Nel settembre 2020, per nove giorni, il fumo di cinque mega incendi ha oscurato il cielo sopra l’Oregon National Primate Research Center e tra le scimmie della colonia all’aperto c’erano almeno 15 cuccioli di macaco rhesus, di meno di tre mesi (circa un anno umano). Nessuno dei piccoli mostrò danni immediati. Quattro anni dopo, da adolescenti, la storia cambia. Rispetto ai coetanei mai esposti, avevano più cellule T CD8+, un segno di alterazione immunitaria che nei fumatori di solito sparisce dopo la sospensione, e un “orologio epigenetico” leggermente più avanti, indice di invecchiamento accelerato.
Lo studio è un preprint, riguarda pochi animali e i risultati non si trasferiscono automaticamente all’uomo, ma sono coerenti con quanto osservato nei vigili del fuoco e in altri primati. Per una tossicologa esterna, è raro vedere effetti così netti dopo una sola esposizione. Il team continuerà a monitorare le scimmie: altri incendi, ricorda la ricercatrice, arriveranno.
Per approfondire: BioRxiv