Storia e nuove frontiere dell’edilizia sostenibile

Per molti decenni il solo criterio con cui si è giudicato un edificio, quindi un’architettura, è stato il suo lato estetico, sintetizzato nella dicotomia concettuale bello-brutto.

Autore

Andrea Dell'Orto

Data

30 Gennaio 2023

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5' di lettura

DATA

30 Gennaio 2023

ARGOMENTO

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Solo recentemente, guardandoci alle spalle, abbiamo scoperto un’edilizia che raramente ha incarnato il concetto di bello come valore da tramandare, raggiungendo esempi di rara bruttezza, che si sommavano a scarsa funzionalità, cattiva tecnica edilizia, utilizzo di materiali insalubri, poco durevoli e per nulla sostenibili. Cambiando il fattore di scala, ne sono conseguite città poco funzionali, poco vivibili, inquinate e inadatte ad aggregare persone, non a misura d’uomo, in cui la relazione tra uomo e ambiente risultava del tutto casuale.

Cosa c’entra tutto ciò con l’edilizia sostenibile? 

Bellezza, funzionalità, salubrità, ambiente, socialità sono tutte declinazioni del concetto più ampio di sostenibilità. Un sistema complesso che include aspetti ambientali, ma anche economici e sociali, che l’architettura a livello culturale e l’edilizia a livello realizzativa devo soddisfare.

Insomma, guardare l’edilizia del passato, ma anche in parte del presente, spiega lo scenario distopico attuale, indicato di contro la lettura di possibili futuri possibili, che vedono nel paradigma della sostenibilità la sola via di salvezza.

Soffermandoci anche solo sul tema ambientale, basta ricordare che l’edilizia è al terzo posto come settore a più elevato impatto ambientale. Questo triste risultato è legato a elevate emissioni di CO2 e utilizzo di energia, elevato impiego di materie prime e di acqua potabile. Inoltre, i rifiuti di cantiere sono considerati ‘speciali’ e spesso il conferimento in discarica di avanzi di materiale ha costi superiori all’acquisto del materiale stesso, in quando lo smaltimento è difficoltoso oltre che costoso.

Inoltre, il settore è poco efficiente, per via anche del ruolo poco importante che viene riservato alla fase di progettazione, all’assenza di ruoli intermedi in cantiere e a competenze e cultura tecnica delle maestranze inferiore a quella di altri settori produttivi e alla presenza di poche realtà veramente strutturate, a fronte di molte micro-imprese.

Mettendo insieme tutti questi elementi si definisce uno scenario di settore poco propenso all’innovazione e al cambio di paradigma, in funzione del più sicuro adagio ‘si è sempre fatto così’. Ne deriva che l’obiettivo di dar vita a un’edilizia più sostenibile è vista più come un fastidio rispetto a un’opportunità per crescere.

In realtà, tra le righe delle criticità sopra esposte si nascondono, per chi le vuole leggere, anche alcune possibili soluzioni per una rapida inversione di tendenza.

Dando per scontato, in quanto considerato obbligo di legge, il tema dell’efficientamento energetico, sono molti gli ambiti di miglioramento a portata di mano dell’edilizia: dal maggior impiego di materiali da fonte rinnovabile di origine non petrolchimica e capaci di stoccare CO2, a bassa energia grigia, (legno strutturale, isolanti naturali a base vegetale), fino a un maggior ruolo della progettazione, alla costruzione di saperi intermedi, alla costituzione di aziende più strutturate, capaci di ottimizzare processi, risorse e rifiuti. In questo senso, l’obiettivo di puntare su sistemi costruttivi a secco, quindi montabili e smontabili senza generazione di scarti e rifiuti sarà un traguardo fondamentale, in parte già ottenibile con l’edilizia in legno, anche per far fronte alla necessità di adeguare periodicamente interi isolati, quartieri e città.

Solo con obiettivi chiari e di lungo periodo, creazione di una cultura della sostenibilità diffusa, promozione di filiere locali efficienti, sostegni governativi alla ricerca e all’impiego di materiali sostenibili, unitamente a sistemi certificativi credibili in grado di rendere le scelte di committenti e progettisti più consapevoli verso l’ambiente, questo settore potrà crescere, ponendosi l’obiettivo di essere più sostenibile a livello ambientale, sociale ed economico.

Da questo punto di vista, la prossima introduzione dei fattori ESG come requisito di bilancio delle aziende obbligherà le imprese più grosse ad essere e a vivere in modo più sostenibile e quelle più piccole a dover dimostrare ‘pro quota’ la propria sostenibilità, nello spirito della cultura blockchain. 

Meglio capirlo per tempo e, per dirla con gli argomenti cari a chi sostiene che l’obiettivo della sostenibilità sia un inutile, ulteriore limite allo sviluppo del profitto, va ricordato che la sostenibilità, invece, è un mezzo per guadagnare in efficienza e quindi in competitività. E, come effetto ulteriore, avrebbe anche una diffusa creazione di prosperità e non solo di profitto.

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