Macchina vs creatività
Abbiamo pensato con Max Weber di Economia e società e Jürgen Habermas di Teoria dell’agire comunicativo che la razionalità sistemica (burocratizzazione tecnica) e l’integrazione sociale (mondi vitali) siano sfere distinte e in tensione. Il ‘sistema’, o gestell, o Macchina, rappresenta la razionalità strumentale, funzionale: vuole ridurre tutto, anche l’arte e l’azione poietica, a funzione. Queste due forme di integrazione, rispettivamente l’integrazione sistemica e l’integrazione sociale, sono in permanente conflitto. La sfera dei mondi vitali, la creatività e l’innovazione sociale sono un lievito critico, che oltrepassa, che ‘eccede’ il sistema. Infatti, l’oggetto proprio, unico e perpetuo del pensiero è ciò che non esiste (Paul Valéry). Questo ‘eccesso’ è probabilmente la natura umana stessa, che va sempre oltre: un’idea che ritorna preziosa nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Oggi infatti la razionalità sistemica, la Macchina, vuole sì dominare il mondo. Ma per farlo deve usare proprio la comunicazione, penetrando nella integrazione sociale della sfera personale, familiare, comunitaria. Lo fa attraverso strumenti di comunicazione di massa individualizzati, intelligenze artificiali. Gli algoritmi posti dall’alto, i social media dal basso, sono la forma ‘orwelliana’ di comunicazione. Cresce la tensione tra il dominio imposto delle tecnologie intelligenti artificiali e la creatività umana espressiva, libera. La libertà è dal pensiero giuridico neoconservatore americano ammessa non più come un oggetto astratto di devozione quasi religiosa, com’era dai Padri Fondatori in poi, ma solo come particolari libertà umane la cui protezione è affidata al governo. Va quindi rifiutata ogni «rivendicazione egoista di diritti individuali e privati» secondo il giurista di Harvard Adrian Vermeule1. È una svolta epocale quella che si annuncia. Come evitare una nuova «struttura di servitù futura» alla quale un giorno forse gli uomini saranno costretti ad adattarsi, impotenti? in cui cioè la società diviene una gabbia, una casa d’acciaio per ciascuno di noi2?
Se la macchina impazzisce nei fini
Inoltre. Oggi la razionalità sistemica ‘impazzisce’ nei fini: i fini indicati alla società sono oggi il transumanesimo (andare oltre l’umano), l’astrocapitalismo (proiettare la conquista dello spazio come il prossimo immenso mercato). Mentre Elon Musk privatizza lo spazio cosmico e promette che entro il 2026 arriveremo su Marte, al suo fianco il filosofo Nick Bostrom parla di «creazione di AI e l’ospite cosmico». Ci possono essere entità superintelligenti nel cosmo con parametri fisici diversi dai nostri, con capacità superiori a quelle del nostro universo. Inoltre, superintelligenze potranno anche essere create da noi in futuro. In entrambi i casi, che siano entità esterne al nostro universo o create in esso, l’ ‘ospite cosmico’ richiede che gli standard normativi cui dovremmo adeguarci non saranno più quelli terrestri. L’intelligenza artificiale potrebbe convergere verso la creazione di tali norme cosmiche che siano condivise da entità extraterrestri. In ogni caso, ci conviene anche solo per prudenza attenerci a norme cosmiche che contengano una superiore moralità. E ci conviene costruire superintelligenze artificiali che seguano tali norme in modo da divenire un ‘buon cittadino cosmico’3. Questi deliri razionali si svolgono nell’Istituto per il Futuro dell’Umanità di Oxford, diretto da Bostrom (e finanziato da Musk). Egli annuncia che entriamo in un’era in cui il lavoro umano diventa obsoleto, e la stessa natura umana diventa pienamente malleabile4.
