Se potessi avere 30 centesimi in più

Autore

Giuseppe Santagostino

Data

12 Maggio 2023

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4' di lettura

DATA

12 Maggio 2023

ARGOMENTO

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Quale dovrebbe essere il costo dell’acqua in area metropolitana? Quali sono le differenze tra Italia ed Europa? Una breve riflessione contro il ‘populismo idrico’, supportata dai dati a disposizione raccolti negli ultimi cinque anni.

Nel 2018 in un Convegno a Palazzo Isimbardi per la Giornata Mondiale dell’Acqua, l’allora Presidente spagnola delle società acquedottistiche europee indicava in 2 euro al metro cubo la tariffa minima che avrebbe potuto garantire l’equilibrio dinamico del Servizio Idrico Integrato nelle grandi città europee.

Poiché i nostri acquedotti del Nord urbanizzato vivono (o meglio sopravvivono) con tariffe prossime alla metà di tale cifra, Milano in testa, dovremmo guardare con legittimo orgoglio a tale risultato?

Assolutamente no perché quella tariffa, regolata dall’Autorità delegata (ARERA), altro non è che la fotografia attualizzata delle tariffe di sussistenza precedenti all’entrata in vigore della legislazione corrente, la quale legislazione consente di operare sulla tariffa a fronte di rigidi paletti su investimenti e ritorno degli stessi: il presupposto di tale comprensibile austerità e morigeratezza nella tariffazione idrica, caso unico nei monopoli naturali tariffati che per il resto seguono ogni singola folata di vento, è nella sacralità del bene ‘acqua’, dimenticandosi  però di dire che in Italia i consumi di sussistenza sono di fatto gratuiti, mentre ciò che si paga è un bene prodotto industrialmente, industria del cui sviluppo possibile nessuno si cura – anche se ciò va a discapito della pubblica utilità.

Il contrasto fra Acqua del Sindaco e Acqua del Supermercato è indicativo di questo strabismo verso lo stesso bene: la prima costa 1 euro per ogni mille litri, la seconda 200 euro per gli stessi mille litri; lasciando intravvedere margini possibili proprio sulla tariffa, senza che ciò mini alle radici la sopravvivenza di alcuno, soprattutto se si considera che l’astronomica cifra di cui sopra è corrisposta dal 90% della popolazione italiana, secondo i dati del Censis (sempre del 2018). 

Se dunque la difesa della tariffa bassa non ha una reale giustificazione di tipo morale e sociale ecco che l’euro al metro cubo rappresenta solo un simulacro ‘populista’ tanto più dannoso per la popolazione stessa se consideriamo che oggi, a dispetto di quanto richiesto dalla Legge di riferimento (DLGS 152/2006), noi ci confrontiamo con una sola rete di acquedotto e una sola rete fognaria, quando l’ottimo economico ed ecologico si ha con due reti di entrambe: la cosa diventa evidente se consideriamo che il basso costo per l’acqua potabile diventa esorbitante quando applicato all’acqua tecnica (in Svizzera circa 0,2-0,3 euro/mc).

Se prendiamo un grande agglomerato urbano come quello milanese, la risposta che in apparenza sembra complicata è in realtà semplice: con l’orizzonte al 2050 per la decarbonizzazione ogni 10 centesimi in più sulla tariffa milanese (intesa come Milano Metropolitana, quindi il Sindaco Sala più gli altri 132 Sindaci) significano 1,3 mld di infrastrutture finanziate e quindi i 30 centesimi del titolo significano circa 4 mld. E siamo solo a 1,30 euro per metro cubo per l’acqua potabile, ma con due grandi utilità una volta realizzate le reti (che più o meno valgono quella cifra): l’acqua tecnica costerebbe il 20-25% di quella attuale e dimezzeremmo così il costo della depurazione, avendo sottratto ai depuratori tutte le acque chiare che oggi fanno principalmente danni.

Se poi dall’acqua tecnica deriviamo il fluido sorgente per le pompe di calore geotermiche, ossia le macchine più efficienti oggi conosciute, ecco che la vera utilità pubblica da acquedottistica diventa energetica ed ecologica.

Abbiamo rubato qualcosa a qualcuno o l’abbiamo privato di un bene essenziale?

No, al contrario abbiamo fornito a tutti, almeno in potenza, gli strumenti per derivare utilità mai sperimentate in Italia ma non così rare in Europa, dove infatti non esistono Partiti che si intestano battaglie di retroguardia sul costo dell’acqua.

Il quale costo, per essere produttivo, deve necessariamente essere remunerativo degli investimenti richiesti: se solo venisse prodotta un’analisi costi-benefici derivanti dalle opere permesse da quei trenta centesimi, nessun Sindaco potrebbe nascondersi dietro al dito di una tariffa oggi ingiusta.

Il litro al giorno di acqua minerale bevuto dal 90% della popolazione milanese comporta una spesa annua pro-capite di euro 75; i trenta centesimi in più al metro cubo dell’ottima acqua del Sindaco milanese metropolitano rappresenterebbero un incremento della spesa annua pro-capite pari a euro 25, indicando con esattezza di cosa stiamo parlando.

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