COP27: l’ambizione non basta

Autore

Daniele Guadagnolo

Data

2 Gennaio 2023

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4' di lettura

DATA

2 Gennaio 2023

ARGOMENTO

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Si è da poco conclusa la Conference of Parties 27 (COP27), l’evento annuale promosso dalle Nazioni Unite che vede riunirsi i rappresentanti dei 198 paesi firmatari della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), il cui obiettivo finale è quello di “stabilizzare le concentrazioni di gas a effetto serra a un livello tale da prevenire pericolose interferenze antropogeniche (indotte dall’uomo) sul sistema climatico”

L’evento, giunto alla sua 27esima edizione, si è tenuto a Sharm El-Sheikh dal 6 al 18 novembre. Le premesse per attuare un miglioramento netto tra le politiche climatiche c’erano tutte, ma in realtà il negoziato è risultato decisamente sotto tono.

Ripartire dopo COP26

L’edizione precedente, denominata COP26, si è tenuta a Glasgow nel novembre 2021. Ha riunito i rappresentanti di quasi 200 Paesi e di numerose associazioni ed aziende attive a livello globale. La conferenza si è conclusa con l’adozione del Patto per il Clima di Glasgow (Glasgow Climate Pact), che ha sottolineato e dato nuova linfa agli sforzi compiuti per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi del 2015: “limitare l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali e proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5°C.

I punti principali della COP27

Come riportato dal sito ufficiale della COP27, durante questa edizione sono state trattate quattro tematiche fondamentali:

Mitigazione: Per limitare l’aumento della temperatura media globale sotto i 1,5 °C c’è bisogno di aumentare gli sforzi da parte di tutte le parti, in particolare di coloro che sono in grado di farlo e di coloro che possono dare l’esempio.

Adattamento: Al fine di anticipare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e di intraprendere azioni ragionate per prevenire o ridurre al minimo i danni causati dal cambiamento climatico, gli stati devono compiere progressi cruciali al fine di tutelare ed assistere le comunità più vulnerabili.

Finanza: La maggior parte degli impegni presi dagli stati durante le scorse edizione delle COP, fino ad oggi, non sono stati rispettati. C’è bisogno di ridurre il gap tra il nord ed il sud del mondo, agevolando la circolazione di fondi utili allo sviluppo di progetti atti a combattere il cambiamento climatico. Uno su tutti, rispettare l’erogazione dei 100 miliardi di dollari all’anno promessi per assistere i Paesi in via di sviluppo.

Collaborazione: I negoziati delle Nazioni Unite sono basati sul consenso. Ovvero, tutte le parti interessare devono essere d’accordo con le decisioni prese e, come è possibile immaginare, non è semplice mettere d’accordo i rappresentanti dei 198 stati. C’è bisogno di creare nuovi progetti e nuovi metodi ci comunicazione al fine di agevolare la collaborazione non solo tra stati, ma anche tra diversi stakeholders, come rappresentati del settore privato e delle associazioni senza scopo di lucro.

I risultati del negoziato

Al termine di questo negoziato, l’umore generale tra i delegati era abbastanza basso. Per l’ennesima volta, e nonostante tutte le raccomandazioni pervenute dal mondo della scienza, è stato raggiunto un accordo al ribasso che non soddisfa nessuno.

Guardando l’altro lato della medaglia, sono stati raggiunti anche dei risultati che, se ottimizzati al meglio, potranno portare a dei sicuri benefici nel lungo periodo. Piccoli passi verso un mondo più sostenibile.

I risultati più importanti sono:

  1. Loss and Damage Fund for Vulnerable Countries

È da quasi trent’anni che i paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico chiedono assistenza finanziaria in materia di Loss and Damage.

Alla COP27 è stato finalmente istituito il primo Fondo per le Perdite ed i Danni dedicato ai paesi più vulnerabili, ma adesso arriva la parte complicata. È ancora ignota la modalità di finanziamento e la provenienza dei fondi, ma per lo meno è stata creata la struttura di base

  1. Adattamento

Al termine della COP26, gli stati più sviluppati avevano promesso che avrebbero elargito 100 miliardi di dollari, entro il 2023, ai paesi più poveri al fine di fare fronte alla crisi climatica. Ad oggi, la promessa non è stata ancora mantenuta.

Alla COP27, l’impegno è stato reiterato e sottolineato più volte, con la speranza di vederlo concretamente raggiunto in quanto meno tempo possibile.

  1. Combustibili fossili

L’anno scorso, per la prima volta nella storia delle COP, è stata inserita una resolution (parte del documento finale della COP) sui combustibili fossili. Alla COP27 si è cercato di andare oltre, cercando di aumentare le ambizioni ed avere una line direttiva più efficace, ma alla fine tutto è rimasto come nel documento finale della COP26. E la buona notizia è che non ci sono stati passi indietro da parte di nessuno.

Considerazioni finali

L’edizione numero ventidue delle COP non passerà alla storia per essere stata la più importante dal punto di vista diplomatico, ma comunque è stata utilissima per poter fare dei passi avanti nel mondo della sostenibilità. In u mondo dominato dalla frenesia, è importante trovare alcuni momenti durante l’anno in cui è possibile confrontarsi e trovare una linea guida comune da seguire. 

I riflettori sono già puntati sulla COP28 di Dubai, con la speranza di arrivare al 2023 con dei risultati più concreti.


Fonti:

https://www.weforum.org/agenda/2022/10/cop27-why-it-matters-and-5-key-areas-for-action/
https://www.theguardian.com/commentisfree/2022/oct/25/the-guardian-view-on-climate-diplomacy-its-crunch-time-again
https://www.theguardian.com/environment/2022/oct/27/climate-crisis-un-pathway-1-5-c
https://icvcm.org/about-the-integrity-council/
https://www.eea.europa.eu/help/faq/what-is-the-difference-between
https://www.theguardian.com/environment/2022/nov/20/cop27-climate-summit-egypt-key-outcomes

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