Comunità Energetiche Rinnovabili. Esplorare le dashboard

Numeri, mappe e primati geografici per orientarsi nella transizione energetica.

Autore

Marta Castellini

Data

7 Luglio 2026

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5' di lettura

DATA

7 Luglio 2026

ARGOMENTO

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Nel 2024, quando l’intelligenza artificiale non faceva ancora parte della nostra quotidianità, ho coordinato per “Equilibri Magazine”, insieme a diversi autori, una linea editoriale dedicata alle comunità energetiche rinnovabili (CER). Il primo contributo, scritto con Marina Bertolini, si intitolava Comunità energetiche, oltre i decreti, le vere sfide.

Oggi è arrivato, finalmente, “il tempo dei decreti”. Con questo breve articolo colgo l’occasione per sperimentare uno strumento che nel 2024 mi sarebbe parso impensabile realizzare in così poco tempo: dashboard di dati interattive, costruite con il supporto dell’intelligenza artificiale. Dichiaro volentieri l’utilizzo di questo strumento, anche per riflettere sulla velocità delle trasformazioni tecnologiche in corso, sulle opportunità delle stesse e sull’euforia che spesso le accompagna 

I dati sulle CER, come molti dati pubblici, esistono già, pubblicati sul sito del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) in forma di elenchi e atti amministrativi. Il valore aggiunto di una dashboard non sta nel dato in sé, ma nella possibilità di renderlo esplorabile: filtrare per regione, confrontare province e comuni, seguendo l’evoluzione nel tempo. È una forma di trasparenza che diventa concretamente utile solo quando chiunque, non solo chi maneggia database, può interrogarla con un clic.

Ambiente e attese: la parabola della CER

Negli ultimi anni l’interesse per le CER è cresciuto sensibilmente, sia nel dibattito istituzionale sia nella società civile e nel mondo delle professioni. Ripensando a quella fase, e a come il contesto si sia evoluto, viene da pensare che, come spesso accade, sia più piacevole l’attesa di qualcosa che la sua effettiva realizzazione. Nel caso delle CER, l’entusiasmo iniziale è stato in parte raffreddato da una caratteristica in cui l’Italia eccelle rispetto ad altri paesi: la burocrazia.

A differenza dell’intelligenza artificiale, con cui possiamo sperimentare nell’immediato ogni volta che viene rilasciato un nuovo modello, il percorso di costituzione di una CER resta molto più lento. Questa attesa ha probabilmente messo alla prova la pazienza e la fiducia anche di chi, da anni, lavora per promuovere e realizzare concretamente questi modelli. Se sapremo aspettare, il sistema delle CER potrà diventare, nel tempo, una realtà importante per la gestione efficiente dell’energia in diversi ambiti, non solo quello ambientale, ma anche quello sociale, generando una catena di valore virtuosa per i territori.

Qualcosa, finalmente, si muove. I recenti atti di concessione lo confermano.

I numeri dei decreti: chi finanzia le comunità energetiche

Grazie al GSE è possibile mappare tutte le CER, e non solo, attive al 31 dicembre 2025 consultando l’elenco delle configurazioni pubblicato sul sito dell’ente.

Dal 12 maggio 2026 il GSE ha anche iniziato a pubblicare gli atti di concessione dei contributi in conto capitale destinati agli impianti, nuovi o ampliamenti di impianti esistenti, che saranno messi a disposizione delle CER e dei gruppi di auto consumatori (GAC) da parte di cittadini, piccole e medie imprese nei comuni con meno di 50.000 abitanti.

L’iniziativa fa parte della Missione 2, Componente 2, Investimento 1.2 del PNRR, dedicata alla promozione delle rinnovabili per le comunità energetiche e l’autoconsumo, che ha messo a disposizione 2,2 miliardi di euro per realizzare una potenza complessiva pari ad almeno 1,73 GW (fonte: GSE link). La scadenza per l’invio delle domande era il 30 novembre 2025.

Il contributo a fondo perduto può arrivare fino al 40% del valore dell’impianto per energie rinnovabili. Chi possiede l’impianto condivide l’energia prodotta con gli altri partecipanti all’iniziativa. Si tratta di un passaggio importante, perché anche coloro che non possiedono alcun impianto, possono quindi consumare energia pulita, prodotta da questi impianti e contribuendo ad aumentare l’autoconsumo complessivo e quindi incrementando il beneficio ambientale che ne deriva.

Va ricordato che gli atti fotografano impianti finanziati ma non ancora in esercizio: le regole della misura prevedono l’entrata in funzione entro 24 mesi dalla data di comunicazione dell’accordo di concessione, e comunque non oltre il termine del 31 dicembre 2027— è questa la finestra entro cui la potenza complessiva diventerà reale.

Ambiente in dati: la mappa dei primi della classe

Il contesto, naturalmente, è più complesso di quanto queste poche righe possano restituire, e le iniziative in campo sono molteplici. L’obiettivo di questo articolo è più circoscritto: rendere disponibile uno strumento che permette di osservare la distribuzione geografica della partecipazione all’iniziativa, sia in termini di potenza installata sia di contributo monetario assegnato.

Il dettaglio completo è disponibile nella dashboard nazionale e nelle dashboard regionali collegate. Chi desiderasse approfondire ulteriormente può consultare direttamente gli atti di concessione sul sito del GSE.

Tra gli elementi più interessanti che emergono navigando le dashboard ci sono, come sempre, “i primi della classe”, tra province e comuni.

Numeri, mappe e classifiche regionali offrono uno spaccato prezioso di come la transizione energetica si stia distribuendo sul territorio italiano, comune per comune, e permettono di seguire nel tempo l’evoluzione di un fenomeno che, atto dopo atto, comincia finalmente a prendere forma.

Come orientarsi tra le dashboard

Per chi si affaccia per la prima volta a questi strumenti, ecco alcuni suggerimenti su cosa cercare:

  • nella dashboard nazionale è possibile farsi un’idea d’insieme della distribuzione dei contributi tra le regioni e le province, individuando a colpo d’occhio le aree più attive;
  • nelle dashboard regionali il livello di dettaglio scende a livello comunale, utile per chi vuole capire cosa succede nel proprio territorio;
  • il confronto tra potenza installata e contributo monetario aiuta a distinguere i progetti più capital intensive da quelli più diffusi ma di taglia più contenuta;
  • l’aggiornamento periodico dei dati, legato alla pubblicazione di nuovi atti di concessione, rende utile tornare a consultare le dashboard nelle prossime settimane, man mano che il quadro si completa.
  • Per completezza ricordiamo che la misura di concessione dei contributi era riservata ai comuni al di sotto dei 50.000 abitanti.

Per il resto, buona navigazione tra i dati!

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