Povertà e disuguaglianze ambientali

Tra Stati Uniti ed Europa, le disparità nell’esposizione all’inquinamento colpiscono maggiormente i gruppi della popolazione a basso reddito e le minoranze etniche.

Autore

Alessandra Drigo

Data

7 Maggio 2024

AUTORE

TEMPO DI LETTURA

6' di lettura

DATA

7 Maggio 2024

ARGOMENTO

CONDIVIDI

Quando si pensa alla diseguaglianza economica, è facile immaginare che si tratti della disparità di reddito o ricchezza tra gli individui all’interno di una società. Quando si parla invece di diseguaglianza ambientale, l’associazione potrebbe essere meno semplice e immediata. 

L’origine: i fatti di Warren County, North Carolina (Usa)

Cosa si intende esattamente con ‘disuguaglianza ambientale’? Per comprenderlo, dobbiamo muoverci nel tempo e nello spazio: ci troviamo in North Carolina, nel 1978, dove si sta decidendo il sito di discarica per circa 117.35 tonnellate di policlorobifenile (PCB), una sostanza altamente inquinante. Vengono selezionate una discarica pubblica nella contea di Chatham e una proprietà recentemente pignorata nella contea di Warren, nonostante quest’ultima presentasse una falda poco profonda che la rendeva meno idonea. In particolare, la contea di Warren era abitata per il 60% da persone afroamericane, e il 25% delle famiglie era al di sotto della soglia di povertà, mentre le cifre corrispondenti per la contea di Chatham erano significativamente più basse. A seguito della decisione finale di scaricare il rifiuto inquinato nel suolo della contea di Warren, numerose proteste di risonanza nazionale hanno dato origine al movimento per la giustizia ambientale1. Da lì, si è cominciato a indagare sulla composizione etnica delle comunità vicine alle principali discariche di rifiuti pericolosi e il tema ha progressivamente ricevuto interesse fino ad assumere rilevanza accademica. A oggi gli Stati Uniti sono i più avanzati per produzione di studi scientifici volti a indagare l’associazione tra inquinamento, povertà e appartenenza a una minoranza etnica (afroamericana, latina, nativa, asiatica ecc.), verificando se le aree esposte ad alti livelli di inquinamento sono sistematicamente popolate dai gruppi sociali più svantaggiati. 

Quando vi sono disuguaglianze nell’esposizione all’inquinamento attribuibili all’appartenenza a una classe sociale povera o all’essere parte di una minoranza, siamo di fronte a una disuguaglianza ambientale. L’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti (EPA) definisce la giustizia ambientale come «il trattamento equo e il coinvolgimento significativo di tutte le persone, indipendentemente da reddito, colore della pelle, origine nazionale, affiliazione tribale o disabilità, nei processi decisionali riguardanti la salute umana e l’ambiente». Questo per garantire che le persone siano pienamente protette da impatti cumulativi di esposizione all’inquinamento e altre forme di discriminazione strutturale, promuovendo un accesso equo a un ambiente sano per vivere.  

Individuare e quantificare la disuguaglianza ambientale

Negli Stati Uniti, un primo filone di studi ha portato alla luce la correlazione tra le caratteristiche socio-economiche dei residenti e l’ubicazione di siti particolarmente inquinanti identificati nel ‘Toxic Release Inventory (TRI)’, il database nazionale istituito per legge che richiede alle strutture private e governative di comunicare annualmente la quantità di inquinanti emessi. Lo studio di Banhzaf et al. (2019) per esempio, ha guardato alla localizzazione dei siti registrati nel TRI nella Carolina del Nord nel 2010, rivelando una distribuzione sproporzionata di tali siti nelle sezioni di censimento abitate dai residenti a basso reddito. Nel dettaglio, il 63% dei siti registrati nel TRI della contea opera in sezioni di censimento con reddito pro capite inferiore a 21.000 dollari. Nello studio di Mohai e Saha2, che copre un periodo di cinquant’anni nello Stato del Michigan, si è riscontrata una persistente localizzazione degli impianti di trattamento, stoccaggio e smaltimento per rifiuti pericolosi in quartieri composti prevalentemente da residenti della classe operaia e persone non-bianche, individuando come tali disparità siano aumentate in modo significativo durante gli anni Settanta e Ottanta. 

Nonostante gli studi sulla composizione socio-demografica dei residenti vicino a siti inquinanti evidenzino correlazioni significative, è stato grazie all’utilizzo di dati provenienti da stazioni di monitoraggio e informazioni satellitari che analisi più recenti hanno confermato l’esistenza di disuguaglianze ambientali sistematiche per i gruppi sociali più svantaggiati su scala nazionale. 

