Nel suo saggio Siccità (Mondadori, 2023, €18,00), Giulio Boccaletti affronta una delle emergenze chiave del nostro tempo: la gestione dell’acqua in un Paese che si trova «alla frontiera del clima».

Il libro si apre con un’immagine dirompente: «nel marzo del 2022, dopo mesi di temperature elevate e precipitazioni sotto la norma, un carro armato è spuntato dalle secche del Po». È la fotografia di un’Italia che cambia, segnata da ondate di calore e alluvioni improvvise, non più eccezioni ma «la statistica di una nuova normalità».
Il punto di forza del volume è la capacità di intrecciare la cronaca degli eventi recenti con una riflessione più ampia sulla vulnerabilità strutturale del Paese. Boccaletti, tra i massimi esperti internazionali di risorse naturali e sicurezza ambientale, chiarisce che non stiamo vivendo una sequenza casuale di disastri, ma un cambiamento sistemico che investe economia, società e politica. Come ricorda l’autore, «la transizione ecologica sta già succedendo. Il sistema energetico è in trasformazione da tempo […] Immaginarsi che questa sia una moda passeggera vuol dire non aver capito il momento storico nel quale viviamo».
Il libro invita a spostare il focus dall’allarme episodico a una visione strategica. L’autore non si limita a descrivere la crisi, ma sottolinea la necessità di un approccio politico più concreto e meno frammentato: «serve una politica che affronti la realtà», ribadisce. Questo significa guardare alla gestione delle risorse idriche non solo come a una questione ambientale, ma come a una vera e propria questione di sicurezza nazionale, paragonabile a energia e difesa.
Un altro passaggio cruciale riguarda il linguaggio e la narrazione: «focalizzarsi sulla versione catastrofica del futuro può smuovere le coscienze ma non aiuta a prendere decisioni. La narrazione non deve solo raccontarci cosa succederà se falliamo, ma deve aiutarci a immaginare in che modo possiamo riuscire ad agire». Qui emerge con chiarezza l’approccio divulgativo di Boccaletti, capace di tenere insieme il rigore scientifico e la necessità di rendere comprensibili i problemi a un pubblico più vasto.
Dal punto di vista pratico, Siccità è una chiamata all’azione. Boccaletti individua tre priorità per l’Italia: rivedere la governance dell’acqua, oggi troppo frammentata; definire un piano di adattamento con progetti concreti, costi e coperture; e infine concepire l’adattamento come trasformazione economica, coinvolgendo i settori produttivi e ripensando l’agricoltura. «Non possiamo solo fare argini più alti o invasi più grandi. Dobbiamo chiederci che agricoltura vogliamo nel futuro, quale economia è compatibile con i cambiamenti in corso».
La forza narrativa del libro sta anche nel ritmo da reportage: il Po prosciugato, le alluvioni in Romagna, la modifica della Costituzione in senso ambientale. Tutti elementi che rendono tangibile il nesso tra politica e natura. Allo stesso tempo, il volume lascia al lettore la consapevolezza che non esistono soluzioni facili: «alla fine, l’ambientalismo non è solo e neanche prevalentemente una scelta sui consumi. È un atto civico, una pratica di partecipazione di cittadini che vedono nell’ambiente la propria casa comune».
Siccità è un’opera che non si limita a denunciare i rischi del cambiamento climatico, ma chiede di ridefinire il rapporto tra società e natura. Boccaletti mette in luce i nodi strutturali e politici di un’Italia fragile, ma anche le opportunità di una transizione che non è più rinviabile. Con linguaggio chiaro e immagini potenti, arricchite da una visione strategica, il libro si conferma un contributo fondamentale al dibattito pubblico: un testo che dovrebbero leggere non solo gli appassionati di ambiente, ma chiunque abbia responsabilità di governo.