Se la società impazzisce nei mezzi
Nel mentre si elaborano questi fini post-umani, la società pone i mezzi a strumento di divisione sociale. Eccone alcuni esempi. L’uso dell’invidia sociale è stato elaborato dal pensiero di Peter Thiel a fondamento dei social networks. Thiel è stato partner di Musk nella creazione di PayPal (con i cui proventi Musk fonderà SpaceX e Tesla). Thiel ha imparato a Stanford dal filosofo Renè Girard le teorie del capro espiatorio e del sacrificio, cioè di come le società arcaiche creano forme di scaricamento delle tensioni sociali e sacrificano l’individuo ad autorità superiori e occulte. Queste forme sopravvivono in modo diverso nelle società contemporanee. E Thiel ne fa tesoro, le piega alla propria attività di imprenditore digitale. Nel 1995 è coautore di The Diversity Myth, in cui attacca il multiculturalismo e il politically correct nei campus universitari americani. Nel 2002 fonda Palantir, nel 2004 finanzia Facebook, nel 2005 avvia The Founders Fund, nel 2010 finanzia Deep Mind che sarà nel 2014 acquistata da Google, nel 2022 finanzia l’elezione di J.D. Vance al Senato e attacca la cinese TikTok5. I social network sono la palestra in cui le teorie di Thiel si traducono in algoritmi, che indirizzano gli utenti verso i peggiori istinti sociali. Un secondo esempio sono le fake news la cui presenza e crescente diffusione sono alla base delle pratiche di Mark Zuckenberg, fondatore di Facebook e patron di Meta e di Whatsapp. Un terzo esempio sono le elaborazioni dell’IA che diventa paradigma del lavoro umano anziché esserne strumento, come avviene nel pensiero di Sam Altman, co-fondatore di Open AI. Ilya Sutskever, l’informatico israelo-canadese co-fondatore di Open AI, spiega che Open AI definisce l’intelligenza artificiale generale come «sistemi autonomi in grado di superare gli umani nella maggior parte dei lavori con un valore economico».
La natura: né individuo né società
Ma non basta. Le potenze che riempiono la vita storica non sono solo due, la società e gli individui. Bensì sono tre: la società, gli individui, e quella che viene chiamata l’oggettività da Georg Simmel6. La società è intermedia tra l’individuo e l’oggettività: la società è spesso il ‘terzo elemento’ che dirime i conflitti tra l’individuo e l’oggettività o ‘lancia ponti’ tra di essi in mancanza di una connessione. Ma cos’è l’oggettività? È la natura, anzi la normativa generale della natura. Per la natura è del tutto indifferente che l’individuo, ciascuno di noi partecipi spiritualmente ad essa oppure no, la rappresenti in maniera corretta o sbagliata, o non la rappresenti affatto! E neppure che la società la rispetti o meno. Essa, la natura, è e le sue leggi valgono indipendentemente dal significato che possono avere per il soggetto. Le conseguenze sulla società e sugli individui non tarderanno a farsi sentire. Lo vediamo chiaramente, oggi, in pieno cambiamento climatico. La natura ‘reagisce’, ma non nel senso che entri in dialogo con noi: semplicemente esiste, eternamente. La sua intelligenza appartiene a una sfera superiore, incommensurabile. La nostra scienza, il general intellect marxiano che riunisce e sublima le intelligenze individuali, può solo tentare di comprendere la natura. Da 2500 anni non facciamo che interrogarci intorno alla natura, Peri Phiseos. Prima con il pensiero magico, poi con quello razionale. Noi ci limitiamo, anche nella scienza moderna più avanzata, alla «scoperta delle leggi naturali»7. A questo serve la società della conoscenza: a far conoscere le leggi naturali, mediante principi euristici come quelli contenuti nella matematica e le sue applicazioni, all’insieme della società umana. Un avvicinamento infinito dell’uomo alla natura, e-per questa via-perfino (secondo Simone Weil) a una dimensione soprannaturale.
I sistemi esperti riducono la realtà
Ebbene, proprio in questo intermediare tra individuo e natura si sta concentrando al massimo grado oggi l’intervento dei nuovi strumenti tecnici. Essi sono stati chiamati ‘intelligenza artificiale‘ e secondo alcuni configurano una nuova ‘società della sorveglianza’ da cui dipenderemo. La creazione di intelligenze artificiali con la pretesa di guidare e controllare il comportamento dell’individuo sta creando un nuovo diaframma. Si sta cioè ispessendo uno strato di cervello sociale astratto8 che costruisce modelli neurali computazionali che sperimentano, raccolgono dati, astraggono e idealizzano. Questi Artificial Neural Networks (ANN), questi sistemi esperti hanno raggiunto un livello di capacità sovrumano. Così li definisce l’informatico Nello Cristianini9. Le macchine hanno accumulato una capacità intelligente di comprendere il mondo mediante gli algoritmi di machine learning. Questa intelligenza supera quella umana ma non è umana, non ha coscienza. Eppure, risolve problemi e domani i nostri nipoti diranno: ‘il mio medico’ parlando della macchina, o forse perfino ‘il mio amico’. Fin qui l’informatico Cristianini, che confessa di non sapere cosa è umano: forse è il ‘residuo’ che la macchina non potrà mai avere. Coscienza, emozioni, sentimenti non sono replicabili dalle macchine, sostiene Cristianini. Purtroppo, non ha mai letto Nietzsche in Umano troppo umano e nell’Übermensch, e si arresta davanti alla questione filosofica. Il superuomo è chi va, infatti, oltre l’uomo. L’oltreuomo di Nietzsche «dona sempre e non vuole conservare sé stesso», «giustifica gli uomini dell’avvenire e redime quelli del passato». Questo significa essere umano10. Questo significa essere creatore.
