Il cambiamento climatico si manifesta con crescente intensità attraverso gli estremi idrici: siccità prolungate che erodono le risorse naturali e i sistemi agricoli, e alluvioni improvvise che mettono in crisi infrastrutture, economie e comunità. Questi fenomeni non sono più eventi naturali isolati, ma effetti sistemici della modernità, che hanno reso fragili quei paesaggi plasmati dal controllo tecnico dell’acqua. L’instabilità idrica, un tempo considerata anomalia, diventa oggi condizione strutturale dei territori, imponendo un cambio di paradigma. In questo quadro, la resilienza idrica non è solo capacità di contenere il rischio1, ma occasione di metamorfosi2: un processo di trasformazione che investe ecologie, economie, culture locali e spazi. Tuttavia, gli eventi estremi aprono possibilità di azione che, pur nella loro drammaticità, possono generare nuove forme di adattamento e nuove alleanze.
I paesaggi rurali della Basilicata incarnano in modo paradigmatico questa condizione. Qui la scarsità idrica e le alluvioni si intrecciano in un ciclo di vulnerabilità, ma anche di opportunità di sperimentazione. Il contributo esplora e mette in dialogo due esperienze che interpretano la resilienza idrica come leva progettuale per immaginare orizzonti di sviluppo sostenibile per i paesaggi rurali lucani, tra ambiti costieri e interni: la sperimentazione ReclaiMEDland, che rilegge i paesaggi costieri di bonifica come laboratori mediterranei di adattamento, e il progetto pilota/dimostratore Agrivanda, dedicato alla gestione sostenibile del ciclo dell’acqua in ambito agricolo. Due percorsi che mostrano come gli estremi idrici, da rischio, possano divenire occasione per delineare traiettorie e strategie di rigenerazione per territori e comunità.

Figura 1. Mappa del paesaggio rurale tra aree interne e costiere, con indicati gli ambiti di sperimentazione di ReclaiMEDland e Agrivanda. Elaborazione grafica A. Raffa.
ReclaiMEDland. Paesaggi costieri di bonifica come laboratori design-driven di resilienza idrica
L’innalzamento del livello del mare, l’aumento delle tempeste, l’irregolarità delle precipitazioni e i periodi prolungati di siccità stanno destabilizzando i paesaggi della bonifica del Novecento, costruiti sulla separazione dal controllo dell’acqua. Questi territori, che hanno spesso sostituito ecologie anfibie per renderli produttivi e abitabili, sono ologrammi dell’inadeguatezza del paradigma modernista della difesa idraulica di fronte all’incertezza climatica globale.In risposta a tali sfide, negli ultimi due decenni si è consolidato un approccio teorico e operativo noto come Water Urbanism, che considera gli estremi idrici non soltanto come minaccia ma come agente di cambiamento, capace di rigenerare paesaggi, comunità ed economie.
Esperienze internazionali basate sul Landscape Urbanism3 e sull’Ecological Urbanism4 hanno riletto l’acqua come infrastruttura attiva, capace di ridefinire morfologie urbane ed ecologie. Paradigmi come Room for the River nei Paesi Bassi5, Living with Water nel Greater New Orleans Urban Water Plan6 dopo l’uragano Katrina, le Sponge Cities7 in Cina, il Cloudburst Management Plan8 di Copenaghen hanno mostrato come fiumi, canali, parchi pluviali, bacini e zone umide, strade e piazze, possano trattenere e riutilizzare l’acqua, riducendo i rischi e plasmando al tempo stesso nuovi spazi pubblici.
In questo quadro si inserisce il progetto ReclaiMEDland (2023-2024), sviluppato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei e dal Florida Institute for Built Environment Resilience, University of Florida. Il progetto ha messo in relazione due paesaggi moderni di bonifica italiani: la Piana di Metaponto (Basilicata) e la Bassa Romagna (Emilia-Romagna). Se la bonifica novecentesca ha inteso organizzare il territorio secondo un principio di efficienza produttiva, attraverso infrastrutture idrauliche e stradali, trame colturali e insediamenti urbani e rurali, questi paesaggi, che mantengono un alto valore produttivo, si presentano oggi vulnerabili a subsidenza, erosione costiera, salinizzazione delle falde, perdita di biodiversità, aggravati dagli effetti del cambiamento climatico. ReclaiMEDland 9 ha cercato di rispondere a queste vulnerabilità attraverso un processo design-driven e partecipativo della durata di un anno, che, mediante workshop, focus group e un simposio finale, ha coinvolto amministratori, ricercatori, imprese, scuole, associazioni e cittadini dei due territori. Ne è scaturita una comunità di saperi che ha intrecciato conoscenze scientifiche, tecniche, locali ed esperienziali, capace di trasformare in maniera condivisa i rischi legati agli estremi idrici (scarsità e alluvioni) in opportunità per elaborare strategie di rigenerazione adattativa, replicabili anche in analoghi contesti mediterranei.
