Darwin Day e il Bottone che cambiò la scienza

Autore

Andrea Bellati

Data

10 Febbraio 2023

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10 Febbraio 2023

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Il 12 febbraio il mondo celebra il compleanno di Charles Darwin, nato nel 1809 a Shrewsbury in Inghilterra. Biologo, naturalista, antropologo, geologo ed esploratore, Darwin rivoluzionò le scienze naturali per sempre. Nel 1859 pubblicò il capolavoro L’Origine delle specie, libro monumentale, la base delle nostre conoscenze sull’evoluzione di tutti gli esseri viventi. Con la Teoria dell’Evoluzione Darwin toglieva all’uomo il titolo di essere perfetto, di apice della Creazione e lo portava giù, tra tutti gli altri esseri viventi in mezzo alle scimmie sue parenti.

Qualcuno non la prese bene e succede ancora oggi. Ma non è questo che voglio raccontare, sono certo che tra i ricordi della scuola media, anche tu che leggi conservi quell’immagine della giraffa che tende il collo per raggiungere le foglie dei rami più alti. Quel che alle medie non si racconta è che all’origine de L’Origine c’è la storia curiosa di un ragazzo che si chiamava Jeremy Button, Jemmy per gli amici.

La Terra del Fuoco è una lunga striscia di piccole isole che si sporge verso l’Antartide dall’estrema periferia meridionale del continente Sud Americano. È una terra aspra e gelida che all’epoca di Darwin era abitata soltanto da piccole tribù di nativi: i fuegini. Nudi o al massimo coperti con pezzi di pelliccia, i fuegini vivevano all’addiaccio o in capanne di frasche e si scaldavano con i focolari che riuscivano ad accendere con la scarsa legna che riuscivano a recuperare perché in quella terra brulla e severa gli alberi non crescono più di un metro. Gli esploratori europei che si avventuravano fin laggiù vedevano dalle navi quel firmamento di piccoli falò e questo suggerì al portoghese Ferdinando Magellano quel nome paradossale: Terra del Fuoco per un luogo dove, quando fa caldo, ci sono al massimo 13 gradi.

I fuegini, oggi come ieri rari come i panda, furono anche decimati dalle malattie provenienti dal Vecchio Mondo, nel 1829 accolsero con qualche ragionevole cautela, l’equipaggio di un piccolo veliero partito dall’Inghilterra il 22 maggio del 1825. La nave si chiamava Beagle, come la razza di cagnolini mattacchioni ed era molto piccola: lunga 27 metri e larga 8, ospitava un equipaggio di 74 persone e una manciata di cannoni. Qualcuno chiamava i brigantini di quella razza ‘bare galleggianti’ perché erano scarsamente manovrabili e ogni tanto, infatti, qualcuna portava con sé legno ed equipaggio sul fondo degli Oceani. Eppure il Beagle solcò i leggendari Sette Mari per più di un lungo viaggio.

Nel 1829, dunque, il brigantino inglese giunse in Terra del Fuoco per disegnare le mappe di quel territorio poco conosciuto. A Robert FitzRoy, il giovane e bigotto capitano del vascello, venne l’idea di offrire ai selvaggi l’imperdibile opportunità di civilizzarsi e per questo, in cambio di un bottone, comperò un adolescente indigeno di nome Orundellico che da quel giorno fu ribattezzato Jeremy Button, Geremia Bottone.

Insieme a Jemmy salirono sul Beagle altri tre fuegini: una ragazzina cicciottella presa in cambio di una cesta intrecciata e per questo chiamata Fuegina Basket e poi un trentenne scontroso e un altro uomo di vent’anni. FitzRoy progettava di portarli in Inghilterra perché diventassero buoni cristiani e diffondessero la fede e la cultura occidentale una volta tornati a casa. Ma appena sbarcarono il vaiolo li colpì: il ventenne morì mentre gli altri si salvarono. Furono vestiti all’occidentale ed esibiti nei salotti buoni: furono accolti addirittura da re Guglielmo IV e dalla regina Adelaide che regalò una bella collana alla signorina Basket. Il pubblico si affezionò ai fuegini, i giornali parlavano di loro con grande favore, soprattutto parlavano di Jemmy che fu il più svelto a integrarsi, in tre anni imparò l’inglese ed esibì un gusto molto raffinato per i vestiti eleganti. Poi un giorno la ragazzina cicciottella e il tipo scontroso furono beccati a letto insieme e questo sconvolse i perbenisti. La stampa distrusse il progetto cristiano di FitzRoy che inferocito caricò i tre fuegini sul Beagle per ributtarli sui loro dannati scogli. Il brigantino salpò nel dicembre del 1831 dal porto di Plymouth, a bordo salì anche un giovane naturalista, un ragazzo di buona famiglia, un medico mancato per il dispiacere di suo padre, ma un grande appassionato di scienza.

Nei cinque anni trascorsi in giro per il mondo sopra il Beagle, il ventiduenne Charles Darwin osservò piante e animali e raccolse tutte le informazioni che gli permisero di elaborare la teoria dell’evoluzione. Nel 1859, dando alle stampe L’origine delle specie, Darwin rivoluzionò la biologia. Grazie a un bottone e a un amore clandestino.

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