In che senso allora l’intelligenza artificiale è superiore a quella umana, come sostiene Cristianini? Esse sono invece, tra loro incommensurabili. Certo la macchina intelligente, prevista da Alan Turing già nel 1950, è oggi superiore all’uomo nell’elaborazione istantanea e nella presa di decisioni che ne consegue. Il caso paradigmatico, citatissimo, è stato quello di AlphaGo creato da DeepMind, in grado di battere ogni campione umano in quel gioco. Eppure, questi sistemi artificiali non hanno una intelligenza generale, non hanno coscienza e soprattutto non hanno coscienza di sé. L’uomo invece ha piena coscienza di sé come entità unica, irriducibile e irreplicabile, e su questa base si fonda la sua stessa libertà11. I sistemi esperti artificial neural networks (ANN) sono privi di coscienza ed è molto probabile che non arriveranno mai ad averla, nonostante l’affermazione del filosofo David Chalmers12: «sono aperto all’idea che un verme con 302 neuroni sia cosciente, così sono aperto all’idea che Chat-GPT-3 con 175 miliardi di parametri sia pure cosciente». Se infatti consideriamo quelli che Chalmers chiama problemi facili e quelli che chiama problemi difficili della coscienza, siamo ricondotti all’idea che ci siano due strati nella coscienza (Georg Simmel). L’uno profondo, difficile o impossibile da rimuovere, che porta il senso reale o la sostanza della nostra esistenza; l’altro che si compone degli impulsi e delle stimolazioni che regnano al momento. Anche ammettendo che lo strato superficiale di stimoli e impulsi possa essere replicato dai sistemi esperti ANN, è certo che lo strato profondo delle correnti della vita più propria e sostanziale provenienti dalla coscienza non lo saranno mai. ‘Comprendere il senso’ è quanto appartiene a quello strato profondo. I programmi di intelligenza artificiale invece, pur nella loro utilità operativa, implicano un feticismo cognitivo che ci fa dire: questa è la realtà, la cosa in sé, mentre si tratta solo di «versioni semplificate di realtà di fatto immediate»13. Dobbiamo a questo filosofo l’idea di ‘concretezza malposta’ (misplaced concreteness), la fallacia cognitiva che ci porta a scambiare la realtà con elaborate costruzioni logiche astratte.
L’uomo naturalizzato, alla fine della storia
L’agire espressivo-comunicativo, e la creatività che ne è la massima espressione, sono così poste oggettivamente di fronte a responsabilità del tutto nuove, i creativi essendo coloro che inventano e progettano ogni forma tecnica e artistica. Di fronte a macchine intelligenti che non sappiamo come riescono a comprendere il mondo, certamente non nel modo umano, si pone il problema di chi progetta quelle macchine e chi ne elabora gli algoritmi. Questa umanità si trova di fronte a una grande sfida. Chi risponde, mentre scelte etiche si affollano davanti all’operare di macchine intelligenti? Chi definisce i fini, davanti all’evidenza che la tecnica non ha fini, se non la propria crescita all’infinito? Come affrontare l’Antropocene noi umani, insieme alle altre specie della natura? Ecco il problema che la tecnica, l’intelligenza artificiale, non si può porre. Alle forme di responsabilità collettiva, alla responsabilità sociale dell’impresa non più garantita (anzi perfino negata da chi attacca la scienza e produce fake news) si contrappone solo la responsabilità individuale dei creativi. Sorge così una possibile contraddizione, un potenziale cortocircuito tra macro e micro. Di nuovo, tra il sistema funzionale tecnico-burocratico (che sia la burocrazia immensa del partito comunista cinese o quella altrettanto capillare delle imprese capitalistiche dell’Occidente) e l’integrazione sociale della sfera creativa del genere umano. La creatività individuale oggi sembra esistere solo se dominata da potenze esterne, algoritmi che decidono quale cinema, quale musica, quale letteratura, etc. Tutto il resto sopravvive ai margini, non conta nulla. Non ci sarà più nessun Joyce, nessun Picasso. L’illusione di piattaforme indipendenti, creative commons etc. si è ormai consumata. Non c’è gara con TikTok.
Per farvi fronte, alla conoscenza intuitiva del creativo che è ormai insufficiente a reggere il confronto con le potenze tecniche, andrebbe affiancata una conoscenza discorsiva, un pensiero discorsivo. La definisce diánoia Simone Weil questa forma di conoscenza, riprendendo un tema che è in Platone, libro VI della Repubblica. Quella forma di ‘conoscenza intermedia’ che dalle ipotesi porta alle conseguenze. E che prepara l’intelligenza più alta, il noūs che va verso l’incondizionato.