Le strategie emerse hanno riguardato, tra le altre, la riconfigurazione del sistema dei canali come infrastruttura blu-verde multifunzionale; l’implementazione di Nature-based Solutions per ripristinare ecologie degradate, migliorare la produzione agricola, ridurre i rischi idrogeologici, gestire in maniera integrata allagamenti e siccità tra costa ed entroterra, tra rurale e urbano. ReclaiMEDland ha interpretato i paesaggi di bonifica come laboratori di resilienza idrica, dove infrastrutture, campi e insediamenti rurali costruiscono un mosaico in grado di assorbire, trattenere e redistribuire l’acqua, adattandosi alla variabilità climatica presente e prevista. L’acqua diventa così una risorsa civica: produttrice di nuove ecologie ed economie, di coesione sociale e di qualità dello spazio.
ReclaiMEDland ha evidenziato le potenzialità del Water Urbanism nell’ambito dei paesaggi costieri di bonifica, trasformandoli in luoghi di sperimentazione per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Rigenerare tali paesaggi significa non intenderli più come margini fragili da difendere da allagamenti e siccità, ma riconoscerli come territori in cui ridefinire creativamente la loro relazione con l’acqua, aprendo verso scenari di sviluppo sostenibile. In questo senso, il concetto stesso di reclaimed land cambia: non più terra sottratta all’acqua, ma terra restituita alle comunità attraverso l’acqua, come bene comune e orizzonte di resilienza10.

Agrivanda. Coltivare resilienza idrica nei paesaggi rurali interni
Nel cuore della Val d’Agri, Agrivanda si configura come un laboratorio territoriale per la rigenerazione rurale e la sperimentazione sull’uso sostenibile dell’acqua, in cui l’innovazione tecnologica si intreccia con il recupero di saperi locali e pratiche agricole tradizionali. In un’area segnata da processi di marginalizzazione e vulnerabilità idrica crescente, il progetto affronta in modo sperimentale la crisi ecologica e produttiva dei paesaggi interni lucani, interpretando la scarsità d’acqua non come vincolo ma come principio generativo di un nuovo metabolismo territoriale. Qui la resilienza diventa capacità di riscrivere la relazione tra acqua, suolo e produzione, attivando forme di apprendimento collettivo e innovazione situata.
Avviato nel 2018, il progetto nasce dall’obiettivo di recuperare terreni agricoli in stato di abbandono e restituirli a una funzione produttiva e dimostrativa, trasformandoli in un living lab dedicato all’efficienza idrica e alla transizione agro-ecologica. In questo quadro, Agrivanda si propone come prototipo operativo, capace di integrare pratiche agricole adattive, tecnologie digitali e strumenti di monitoraggio ambientale in un modello replicabile di resilienza locale. Il sistema sperimentale comprende serre idroponiche e aeroponiche, che consentono una riduzione significativa del consumo d’acqua rispetto alle pratiche convenzionali, e l’impiego di acque non convenzionali attraverso impianti a ciclo chiuso alimentati da fonti rinnovabili11. L’uso di sensori ambientali e sistemi di automazione 4.0 consente di regolare in tempo reale i parametri di irrigazione, illuminazione e nutrienti, restituendo all’agricoltura una dimensione adattiva, dinamica e intelligente.
Tuttavia, il valore del progetto risiede non solo nell’innovazione tecnologica, ma nella sua capacità di ricomporre la frattura tra sapere tecnico e sapere locale. L’introduzione di nuove colture – come lavanda, zafferano, rosa damascena – accanto al recupero di varietà autoctone adattative alle condizioni climatiche presenti e future, diventa azione di cura ecologica e di ricomposizione paesaggistica: un modo per rigenerare biodiversità e rafforzare identità locali, aprendo verso forme di collaborazione tra saperi che rafforzano la resilienza locale. La coltivazione assume così un valore culturale, simbolico e sociale, dove la gestione sostenibile dell’acqua si traduce in nuova economia di prossimità e in strumenti di rigenerazione produttiva.
Accanto all’aspetto agricolo, Agrivanda svolge un ruolo formativo e dimostrativo. Ogni anno, il campus ospita studenti, ricercatori e cittadini in percorsi di apprendimento e inclusione, promuovendo un approccio intergenerazionale alla cultura dell’acqua. Attraverso programmi educativi e attività con scuole e università, il progetto si configura come piattaforma di capacity building e di alfabetizzazione ecologica, capace di tradurre la sperimentazione scientifica in consapevolezza civica. L’iniziativa integra inoltre un sistema di biomonitoraggio basato sulle matrici apistiche: le api – circa 280 mila distribuite su un’area di 52 km² – come biosensori naturali, ci restituiscono un’immagine integrata della qualità dell’aria, dell’acqua e della vegetazione, offrendo un indicatore sensibile degli effetti del cambiamento climatico e dell’efficacia delle pratiche di rigenerazione.
