Almanacco Equilibri 2026 – Energia H₂O
La definizione di Energia H₂O è mutevole quanto l’acqua. Intanto perché è energia di diversi tipi: dissipata o in carica, potenziale o a piena disposizione. Perduta nostro malgrado, spesso dai nostri ecosistemi sotto assedio, o investita: nell’azione, per conservare un equilibrio, per governare sistemi complessi. È energia che innerva e genera innovazioni tecnologiche. È, anche, energia sociale: quella imprigionata e svilita dei giovani sempre più affetti da disagi psicologici, o liberata dalla creatività: utilizzata per tracciare percorsi originali e ideare nuovi paradigmi, o frammenti di essi. È l’energia della conoscenza e le virtuose conseguenze del suo entrare in circolo nel corpo della società, attraverso gli individui che la usano per innescare e modellare un apprendimento sempre più necessario. È l’energia del Pianeta e le risposte alle sfide biologiche, geologiche, scientifiche, metafisiche, umane che essa alimenta.
A complemento di Equilibri Magazine abbiamo pensato di offrire ogni anno, ai nostri lettori e quelli che arriveranno, uno strumento più tradizionale e più scanzonato: un “Almanacco” che accoglie alcuni contributi già apparsi online e tanti nuovi di approfondimento o che esplorano insoliti percorsi.
Questo è il terzo “Almanacco” di “Equilibri Magazine”. Il Lettore può iniziare dall’indice, lasciarsi guidare dall’attrazione di un titolo, dal timbro di una parola, dal nome di un Autore noto. Oppure incrociare questi indizi e scegliere d’istinto, affidandosi a un rischio che può sorprenderlo. L’“Almanacco” non è un deposito di conoscenze. È insieme gioco e controgioco. Una sfida. Nella pluralità di stili e di generi mantiene un tono proprio, riconoscibile. Fa emergere legami sotterranei tra i testi che lascia al Lettore scoprire. Si rivolge direttamente a lui, chiamandolo a costruire il proprio “paesaggio mentale”. Non indica un ordine di lettura: orienta. Non si limita a registrare il tempo presente: lo racconta.
Quest’anno il tema è l’acqua. Principio, fondamento, origine. Tutto nasce dallo stesso e vi ritorna. È l’elemento che si mescola e si separa, forza che trasporta e rilascia energia. È tempo che scorre, immaginazione che si trasforma. È materia della rêverie, del fantasticare. Invito a un viaggio senza fine. È metamorfosi. L’acqua è un fluido che trabocca, liquido che sfugge alla forma, materia che eccede e si disperde, simbolo di ciò che non si può trattenere. Sull’acqua sappiamo quasi tutto. Sappiamo che è scarsa, dove si disperde e come viene sprecata. Sappiamo che i suoli perdono drammaticamente la capacità di trattenerla; che le piogge non solo diminuiscono, ma si fanno irregolari, violente o intermittenti; che le falde si abbassano. Sappiamo che l’agricoltura intensiva assorbe circa il 70% dell’acqua disponibile e che l’urbanizzazione concentrata – città estese, ormai da decine di milioni d’abitanti – consuma, impermeabilizza, sottrae più di quanto i cicli naturali riescano a reintegrare. Sappiamo che l’accesso all’acqua potabile non è garantito a più di quattro miliardi di persone. Sappiamo che la tecnologia, dal riciclo ai data center sempre più assetati (nel 2024 Google, da solo, ha consumato circa 30 miliardi di litri di acqua per il raffreddamento), può attenuare i suoi effetti, ma non può modificarne la traiettoria. Non è un problema di conoscenze, ma di potere. Si continua a intervenire solo quando emergono problemi, con misure marginali, come se questi fossero sempre temporanei o facilmente reversibili. Curare la questione idrica con piccoli aggiustamenti equivale a trattare una patologia sistemica con una aspirina.