Per il periodo 2000-2016, Jbaily et al. (2020)3 ha mostrato che le aree corrispondenti ai codici di avviamento postale degli Stati Uniti (circa 32.000) con forte presenza di bianchi e nativi americani sono state costantemente esposte a livelli medi di PM2,5 inferiori rispetto alle aree con maggiore concentrazione di residenti di afroamericani, asiatici e ispanici/latini. Parallelamente, nel periodo 2004-2016, le aree con individui a basso reddito hanno registrato livelli medi di PM2,5 più elevati. I settori dell’industria, i veicoli leggeri a benzina, l’edilizia e i veicoli pesanti diesel sono stati identificati tra le maggiori fonti di disparità di esposizione a PM2,54. In generale, tale fenomeno di disuguaglianza ambientale è stato definito come sistemico, sottolineando come le disparità di esposizione razziale-etnica siano persistite anche quando l’esposizione nazionale complessiva è diminuita.  

Le disuguaglianze ambientali esistono in Europa? Risultati e sfide future 

In Europa l’evidenza delle disuguaglianze ambientali è generalmente meno chiara. Le società europee presentano una segregazione spaziale significativamente più ridotta, rendendo meno evidenti le disuguaglianze ambientali, soprattutto nella dimensione razziale. A ogni modo, sebbene gli studi di queste correlazioni siano ancora in fase iniziale rispetto agli Stati Uniti, i più recenti hanno evidenziato l’esistenza di disuguaglianze ambientali anche nel contesto europeo. 

In Germania, tramite le informazioni del censimento tedesco del 2011 e le emissioni puntuali di 4971 industrie registrate nello European Pollutant Release and Transfer Register5, si è trovato che le aree con più alta concentrazione di minoranze straniere sono situate più vicino agli impianti industriali, specialmente nelle aree urbane6. Analizzando le aree adiacenti ai 247 impianti E-PRTR in Austria nel 2013, si è riscontrato che i quartieri entro un chilometro dal sito includono più immigrati, meno persone con titoli di studio universitari e spazi abitativi più piccoli rispetto alle aree esterne. Mentre a Vienna le disparità rilevate sono minori, la situazione al di fuori della capitale si allinea ai risultati statunitensi. 

L’individuazione di similitudini tra le disuguaglianze ambientali in Europa e negli Stati Uniti, sebbene con differenze di scala, solleva diverse questioni fondamentali. È possibile che i meccanismi di formazione alla base di queste disparità siano analoghe tra i due continenti? Come ha contribuito a tali disparità il contesto storico dell’industrializzazione e della pianificazione urbana? 

Per acquisire una comprensione completa dei meccanismi che stanno alla base della progressiva formazione delle disuguaglianze ambientali, sono necessarie ulteriori ricerche. Questo è essenziale anche per orientare efficacemente l’impegno politico verso la risoluzione di tale problema, fondamentale per progredire con equità verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Note

  1. S. Banzhaf, L. Ma, C. Timmins, Environmental justice: The economics of race, place, and pollution, in «Journal of Economic Perspectives», vol. 33, n. 1, 2019, pp. 185-208.
  2. P. Mohai, R. Saha, Racial inequality in the distribution of hazardous waste: A national-level reassessment, in «Social problems», vol. 54, n. 3, 2007, pp. 343-370.
  3. A. Jbaily, X. Zhou, J. Liu, T.H. Lee, L. Kamareddine, S. Verguet, F. Dominici, Air pollution exposure disparities across US population and income groups, in «Nature», vol. 601, 2022, pp. 228-233.
  4. C.W. Tessum, D.A. Paolella, S.E. Chambliss, J.S. Apte, J.D Hill, J.D. Marshall, PM2. 5 polluters disproportionately and systemically affect people of color in the United States, in «Science advances», vol. 7, n. 18, 2021, eabf4491.
  5. Il registro gestito dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) che raccoglie e pubblica informazioni sulle emissioni e sul trasferimento di inquinanti da parte di industrie e altre fonti di emissione in Europa.
  6. T. Rüttenauer, Neighbours matter: a nation-wide small-area assessment of environmental inequality in Germany, in «Social Science Research», vol. 70, 2018, pp. 198-211.
Leggi anche
Società
Viva Voce
4′ di lettura

Web e social media data: la brand reputation nell’era della sostenibilità

di Federica Carbone
Società
Coordinate
6′ di lettura

La biodiversità della creatività

di Paolo Perulli
Società
Freccette
5′ di lettura

Italia: nazione precorritrice del declino occidentale?

di Alessandro Leonardi
Società
Viva Voce

Web e social media data: la brand reputation nell’era della sostenibilità

di Federica Carbone
4′ di lettura
Economia
Viva Voce

Abbigliamento circolare per l’outdoor

di Giulio Piovanelli
5′ di lettura
Scienza
Viva Voce

La bioeconomia che verrà

di Stefano Bertacchi
4′ di lettura
Società
Viva Voce

La sfida delle monete complementari italiane 

di Cristina Toti
8′ di lettura
Scienza
Viva Voce

Virus biotech per la medicina

di Stefano Bertacchi
5′ di lettura
Clima
Viva Voce

Recupero di terre rare da RAEE: progressi e criticità

di Sergio Corbetta, Enrico Folin
5′ di lettura

Credits

Ux Design: Susanna Legrenzi
Grafica: Maurizio Maselli / Artworkweb
Web development: Synesthesia