“Il capitale naturale”: un’altra idea di ricchezza è possibile

Autore

Paolo Venturi, Flaviano Zandonai

Data

27 Marzo 2026

AUTORE

TEMPO DI LETTURA

4' di lettura

DATA

27 Marzo 2026

ARGOMENTO

PAROLE CHIAVE


Ambiente

Economia

CONDIVIDI

Ny/α > G. 

È certamente inusuale iniziare la recensione di un libro riportando un’equazione. Ma è l’unica contenuta nel nuovo volume dell’economista anglo-indiano Partha Dasgupta, “Il capitale naturale. Quanto vale il mondo intorno a noi” (Bocconi University Press), ed è la chiave per comprendere il nostro tempo.

L’equazione misura la pressione complessiva che l’umanità esercita sulla biosfera (Ny, il prodotto tra popolazione e reddito) rispetto alla capacità della natura di rigenerarsi (G), tenendo conto del tasso di efficienza con cui utilizziamo le risorse (α). Oggi il risultato è pari a 1,7: viviamo come se avessimo a disposizione più di un pianeta e mezzo, un dato ottimistico che sintetizza con precisione la condizione di squilibrio in cui ci troviamo. 

Sarebbe importante che questa equazione diventasse popolare come la celebre E=mc², non per spettacolarizzare un modello matematico, ma perché senza una consapevolezza diffusa e condivisa – non solo delle istituzioni ma anche delle comunità e delle persone che sanno prendersi cura dei beni comuni – nessuna transizione sarà possibile. Continueremo a produrre ricchezza in uno scenario di progressivo collasso. 

Il libro mostra come ciò che estraiamo dalla natura non sia solo costituito da risorse materiali come combustibili, fibre o suolo, ma anche da un insieme di “servizi di supporto e regolazione” che gli ecosistemi garantiscono: la purificazione dell’acqua, la regolazione del clima, l’impollinazione, la fertilità dei terreni, il controllo dell’erosione. Dasgupta insiste nel considerarli non semplici servizi, ma capacità vitali di un organismo vivente: la biosfera. La loro perdita non è facilmente reversibile. Due sono i processi più pericolosi in atto: la perdita di biodiversità, che incrina l’“arte combinatoria” che collega specie e habitat, e la frammentazione degli ecosistemi, che riduce le aree naturali e le spinge sempre più a contatto con insediamenti umani estrattivi, indebolendo perfino i grandi cicli atmosferici. 

La tesi centrale del libro è che la ricchezza di una società non può più essere misurata solo attraverso il capitale produttivo (le infrastrutture, le tecnologie) e quello umano (l’educazione, la salute, le competenze), ma deve includere il capitale naturale. Ignorarlo significa operare con una contabilità falsata, in cui ciò che si sottrae alla natura non viene registrato come perdita. Dasgupta propone la nozione di “ricchezza inclusiva”, che integra tutti e tre i capitali, e invita a una revisione profonda degli indicatori di benessere economico. Da questo punto di vista, non si limita a criticare il PIL, ma anche dispositivi di policy come l’Agenda 2030, che spesso trattano gli obiettivi come indipendenti l’uno dall’altro, senza riconoscere che la base materiale che rende possibile qualsiasi progresso è il capitale naturale. 

Il suo pensiero dialoga idealmente con le riflessioni di Acemoglu e Robinson sulle istituzioni inclusive e estrattive, ma compie un passo ulteriore: oggi abbiamo bisogno di istituzioni rigenerative, capaci non solo di limitare il danno ma di ripristinare la capacità ecologica del pianeta, perché lo sanno assumere nella sua integrità, non limitandosi a cogliere semplici esternalità (da contenere se negative o da valorizzare se positive) derivanti dal suo utilizzo. È qui che il libro si connette, quasi naturalmente, con la visione del “terzo pilastro” di Raghuram Rajan: la comunità. Lo Stato e il mercato non bastano; le comunità sono le infrastrutture socioecologiche della cura. Dasgupta ne propone un’estensione ecologica: le comunità non custodiscono solo relazioni, ma ecosistemi condivisi. Da questo punto di vista, rigenerare la natura è un atto di democrazia economica. 

Ma la parte più potente del libro non è normativa: è antropologica e, in filigrana, spirituale. Dasgupta descrive il rapporto uomo-natura come un legame di appartenenza e di responsabilità intergenerazionale, un vincolo di amore che non può essere sostituito da incentivi o tasse ecologiche. La trasformazione che abbiamo davanti non è solo tecnica, è culturale: significa riconoscere la natura come parte di noi, non come un esterno neutro da sfruttare. Senza questo spostamento del punto di vista, nessuna transizione sarà reale. “Il capitale naturale” non è un libro contro la crescita, ma contro una crescita che ignora la vita. Non è un manifesto ambientalista, ma una grammatica operativa del valore. E soprattutto, è un invito a ripensare la prosperità come capacità di durare. Perché la vera ricchezza non è ciò che accumuliamo, ma ciò che siamo in grado di custodire. 

Leggi anche
Economia
Viva Voce
5′ di lettura

Architettare piani di sostenibilità: piccola guida all’acquisto critico

di Gloria Ballestrasse
Economia
Freccette
4′ di lettura

La confisca del mondo. Il capitalismo della finitudine secondo Arnaud Orain

di Andrea Portaluppi
Economia
Viva Voce
6′ di lettura

Il Golfo Persico tra crisi e geo-economia: energia, mercati e nuovi equilibri globali

di Domenico Lombardi
Economia
Viva Voce

Architettare piani di sostenibilità: piccola guida all’acquisto critico

di Gloria Ballestrasse
5′ di lettura
Politiche
Viva Voce

La transizione non è per tutti

di Domenico Lombardi
4′ di lettura
Economia
Viva Voce

Il Golfo Persico tra crisi e geo-economia: energia, mercati e nuovi equilibri globali

di Domenico Lombardi
6′ di lettura
Società
Viva Voce

Democrazia e crisi della temporalità: tra urgenza politica e perdita di progetto

di Giovanni Salpietro
5′ di lettura
Politiche
Viva Voce

Federalismo demaniale e rilancio del patrimonio culturale: il caso dell’Abbazia di San Galgano

di Carlotta Benedetti
4′ di lettura
Società
Viva Voce

Malattie croniche: la prevenzione nel piatto delle scuole in Svezia e Finlandia

di Carlotta Benedetti
4′ di lettura

AI

Equilibri Magazine si avvale, ove necessario, di strumenti di Intelligenza Artificiale come supporto ai processi editoriali. L’utilizzo dell’IA avviene nel rispetto delle normative vigenti in materia di diritto d’autore, protezione dei dati personali e trasparenza informativa. Tutti i contenuti sono verificati e approvati dalla redazione, che ne garantisce accuratezza, correttezza e conformità legale.

Credits

Ux Design: Susanna Legrenzi
Grafica: Maurizio Maselli / Artworkweb
Web development: Synesthesia