L’ultima vittima di Hiroshima, Günther Anders e l’atomica

Autore

Veronica Ronchi

Data

26 Settembre 2022

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5' di lettura

DATA

26 Settembre 2022

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Il 6 agosto del 1945 la bomba atomica viene scagliata sulla città di Hiroshima. 

Una data che rappresenta uno spartiacque nella storia dell’umanità: c’è un prima e un dopo. Un prima, dove le armi sono costruite per un obiettivo e un dopo, dove l’arma ha lo scopo di produrre distruzione di massa.

I morti nell’immediato sono tra i 70 e gli 80 mila, nei giorni seguenti saliranno a 200.

È da qui che entra in gioco una splendida vicenda umana, che si dipana tutta nel carteggio tra uno degli aviatori coinvolti nello sgancio di ‘little boy’, Claude Eatherly, e uno dei più interessanti filosofi del ‘900, Günther Anders (Günther Anders. L’ultima vittima di Hiroshima, Mimesis Edizioni, Milano 2016, pp. 256, €20.00). 

Il carteggio comincia nel giugno del 1959, quando Eatherly è rinchiuso in un ospedale psichiatrico attanagliato dai rimorsi di coscienza per il suo gesto. Ha tentato più volte il suicidio.

Si sente diverso Eatherly un mero esecutore materiale: il suo operato viene rielaborato interiormente con un grande senso di colpa, diversamente da molti dei gerarchi nazisti che, rispondendo all’ordine e quindi alla tecnica, traslano altrove le proprie evidenti responsabilità.

Anders coglie il grande dramma che pervade la mente di Eatherly e gli si avvicina: Eatherly non solo non accetta di essere celebrato come un eroe, ma ripudia ogni momento di quell’azione. Incoraggiato da Anders, in un atto di giustizia riparativa, scrive ai superstiti di Hisroshima, e alcune ragazze sfigurate dalla bomba gli rispondono di non nutrire per lui alcun rancore. Eatherly è una vittima della guerra come noi, scrivono. L’ultima vittima di Hiroshima.

E qui Anders rivela il suo genio. L’uomo, come esprime nel titolo uno dei suoi maggiori scritti, è antiquato, non è più al passo con i tempi. Sa costruire la bomba atomica ma non è in grado di comprendere i suoi effetti. La bomba atomica ci mette di fronte alla concreta possibilità che l’essere umano si estingua per mano dell’essere umano. 

Una possibilità sopita con gli anni, ma a cui ora nuovamente ci affacciamo.

Vivremo ancora? O saremo in grado di autodiustruggerci?

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