In questa conoscenza l’uomo è il meno passivo possibile, cioè moltiplica i rapporti: sia la scienza che il lavoro che l’arte sono basati sui rapporti. L’opera d’arte è un punto di equilibrio tra l’uomo e la natura, in essa l’uomo e la natura si incontrano alla pari14.
Solo alla fine della Storia, però, l’umano cesserà di esistere e l’uomo sarà naturalizzato, si ritroverà pienamente nella natura.
Nel frattempo, l’uomo artista
Joseph Beuys, l’artista tedesco cha ha fatto dell’arte il capitale dell’uomo, ha in mente questa stessa ‘conoscenza alla pari’ con la natura. Negli ultimi anni della sua vita, anni ‘80 del secolo scorso, ha piantato migliaia di alberi, a Kassel in Germania e poi a Bolognano, in Italia, e altrove15. Ha spiegato in questo modo la grande sfida: «Se noi non abbiamo rispetto per l’autorità dell’albero, o per il genio, o per l’intelligenza dell’albero… l’albero deciderà di fare la sua telefonata agli animali, alle montagne, alle nuvole e ai fiumi, deciderà di parlare con le forze geologiche, e se l’umanità fallisce, la natura avrà una vendetta terribile, una vendetta terribilissima che sarà l’espressione dell’intelligenza della natura e un tentativo di riportare gli esseri umani al lume della ragione attraverso lo strumento della violenza. […] Possiamo ancora decidere di allineare la nostra intelligenza a quella della natura. […] Siamo giunti ad un punto in cui dobbiamo prendere una decisione. O lo faremo, o non lo faremo».
Pareggiare i conti con la natura è quindi quello che unisce oggi la scienza, il lavoro creativo, l’arte. Oggi esse vanno in direzioni distinte, invece solo riunendole si ritroverà un senso alle cose. È ingiusto «che il lato poetico del mondo debba essere estraneo allo studioso della natura» scriveva Heisenberg in Goethe e Newton16. Riunendo realtà oggettiva (scientifica) e realtà soggettiva (poetica), entrambe importanti, il grande fisico mostra questa unità. La natura domina entrambe. Spiegando il principio di indeterminazione che gli valse il Nobel, Heisenberg mostra che «la natura, dunque, si sottrae a una precisa fissazione nei nostri concetti intuitivi. Mentre in origine lo scopo di ogni indagine scientifica era quello di descrivere la natura come essa sarebbe di per sé, vale a dire senza il nostro intervento e senza la nostra osservazione, ora noi comprendiamo che proprio questo scopo è irraggiungibile». Mentre ci impossessiamo della natura con la tecnica, oggi con l’intelligenza artificiale, e pretendiamo di dominarla, ci sono in natura ‘campi più vasti e più vivi’, ‘sfere superiori della realtà’. Ed è lì che la scienza ‘scoprirà relazioni con la vita stessa’.
Note
- A. Vermeule, Common Good Constitutionalism, Polity, 2022
- M. Weber, L’Etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo, 1904
- N. Bostrom, AI Creation and the Cosmic Host, working paper, 2024
- N. Bostrom, Deep Utopia, Ideapress 2024
- A. Aresu, Geopolitica dell’Intelligenza Artificiale, Feltrinelli, 2024
- G. Simmel, Sociologia, 1908
- W. Heisenberg, Mutamenti nelle basi della scienza, 1937
- M. Chirimuuta, The Brain Abstracted, MIT Press, 2024
- N. Cristianini, Sovrumano. Oltre i limiti della nostra intelligenza, Il Mulino, 2025; vedi anche l’intervista con Veronica Ronchi su questa rivista: https://equilibrimagazine.it/tecnologia/2025/04/15/sovrumano-oltre-i-limiti-della-nostra-intelligenza/
- P. Perulli, Anime creative, Il Mulino, 2024
- M. Cacciari, Metafisica concreta, Adelphi, 2023
- D. Chalmers, Che cos’è la coscienza, Castelvecchi, 2020
- A. N. Whitehead, La scienza e il mondo moderno, Bollati Boringhieri, 1979.
- S. Weil, Quaderni, I, Adelphi, 1982.
- M. Gandini, Joseph Beuys, I fiori della società distopica, su questa rivista https://equilibrimagazine.it/cultura/2025/04/09/joseph-beuys-i-fiori-della-societa-distopica/
- W. Heisenberg, Die Goethe’sche und die Newton’sche Farbenlehre im Lichte der modernen Physik (Gli insegnamenti di Goethe e Newton sui colori alla luce della fisica moderna), conferenza, Società per la collaborazione culturale, Budapest, 5 maggio 1941.