La rigenerazione green dei borghi italiani

La pandemia ha riacceso i riflettori sulle aree interne e sui borghi storici del nostro Paese, oggetto di grande attenzione nel PNRR.

Autore

Annalisa Percoco

Data

5 Settembre 2022

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6' di lettura

DATA

5 Settembre 2022

ARGOMENTO

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Premessa

Uno dei grandi temi dibattuti a seguito del lockdown riguarda la capacità di immaginare luoghi dove vivere insieme e, soprattutto, dove vivere insieme con ‘generosità’ nelle relazioni sociali e nel rapporto con l’ambiente. C’è una parola, tra le tante, che ritorna molto in questi dibattiti, una parola chiave da cui poter ripartire: prossimità.

Abbiamo sperimentato e recuperato il valore della comunità di cura, una dimensione che è precondizione, non esito, dello sviluppo socio-economico. La dimensione della prossimità e della comunità di cura, prima di questa crisi sanitaria relegata a una posizione marginale, si è riscoperta oggi determinante per il benessere, grazie a una rete capillare di relazioni sociali ‘positive’.

Senza dubbio la pandemia rappresenta un’opportunità per accelerare la rinascita delle aree periferiche. È una questione di qualità della vita e di dimensione più umana dello sviluppo. È questo il ritratto dei piccoli borghi e delle aree interne dell’Appennino, che sono la spina dorsale della nostra Italia. La bassa densità abitativa e produttiva, la grande disponibilità di spazio, la qualità ambientale di tali territori potrebbero rivelarsi degli ‘attrattori’ straordinari in epoca di distanziamento sociale.

Ma quali sono le azioni da intraprendere per riattivare e rigenerare gli spazi marginali e periferici? Quale lezione ci consegna la pandemia? Condividendo il rischio che il concetto di borgo porti con sé un rischio di eccesso di retorica, la discussione sui borghi deve riguardare una platea più ampia – che è quella dei paesi che costituiscono più in generale le aree interne.

Dove sta il valore di questi luoghi? Il loro vantaggio competitivo attuale è proprio nel territorio, inteso non solo in quanto paesaggio straordinario, ma anche nel patrimonio culturale materiale e, ancor più, nell’insieme dei saperi locali. La forma paese è la dimensione ideale per sperimentare qualità e green economy, circolarità dei saperi, coesione della comunità e forza dei territori, vedendo nella necessaria risposta al cambiamento climatico anche (e soprattutto) un’opportunità.

Lo smart working e il ‘ritorno’ come opportunità

Durante il lockdown, le tre aree su cui il concetto di smart ha inciso maggiormente rispetto alla lontananza dei servizi essenziali sono: smart working, didattica digitale, telemedicina. Lo smart working/south working è sicuramente una grande opportunità, ma con sé porta dei limiti che vanno ben considerati.

Secondo una ricerca svolta dall’ufficio studi Gabetti nel 2021 1 su un campione di 300 lavoratori, è emerso che lo smart working incide in modo significativo sulle scelte abitative. Ossia, per il 21% degli smart worker potrebbe significare il trasferimento nel comune di origine (centro e sud Italia), mentre l’8% in quello di origine nella stessa regione o in quelle limitrofe del nord.

Le ‘origini familiari’ costituiscono un driver importante nella scelta e, in questo contesto, tecnologia e connettività potrebbero aiutare i borghi e il Mezzogiorno ad attrarre capitale umano. La transizione verso nuovi stili di vita che guardano a un ritorno nei luoghi di origine, per generare impatti positivi sui territori, deve essere accompagnata da interventi di policy strategici. Si tratta di una rivoluzione culturale che non può essere concepita con interventi spot e monotematici, ma che deve essere foriera di una visione d’insieme tra policy, aziende, territori, comunità locali.

