Un team di ricerca dell’Università di Ginevra in collaborazione con l’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha scoperto oltre 5.000 km³ di magma e rocce fuse sotto la Toscana (nella zona tra Larderello e Monte Amiata). Questi volumi, situati a 8-15 km di profondità, sono paragonabili ai serbatoi dei supervulcani come Yellowstone negli Stati Uniti o Toba in Indonesia, ma restano nascosti per l’assenza di morfologia superficiale.
“Sapevamo che questa regione, che si estende da nord a sud attraverso la Toscana, è geotermicamente attiva, ma dei serbatoi magmatici così grandi erano difficili da immaginare. Questo ritrovamento ha dello straordinario”, afferma Matteo Lupi, professore associato al Dipartimento di Scienze della Terra della Facoltà di Scienze dell’Università di Ginevra che ha guidato lo studio. La ricerca, basata sulla tomografia del rumore sismico, spiega l’origine dei fluidi supercritici e dei sistemi geotermici ad alta entalpia della regione.
La scoperta è fondamentale per comprendere l’evoluzione dei sistemi magmatici maturi e per la transizione energetica, offrendo nuovi metodi economici per individuare litio e terre rare nel sottosuolo.
Per approfondire: Nature Communications