USA: l’instabilità del ‘perno’ occidentale

Atomizzazione della società, polarizzazione politica, erosione delle istituzioni, diseguaglianze economiche: il modello statunitense è oggi pericolante.

Autore

Alessandro Leonardi

Data

6 Gennaio 2025

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5' di lettura

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6 Gennaio 2025

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Da diversi anni si susseguono numerose opere focalizzate sul possibile declino del potere egemonico americano e l’ascesa di un mondo multipolare, a-polare o caotico. Ma se da una parte la fase della superpotenza solitaria degli anni ’90 si è conclusa, dall’altra i segnali più evidenti di una crisi profonda del modello statunitense provengono principalmente dalle sue strutture interne. 

La più potente liberal-democrazia occidentale presenta una condizione dominata da una fortissima polarizzazione politica, con una continua erosione delle sue istituzioni, una delegittimazione strisciante dei vari apparati federali e un’atomizzazione della società, che ha raggiunto livelli estremi. Il notevole livello di tensione ha suscitato numerosi allarmi anche negli alleati e nei Paesi confinanti, con il Canada che ha considerato la possibilità di una nuova “guerra civile americana” all’interno di uno dei suoi documenti strategici. 

Dall’assalto al Campidoglio, avvenuto nel gennaio del 2021, la retorica sul futuro conflitto interno è entrata pienamente nel discorso nazionale, con politologi ed esperti impegnati a denunciare la deriva verso la violenza settaria in quello che è uno dei Paesi con più armi al mondo. Ormai una parte della popolazione ritiene legittimo l’uso della forza per cambiare gli assetti statali, mentre un fenomeno marginale come quello dei “survivalisti” ha finito per contagiare milioni di persone spaventate da un possibile collasso nazionale. 

Ma la profonda fase di destabilizzazione che stanno vivendo gli USA è solo il culmine di una serie di multiple crisi in corso da decenni, dalle diseguaglianze economiche all’epidemia da oppioidi, che hanno corroso la fiducia nel processo democratico, sempre più spinto verso una svolta pienamente oligarchica. L’ultima elezione presidenziale, la più costosa di sempre, ha reso evidente e manifesta la piena ingerenza dei vari potentati economici, tecnologici e finanziari nel processo democratico, che da sempre hanno influenzato in diversi modi il sistema politico americano. Inoltre, la diretta partecipazione politica di Elon Musk ha inaugurato l’ascesa al potere dell’accelerazione reazionaria, che secondo il politologo Lorenzo Castellani contraddistinguerà la nuova presidenza trumpiana.

La saldatura dei tecno-liberisti della Silicon Valley con le parti più conservatrici e reazionarie del Paese, probabilmente proverà a trasformare e stabilizzare la Repubblica americana in chiave maggiormente autoritaria: da una parte sarà attuata una deregulation in campo industriale-finanziario a favore delle élite al comando, mentre alle comunità rurali verrà garantita la svolta culturale contro le fazioni liberal-progressiste. Nel frattempo la presidenza Trump proverà a rendere nettamente più forte il potere dell’esecutivo, diminuendo l’efficacia dei contrappesi rimasti, rivoluzionando allo stesso tempo il personale dei diversi apparati federali. Un modus operandi che secondo alcuni esperti ricorda l’avvento delle “democrature”, dove gli assetti costituzionali democratici vengono progressivamente erosi senza sfociare in un’esplicita dittatura. 
Sicuramente la netta vittoria alle presidenziali di novembre costituisce un’ulteriore spinta per i vari movimenti reazionari occidentali, specialmente quelli europei, alle prese con una fase internazionale alquanto turbolenta contrassegnata da molteplici guerre e competizione serrata fra le maggiori Potenze.

In questo contesto la diarchia Musk-Trump promette una nuova alba occidentale votata al salto verso lo Spazio e il Transumanesimo, ma le profonde crisi in seno alla società americana sono talmente strutturali che difficilmente potranno essere sanate da un nuovo sistema oligarchico. La frammentazione delle componenti socio-politiche americane continuerà indipendentemente dal corso trumpiano, mentre le distorsioni finanziarie, gli impatti della crisi climatica-ambientale, il degrado socio-psicologico e la sfida portata dai nuovi poli globali metterà sotto ulteriore pressione il pericolante modello statunitense.

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