In questo scenario, un ruolo centrale può essere svolto proprio dai territori, chiamati a predisporsi ad accogliere gli smart workerLavorare da remoto diviene impossibile se non esistono le condizioni minime come connessioni digitali, trasporti, servizi per l’infanzia e spazi di coworking. Purtroppo i dati non depongono a favore del Mezzogiorno: secondo le stime del Ministero dello Sviluppo Economico, a fine 2019, solo 2 italiani su 3 vivevano in un’area coperta dalla banda larga, e solo 1 su 5 poteva invece accedere alla banda ultra-larga. Per concludere con i servizi per l’infanzia, oltre il 40% dei comuni italiani non è coperto da servizi di asili nido; di questo 40%, il 66% circa si trova nel Sud e nelle Isole.

Emerge chiaramente che la transizione verso un modello lavorativo flessibile e non legato alla presenza in ufficio è un’opportunità per il Sud solo se inserita in una transizione globale, capace di inquadrare il fenomeno con scelte di policy capaci di riattivare processi di rigenerazione dei luoghi e del capitale umano 2.

La possibilità di lavorare dove si vuole, aperta dalla diffusione sempre più ampia del lavoro da remoto e dallo smart working all’interno delle organizzazioni, sta intrecciando sempre più saldamente viaggio e vita 3.

Vivere viaggiando, che vuol dire scegliere dove vivere in base alle proprie esigenze personali, senza sacrificare l’aspetto e la soddisfazione lavorativi, sta diventando una possibilità concreta per un numero sempre più ampio di persone. Questa sorta di ‘prova generale’ sperimentata nelle ondate di pandemia ha dimostrato alla prova dei fatti che è una via percorribile. E potrebbe rappresentare anche una delle chiavi per programmare il futuro dell’Italia, e di parte del Mezzogiorno, come la meta ideale degli smart worker e dei nomadi digitali di tutto il mondo: un nuovo target globale, in crescita ed evoluzione continua.

Ciò richiede una visione condivisa, per proporsi nel mercato internazionale con una proposta strutturata, a cominciare dai motivi e dalle esigenze, non solo tecnologiche, che spingono i professionisti a spostarsi per lavorare da remoto.

Il Caso Basilicata, tra Smart Working e Smart Tourism

Per la Basilicata il settore turistico rappresenta un comparto fondamentale per lo sviluppo economico e occupazionale. Purtroppo, l’emergenza sanitaria ha investito la filiera del turismo generando alcune situazioni di particolare criticità, soprattutto nelle destinazioni turistiche come Matera, all’indomani del 2019, anno in cui ha svolto il ruolo di Capitale Europea della Cultura.

Nei mesi di lockdown, FEEM ha condotto un’indagine sul campo per indagare le potenzialità dello smart working, nella formula di south working, in termini di attivazione di nuovi e diversificati flussi turistici in Basilicata e, nello specifico, nella città di Matera e nei comuni dell’area interna contermine. L’indagine è stata condotta attraverso un questionario online, in forma anonima, elaborato tramite la piattaforma Survey Monkey.

Il tipo di campionamento adottato è quello ‘a cascata’, ‘non probabilistico’, con l’obiettivo di raggiungere il maggior numero possibile di rispondenti.
Dall’indagine effettuata sul campione complessivo di 300 lavoratori e lavoratrici emergono, innanzitutto, i vantaggi della modalità di lavoro da remoto e soprattutto le diverse opportunità offerte agli smart worker e i benefici derivanti dal lavoro agile. In generale, dal nostro ‘smart worker tipo’, l’esperienza dello smart working è stata apprezzata principalmente per la ‘cancellazione dei tempi morti degli spostamenti’ (51%), nella ‘migliore gestione dell’equilibrio tra vita personale e lavorativa’ (47%), il 40% in una ‘maggiore flessibilità’ e un 30% nel ‘minor costo della vita’, con un 29% nella ‘possibilità di trascorrere più tempo con la famiglia’ e un ulteriore 29% in una ‘scelta più ecosostenibile’.