Nel suo insieme, Agrivanda rappresenta un modello operativo, in cui innovazione e tradizione, infrastruttura tecnologica e paesaggio, si ricompongono in una visione sistemica. La gestione sostenibile dell’acqua diventa il fulcro di nuove alleanze tra agricoltori, ricercatori e cittadini, generando economie circolari e rafforzando la consapevolezza dell’acqua come bene comune e risorsa strategica. In un contesto di crescente vulnerabilità climatica, Agrivanda mostra come anche i territori marginali possano farsi motore di transizione ecologica, sperimentando pratiche di adattamento che trasformano la scarsità in opportunità e la crisi in occasione di rigenerazione.
Per un approccio alla resilienza idrica da un territorio marginale
Queste due esperienze, seppur diverse per scala, natura e orizzonte temporale, aprono un campo di riflessione su come operativamente tradurre la strategia europea sulla resilienza idrica12 nei territori rurali marginali come la Basilicata. ReclaiMEDland si colloca su un piano speculativo-strategico, dischiudendo un orizzonte di lungo periodo in cui il Water Urbanism diventa strumento per immaginare scenari di trasformazione e rigenerare paesaggi, economie e società. Agrivanda,invece, agisce come dimostratore operativo, attivando pratiche rigenerative a partire dalla gestione sostenibile dell’acqua alla scala locale, capaci di generare effetti immediati, concreti e replicabili. Nel loro confronto le due esperienze mostrano la necessità di intrecciare temporalità brevi e lunghe, conoscenze scientifiche e locali, soluzioni tecniche e immaginari culturali, micro-pratiche locali e visioni globali. È mettendo in dialogo questi aspetti che la resilienza idrica si emancipa da una logica di contenimento del rischio per farsi leva di metamorfosi13: dispositivo critico e generativo che, attraverso la crisi, apre verso scenari possibili di innovazione14.
Note
- U. Beck, Risk Society: Towards a New Modernity, SAGE Publications Ltd, London & New York 1992; U. Beck, How Climate Change Might Save the World: Metamorphosis, in “Harvard Design Magazine”, 39, 2014, pp. 88-98.
- U. Beck, The Metamorphosis of the World: How Climate Change is Transforming Our Concept of the World, Polity Press, Cambridge, UK & Malden, MA, U.S., 2016; U. Beck, Emancipatory catastrophism: What does it mean to climate change and risk society?, in “Current Sociology”, 63, 2014, pp. 75-88.
- J. Corner, Terra Fluxus, in C. Waldheim (a cura di), The Landscape Urbanism Reader, Princeton Architectural Press, New York, , 2006, pp. 21-34; C. Waldheim, Landscape As Urbanism: A General Theory, Princeton Architectural Press, New York, 2016.
- M. Mostafavi e G. Doherty (a cura di), Ecological Urbanism, Harvard University Graduate School of Design, Lars Müller Publishers, Baden, 2010.
- H. Meyer, I. Bobbink, S. Nijhuis (a cura di), Delta Urbanism. The Netherlands, Routledge, Abingdon, UK, and New York, 2017.
- Waggonner & Ball, Greater New Orleans Urban Water Plan, 2013.
- K.J. Yu, D.H. Li, Sponge City Theory and Practice, in “Journal of CCPR”, 39, 2015, pp. 26-36; H. Li, L. Ding, M. Ren, C. Li, H. Wang, Sponge City construction in China: A Survey of the Challenges and Opportunities, in “Water”, 9, 2017, p. 594.
- City of Copenhagen, Cloudburst Management Plan, 2012.
- A. Raffa, ReclaiMEDlanD(scapes). Ecologie climatiche tra adattamento, progetto e partecipazione, Milano, FEEM Report, 2025.
- Il progetto ReclaiMEDland, e successivi avanzamenti, è stato esposto in Terrae Aquae. L’Italia e l’intelligenza del Mare Padiglione Italia alla 19 Mostra Internazionale di Architettura-La Biennale di Venezia, 10 maggio-23 novembre 2025, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e curato da Guendalina Salimei.
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A. M. Giampietro, T. Perri e M. Scannone, Officinali e Smart Farming: la sfida circolare della bioeconomia, in “Equilibri Magazine”, 3 novembre 2022. -
European Commission, European Water Resilience Strategy, European Commission, Brussels, 2025. -
U. Beck, The Metamorphosis of the World, cit. -
Il contributo è il risultato della collaborazione degli autori nell’ambito del gruppo di ricerca Progetti Territorio di Fondazione Eni Enrico Mattei. In particolare, i paragrafi: Introduzione, ReclaiMEDland. Paesaggi…,Conclusioni sono attributi a A.R.; Agrivanda. Coltivare resilienza…è attribuito a T. Perri.