L’adattamento climatico in Italia: a che punto siamo?

Uno sguardo d’insieme dal Piano Nazionale alle declinazioni sub-regionali.

Autore

Filippo Magni, Vittoria Ridolfi

Data

22 Agosto 2023

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5' di lettura

DATA

22 Agosto 2023

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«Our task is to make trouble, to stir up potent response to devastating events, as well as to settle troubled waters and rebuild quiet places.

[Il nostro obiettivo è generare disordine, sollevare una potente reazione di fronte a eventi devastanti, e allo stesso tempo placare acque turbolente e ricostruire luoghi tranquilli]» 1

Ad oggi gli agglomerati urbani sono teatro di innovazione, sviluppo, vita, ma anche di disparità, conflitto, disuguaglianza. Nell’ambito della disciplina di governo del territorio sono molteplici le battaglie da intraprendere al fine di costruire un futuro migliore. A tal proposito una delle sfide più urgenti al momento è proprio quella contro il cambiamento climatico. Mentre fino a qualche decennio fa, tale problematica sembrava silente, ad oggi il clima che cambia ha un volto ben chiaro e tangibile. Negli ultimi anni tanti territori in ogni parte del mondo sono stati completamente distrutti a causa del cambiamento climatico, e con essi anche un elevato numero di comunità.

Tale lotta non può più essere rimandata: deve essere una priorità. Nel campo della pianificazione territoriale, ma non solo, la tematica ambientale è diventata sempre più presente e diffusa, portando alla realizzazione di piani, programmi e strategie che puntano sia ad una maggiore sensibilizzazione climatica sia a una vera e propria azione adattiva sul territorio. Anche l’Italia si è dedicata negli anni al recepimento sempre più accorto delle strategie europee in ambito di lotta al cambiamento climatico, adottando strumenti e documenti appositi per agire in modo attivo ed efficace sulla maggior parte dei diversi sistemi urbani. Ciò che emerge, tuttavia, da tali strumenti, indubbiamente utili, è la loro natura prettamente volontaria: le politiche locali di adattamento che vengono adottate al fine di rendere il territorio maggiormente resiliente, si basano principalmente su una scelta politica di dedicarsi o meno alla lotta al cambiamento climatico. Nonostante i virtuosi risultati di molti comuni italiani in tale ambito, l’adattamento climatico è, ad oggi, così urgente da dover essere trattato con accortezza e priorità di azione, evitando di delegare la sua attuazione ad una scelta volontaristica locale, ma anzi integrandolo attivamente negli strumenti di pianificazione urbanistica ordinari, seguendo un processo multiscalare. La pianificazione urbanistica e territoriale diviene dunque fondamentale per attuare la volontà di rendere resiliente un sistema urbano: risulta di rilevante importanza conoscere il contesto territoriale al fine di prevedere i possibili sviluppi e dialogare con l’incertezza, considerandola parte integrante del sistema da tenere in considerazione.

L’adattamento climatico in Italia: come ci stiamo muovendo?

Per avere una completa overview di come ad oggi si sta ponendo il contesto italiano in ottica di adattamento climatico, è necessario però partire da una scala molto più ampia, domandandosi dunque: a che punto siamo in Europa?

Le due Strategie di Adattamento dell’Unione Europea, la prima del 20132 e la seconda pubblicata nel 20213, hanno infatti proposto delle linee di indirizzo, al fine di guidare ogni Stato Membro verso la costruzione di strategie e azioni per attuare la resilienza climatica, promuovendo attivamente la conoscenza e lo studio in materia di adattamento. Sta dunque alle diverse nazioni europee recepire tali indicazioni e intraprendere adeguate iniziative per la costruzione di una propria governance adattativa in grado di rendere il proprio territorio resiliente. Ciò ha permesso l’attivazione quasi immediata dell’Italia.

Nel 2015, infatti, viene adottata in Italia la Strategia nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SNACC)4, seguita nel 2016, dall’avvio della lunga elaborazione del Piano Nazionale di Adattamento (PNACC)5 che ha portato alla pubblicazione della prima bozza nel 2018 e infine alla sua recente pubblicazione nel 2022. Tali documenti propongono un quadro conoscitivo in grado di studiare le dinamiche del territorio in modo funzionale al fine di costruire strategie e indicazioni che permettano di identificare le diverse opzioni di adattamento.