La diagnosi è chiara: di fronte alle questioni sollevate, l’inerzia va spezzata. I giovani dell’ultima generazione non ci stanno: ignorarlo è impossibile. Da Hong Kong a Lima, da Rabat all’Europa, dall’Iran a tutto il Sud America. Non sfidano il potere frontalmente: lo eludono, lo aggirano. Essere come l’acqua. “Be Water, my friend”: una parola d’ordine, non una metafora.
A complemento di Equilibri Magazine abbiamo pensato di offrire ogni anno, ai nostri lettori e quelli che arriveranno, uno strumento più tradizionale e più scanzonato: un “Almanacco” che accoglie alcuni contributi già apparsi online e tanti nuovi di approfondimento o che esplorano insoliti percorsi.
Questo è il terzo “Almanacco” di “Equilibri Magazine”. Il Lettore può iniziare dall’indice, lasciarsi guidare dall’attrazione di un titolo, dal timbro di una parola, dal nome di un Autore noto. Oppure incrociare questi indizi e scegliere d’istinto, affidandosi a un rischio che può sorprenderlo. L’“Almanacco” non è un deposito di conoscenze. È insieme gioco e controgioco. Una sfida. Nella pluralità di stili e di generi mantiene un tono proprio, riconoscibile. Fa emergere legami sotterranei tra i testi che lascia al Lettore scoprire. Si rivolge direttamente a lui, chiamandolo a costruire il proprio “paesaggio mentale”. Non indica un ordine di lettura: orienta. Non si limita a registrare il tempo presente: lo racconta.
Quest’anno il tema è l’acqua. Principio, fondamento, origine. Tutto nasce dallo stesso e vi ritorna. È l’elemento che si mescola e si separa, forza che trasporta e rilascia energia. È tempo che scorre, immaginazione che si trasforma. È materia della rêverie, del fantasticare. Invito a un viaggio senza fine. È metamorfosi. L’acqua è un fluido che trabocca, liquido che sfugge alla forma, materia che eccede e si disperde, simbolo di ciò che non si può trattenere. Sull’acqua sappiamo quasi tutto. Sappiamo che è scarsa, dove si disperde e come viene sprecata. Sappiamo che i suoli perdono drammaticamente la capacità di trattenerla; che le piogge non solo diminuiscono, ma si fanno irregolari, violente o intermittenti; che le falde si abbassano. Sappiamo che l’agricoltura intensiva assorbe circa il 70% dell’acqua disponibile e che l’urbanizzazione concentrata – città estese, ormai da decine di milioni d’abitanti – consuma, impermeabilizza, sottrae più di quanto i cicli naturali riescano a reintegrare. Sappiamo che l’accesso all’acqua potabile non è garantito a più di quattro miliardi di persone. Sappiamo che la tecnologia, dal riciclo ai data center sempre più assetati (nel 2024 Google, da solo, ha consumato circa 30 miliardi di litri di acqua per il raffreddamento), può attenuare i suoi effetti, ma non può modificarne la traiettoria. Non è un problema di conoscenze, ma di potere. Si continua a intervenire solo quando emergono problemi, con misure marginali, come se questi fossero sempre temporanei o facilmente reversibili. Curare la questione idrica con piccoli aggiustamenti equivale a trattare una patologia sistemica con una aspirina.
La diagnosi è chiara: di fronte alle questioni sollevate, l’inerzia va spezzata. I giovani dell’ultima generazione non ci stanno: ignorarlo è impossibile. Da Hong Kong a Lima, da Rabat all’Europa, dall’Iran a tutto il Sud America. Non sfidano il potere frontalmente: lo eludono, lo aggirano. Essere come l’acqua. “Be Water, my friend”: una parola d’ordine, non una metafora.
All’interno dell’Almanacco, troverai anche questi articoli:
- Acque resilienti, Alessandro Raffa e Tiziana Perri
- I data center hanno sempre più sete, Emanuele Oddo
L’Almanacco è disponibile online e nelle migliori librerie.
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