La transizione non è per tutti

Autore

Domenico Lombardi

Data

1 Aprile 2026

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4' di lettura

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1 Aprile 2026

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La competizione per l’accesso a risorse strategiche per realizzare la transizione energetica, come litio, cobalto, nichel e terre rare, è già oggi un elemento cruciale delle dinamiche geo-economiche dei prossimi decenni: influenzerà gli equilibri industriali e tecnologici, ma anche le relazioni geopolitiche tra le principali potenze economiche.

Negli ultimi anni, la crescente accelerazione della transizione energetica globale ha riportato al centro del dibattito economico e geopolitico il tema dell’accesso alle materie prime critiche. Minerali come litio, cobalto, nichel e terre rare rappresentano infatti componenti essenziali per lo sviluppo delle tecnologie necessarie alla de-carbonizzazione delle economie avanzate, tra cui batterie per veicoli elettrici, sistemi di accumulo energetico, turbine eoliche e pannelli fotovoltaici. In questo contesto, la sicurezza delle catene di approvvigionamento di tali risorse sta assumendo una crescente rilevanza strategica per governi e industrie, trasformando le materie prime critiche in uno degli elementi centrali della competizione geo-economica globale.

La concentrazione geografica delle risorse: il dominio della Cina

Secondo analisi dell’International Energy Agency, le catene globali di approvvigionamento dei minerali critici risultano oggi fortemente concentrate, con i tre principali Paesi raffinatori che controllano circa l’86% della produzione di molti materiali strategici. In particolare, la Cina detiene una posizione dominante nelle fasi di raffinazione e lavorazione delle terre rare e di numerosi metalli utilizzati nelle tecnologie energetiche avanzate. I minerali critici sono essenziali per una vasta gamma di tecnologie energetiche odierne e per l’economia in generale. La crescente domanda di materie prime legate alla transizione energetica rende quindi sempre più urgente lo sviluppo di strategie di diversificazione delle forniture e di rafforzamento della resilienza delle supply chains, soprattutto per economie fortemente importatrici come quelle dell’Unione Europea.

La Cina detiene una posizione dominante nelle filiere globali dei minerali critici, controllando gran parte delle attività di raffinazione e lavorazione delle terre rare e di numerosi materiali utilizzati nelle tecnologie energetiche avanzate. Nell’attuale contesto geopolitico teso, i minerali critici hanno rapidamente acquisito importanza nell’agenda politica, affermandosi come elemento fondamentale nella sicurezza energetica ed economica. 

Non si tratta più solo di una preoccupazione teorica. Per le terre rare utilizzate nei magneti per vari settori industriali, in particolare neodimio, praseodimio, disprosio e terbio, la Cina ha rappresentato circa il 60% della produzione mineraria globale nel 2024, seguita da Myanmar, Australia e Stati Uniti. Il dominio cinese è ancora più evidente nelle fasi di separazione e raffinazione, dove rappresenta circa il 91% della produzione globale, con la Malesia al secondo posto, a notevole distanza. Il controllo di ampie quote della raffinazione e della lavorazione di minerali strategici conferisce infatti a Pechino una significativa leva economica e industriale in settori chiave per la transizione energetica. 

La strategia dell’Europa per ridurre la dipendenza delle materie prime critiche

Per far fronte ai rischi derivanti dalla concentrazione geografica delle filiere produttive, l’Unione Europea ha avviato negli ultimi anni una serie di iniziative volte a rafforzare la sicurezza delle proprie catene di approvvigionamento. In particolare, il Critical Raw Materials Act mira a sviluppare una filiera europea più resiliente attraverso l’aumento della produzione interna, il rafforzamento delle capacità di lavorazione e il potenziamento delle attività di riciclo. 

Le materie prime critiche sono essenziali per gli obiettivi UE in materia di energie rinnovabili, digitalizzazione, spazio e difesa. Sebbene l’Unione Europea non potrà mai essere autosufficiente, punta a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento. Attualmente, l’Europa dipende esclusivamente da un unico Paese per alcune materie prime: Cina, Turchia e Sudafrica, che forniscono all’Unione Europea elementi delle terre rare pesanti come boro e platino. Le iniziative promosse per rafforzare la sicurezza delle catene di approvvigionamento delle materie prime critiche rappresentano un passaggio fondamentale per sostenere la transizione energetica e la competitività industriale del continente. 

La crescente centralità delle materie prime critiche nel sistema energetico globale evidenzia come la transizione verso modelli di sviluppo più sostenibili non rappresenti soltanto una sfida tecnologica e ambientale, ma anche una questione profondamente geo-economica. Minerali come litio, cobalto e terre rare sono infatti destinati a svolgere un ruolo sempre più strategico nello sviluppo delle tecnologie necessarie alla de-carbonizzazione delle economie avanzate, rendendo la sicurezza delle catene di approvvigionamento una priorità per governi e industrie.

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