Dunque, i benefici emersi riguardano soprattutto i temi della produttività e del bilanciamento vita familiare e vita lavorativa. Tra gli aspetti negativi, invece, è risultato chiaro ‘l’isolamento sociale’ (68%) e la ‘difficoltà a lavorare in gruppo’ (24%).

Di certo, più della metà degli intervistati ha dichiarato che andrebbe (o ritornerebbe) a vivere al Sud se gli fosse permesso di mantenere il lavoro da remoto. E la maggior parte sarebbe incline a spostarsi per lavoro nella Basilicata e a Matera (il 58%). Tra le destinazioni più citate dai rispondenti anche la Costa Jonica con Policoro, Metaponto, Nova Siri; oltre poi ad alcune località delle aree interne della provincia materana, tra cui Bernalda e Miglionico. Inoltre, riferimenti anche per la città di Potenza e località quali Maratea, Venosa e Melfi. Tra i fattori positivi nello spostamento, i principali sono: la ‘qualità della vita’ (59%), seguito dall’elemento ‘vicinanza alla famiglia di origine’ (45%) e il ‘costo e qualità della vita inferiore’ (41%). Per quanto riguarda gli svantaggi, risaltano le ‘minori opportunità di trovare lavoro’, i ‘minori servizi’ e ‘minore dotazione infrastrutturale’ (il 35%).

È interessante notare che tra gli elementi che potrebbero far lievitare ancor più la propensione a spostarsi nella destinazione lucana troviamo la detassazione parziale, come gli ‘incentivi per il rientro dei cervelli’ (35%) e il ‘collegamento da/per il Sud efficienti’ (32%). Inoltre, risultano moderatamente apprezzati una ‘buona offerta di servizi /attività culturali /ricreative’ (32%) e ‘possibilità di muoversi agevolmente sul territorio’ – per fare esperienze diversificate, attraverso itinerari turistici strutturati, un prodotto turistico acquistabile, offerta di servizi di intrattenimento per la famiglia (32%).

L’indagine restituisce un interesse potenziale per Matera e la Basilicata, trainato dalle caratteristiche proprie dei luoghi e della qualità della vita che esprimono; e sulla base di tali informazioni è possibile costruire un prodotto verticale in ottica smart tourism.

Conclusioni

L’indagine è proseguita, sulla base delle indicazioni emerse sul fronte della domanda potenziale, con la mappatura dei servizi turistici (ricettivi e non) e delle risorse turistiche della città di Matera, dell’area del Metapontino, dell’area Bradanica; necessari ai fini della costruzione del prodotto turistico risorse e servizi che rappresentano l’anima di una destinazione e il motivo che giustifica il viaggio e su cui costruire il vantaggio competitivo.
L’analisi condotta ci porta ad avanzare almeno due ipotesi di prodotti verticali per lo smart tourism, basati su differenti risorse, servizi e motivazioni: Matera, patrimonio Unesco e Il mare della costa ionica (aree di prossimità a Matera).

Le tendenze in atto, sia a livello internazionale sia nazionale, insieme ai dati elaborati nel corso dell’indagine e al lavoro di mappatura dei servizi (turistici e non) presenti sul territorio oggetto dello studio, suggeriscono di lavorare alla predisposizione di un vero prodotto turistico dedicato in Basilicata, che possa spingere il fenomeno turistico di Matera, nel periodo della sua legacy del titolo di Capitale Europea della Cultura del 2019, lungo itinerari alla scoperta dei tratti identitari delle aree interne della regione. La riattivazione di questi luoghi passa per il PNRR.

Abitiamo territori in transizione, che devono crescere in un nuovo patto tra zone rurali, montane, interne e urbane – in una transizione ecologica, digitale e culturale.

Note

  1. Smart Working e nuove esigenze abitative, Report Indagine, Ufficio Studi Gabetti, 2021
  2. RE ITALY Winter Forum, Il mercato immobiliare tra emergenza Covid-19 e smart working, Dipartimento Immobili e appalti della Banca d’Italia, 2021
  3. World Economic Forum, The Future of Jobs Report, 2020
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