La Strategia nazionale di adattamento e il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici sono, dunque, documenti di indirizzo generale e non impositivi per i territori, i quali dovranno poi identificare gli elementi necessari per rendere attuative le azioni individuate nello specifico contesto di riferimento. Successivamente si atterra sul livello regionale. L’Annuario dei Dati Ambientali6 del novembre 2018, report elaborato da ISPRA7, illustrava come solamente tre regioni italiane avessero adottato una strategia regionale o un piano regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, mentre otto regioni su venti hanno attivato il percorso di redazione. Sulla base di tale studio, è stato possibile analizzare la situazione attuale (fig.1): ad oggi, sono otto le regioni che hanno adottato una Strategia Regionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Lombardia, Abruzzo, Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana, Piemonte, Valle d’Aosta e Lazio), mentre la Sicilia ha adottato le Linee guida per la strategia regionale per l’adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici e la regione Veneto invece, ha predisposto le Linee guida per le strategie di adattamento al cambiamento climatico. La Lombardia ha previsto l’adozione anche del PRACC, mentre la regione Abruzzo ha già adottato, invece, delle Linee Guida Regionali per il Piano regionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Molte regioni stanno attualmente redigendo i loro piani o la loro strategia: Friuli Venezia-Giulia, Liguria, Molise, Trentino-Alto Adige e Puglia prevedono la futura adozione della SRACC, mentre Abruzzo e Marche del PRACC. Le regioni Basilicata, Calabria, Campania e Umbria ad oggi non posseggono né un piano di adattamento né una strategia. È interessante notare come ben sedici regioni italiane sulle venti totali posseggono o stanno adottando strategie o piani di adattamento ai cambiamenti climatici, pur non avendo norme o decreti nazionali di carattere impositivo.

Il livello metropolitano: uno spazio d’azione per sostenere la scala locale

Dati i notevoli passi in avanti delle regioni italiane in ottica di adattamento climatico, sta dunque alla scala metropolitana provare da una parte a recepire tali indirizzi strategici regionali, e dall’altra riuscire a coordinare la pianificazione urbanistica locale. Le città metropolitane, infatti, offrono molteplici opportunità in ottica di adattamento climatico. È interessante ricordare che gli impatti del clima che cambia non tengono conto dei limiti amministrativi: riuscire a proporre strategie e azioni su un territorio vasto come quello sovracomunale permette di esercitare l’adattamento in modo unitario e tangibile, fornendo alle diverse realtà locali soluzioni condivise.

A livello di strumenti di governo del territorio, la legge Delrio 56/20148, legge madre delle città metropolitane, attribuisce al livello metropolitano le funzioni fondamentali proprie quali la redazione del Piano Strategico Metropolitano (PSM), di carattere triennale, e il Piano Territoriale Metropolitano (PTM). Per legge, dunque, ogni città metropolitana deve dotarsi di tali strumenti di governo del territorio, ma la scelta di prevedere al loro interno indicazioni per promuovere l’adattamento e la mitigazione è prettamente volontaria. Ad oggi, sono undici le città metropolitane che trattano tale tematica all’interno del loro Piano Strategico Metropolitano.

A livello operativo, invece, sono Milano, Napoli, Torino e Bologna ad aver adottato un Piano Territoriale Metropolitano che presenta una vera e propria visione operativa delle strategie virtuose delineate dal PSM, traducendole sul territorio (fig.2). La scelta, seppur volontaria, di proporre una vision adattiva delle diverse città metropolitane, risulta indubbiamente rivoluzionaria rispetto a pochi anni fa: l’adattamento climatico sta gradualmente diventando una priorità, al pari di tutte le altre tematiche affrontate all’interno della disciplina urbanistica. 

L’adattamento climatico: una priorità trans-scalare

Infine, a livello locale sono molte le realtà italiane che si sono recentemente attivate, grazie alla costruzione di piani o programmi comunali di adattamento. Tale operatività risulta sicuramente innovativa e più che apprezzabile: d’altronde è proprio la scala locale che dovrà concretamente ‘affrontare’ le sfide climatiche che d’ora in poi saranno sempre più frequenti e imprevedibili. Il rischio di attivare solamente la realtà comunale è proprio quello di scadere in una scelta politica volontaristica o comunque in un adattamento puntuale che non sfrutti l’enorme opportunità di poter essere sistemico e strutturato.

Come illustrato precedentemente, è importante, all’interno del dibattito disciplinare nel campo della pianificazione climatica, che tutte le scale di azione svolgano la loro parte: se la priorità dell’adattamento climatico fosse inserita anche all’interno dei piani e programmi nazionali, regionali e metropolitani, la scala locale avrebbe delle solide fondamenta su cui progettare i suoi quartieri resilienti. Nel caso auspicato, infatti, l’attenzione e il desiderio della willingness locale non perderebbero di valore ma, integrandosi all’interno della strumentazione urbanistica, porterebbero ad un dialogo diretto tra le diverse scale e i diversi piani, traducendosi in modo ancora più sostanziale nella scala locale. 

Note

  1. D. Haraway, Staying with the Trouble. Making Kin in the Chthulucene, Duke University Press, Durham e Londra, 2016.
  2. Commissione Europea, Strategia dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici, 2013.
  3. Commissione Europea, Plasmare un’Europa resiliente ai cambiamenti climatici – La nuova strategia dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici, 2021.
  4. Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, 2015.
  5. Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, 2022.
  6.  ISPRA, Strumenti per la pianificazione ambientale, 2018.
  7. Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
  8. Legge 7 aprile 2014, n. 56 (cd. ‘legge Delrio’) Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni.
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