegelo-marxiano di alienazione o esteriorizzazione, di cui però se ne vuole indicare il carattere farmacologico, giacché l’organo exosomatico, come una medicina, «può al contempo tanto aumentare la potenza d’agire e la solidarietà del corpo sociale che si forma attorno di esso come divisione sociale del lavoro […] quanto provocare ciò che Durkheim chiama l’anomia, cioè la rovina e l’impotenza d’agire». 2

Tali ritenzioni terziarie sono così «la condizione di ogni ritenzione e di ogni protensione noetica, cioè di ogni razionalità», dove quest’ultima è intesa appunto come la facoltà della sintesi, capace quindi di biforcare, cioè aprire orizzonti di senso alternativi a partire dalla sintesi delle ritenzioni in quanto conoscenze analitiche pregresse. Questo è il significato di protensione noetica. E le ritenzioni terziarie in quanto exosomatizzazioni della funzione della ragione strutturano l’organizzazione dell’esperienza del tempo, infatti le ritenzioni stesse – cioè le forme di mnemotecnica e archiviazione della memoria – sono ciò da cui si formano le «protensioni collettive – che sono le aspettative tipiche di un’epoca».

Così l’economia politica non è esattamente il governo delle aspettative di un’epoca, in senso lato, l’organizzazione stessa dell’esperienza della temporalità attraverso le sue tecniche statistiche di previsione? L’economia politica non è forse esattamente una grande protensione noetica collettiva i cui risultati sono di volta in volta la proiezione del desiderio stesso delle collettività (dei mercati)? 3

Leggi anche >> Stiegler e la nuova critica dell’economia politica – parte 2

Note

  1. B. Stiegler, La société automatique. Vol. 1. L’avenir du travail, Parigi, Fayard, 2017, pp. 62-63, 355 sgg.
  2.  B. Stiegler, La technique et le temps, Parigi, Fayard, 2018, pp. 847-856.
  3. Vedi note 1-2 e cfr. B. Braun, Speaking to the people? Money, trust, and central bank legitimacy in the age of quantitative easing, in «Review of International Political Economy», Vol. 23, n°6, 2016, pp. 1064-1092 (https://doi.org/10.1080/09692290.2016.1252415).
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