Foglie e licheni per conservare i monumenti

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29 Luglio 2024

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Un team di esperti, utilizzando foglie di alberi e licheni come bioindicatori, ha studiato il particolato metallico atmosferico derivante dal traffico lungo Via dei Cerchi in direzione della Schola Praeconum e sulle aree archeologiche del Paedagogium e della Arcate Severiane, sulle pendici meridionali del Palatino.

Le foglie accumulano tutte le componenti del PM, mentre i licheni si concentrano sulla componente aerodispersa. I dati mostrano che la concentrazione delle particelle metalliche bioaccumulate dai licheni e dalle foglie dipende dalla distanza longitudinale dalla strada, con modesta influenza della quota rispetto al piano stradale. Lo studio, pubblicato su Science of the Total Environment, suggerisce di piantare alberi vicino alle strade per proteggere i beni culturali.

Le ricerche hanno impiegato sofisticate tecniche ambientali multidisciplinari, volte a determinare la diffusione delle cosiddette polveri sottili, il PM, fino all’area archeologica in esame. Il PM, notoriamente, crea strati scuri, abrasione e deterioramento nei beni culturali, con conseguente perdita artistica e danni permanenti.

«L’uso congiunto di foglie e licheni, abbinato a tecniche di analisi chimica e magnetica, permette di tracciare e quantificare gli inquinanti atmosferici, distinguendo le sorgenti emissive antropiche da quelle naturali. I licheni, ancora una volta, si sono dimostrati bioindicatori efficienti, soprattutto se impiegati come trapianti, permettendo di delineare l’accumulo e la tipologia di particolato inquinante in funzione di un design sperimentale ad alta densità spaziale e personalizzabile in funzione del contesto d’indagine» sottolinea Stefano Loppi, docente del Dipartimento di Scienze della Vita di UniSI, che ha curato l’esposizione lichenica e le indagini chimiche, insieme a Lisa Grifoni, dottoranda di ricerca UniSI e INGV.

Per approfondire: Science Direct

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