Uno studio internazionale pubblicato su Science, con la partecipazione del Cnr-Isafom, rivela scenari preoccupanti per le foreste europee fino al 2100. Analizzando trent’anni di dati satellitari e simulazioni con intelligenza artificiale su 13.000 siti, i ricercatori hanno previsto l’impatto di incendi, tempeste e parassiti (come il bostrico) in vari scenari climatici.
I risultati indicano che i disturbi forestali aumenteranno ovunque: nelle ipotesi di riscaldamento globale oltre i 4°C, la superficie danneggiata potrebbe addirittura raddoppiare. L’Europa meridionale e occidentale appare la più vulnerabile a siccità e roghi, mentre a nord l’impatto sarà più localizzato. Il collasso di alcuni ecosistemi mette a rischio funzioni vitali come l’assorbimento di carbonio e la biodiversità, la scienza però vede uno spiraglio: dopo un evento estremo, la foresta può rinascere con specie più adatte al nuovo clima (“migrazione assistita”), purché l’uomo intervenga con una gestione forestale intelligente e basata sui dati. “I nostri risultati evidenziano la necessità di integrare il rischio di disturbo nelle politiche forestali e nella pianificazione gestionale. Strategie adattative volte ad aumentare la diversità strutturale e la resilienza degli ecosistemi saranno fondamentali nei prossimi decenni” dice Alessio Collalti, ricercatore del Cnr-Isafom di Perugia che ha partecipato allo studio, responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale dell’Istituto.
“Nel complesso la ricerca evidenzia come il cambiamento climatico sia destinato a modificare profondamente i regimi di disturbo delle foreste europee nel corso del XXI secolo. Anticipare tali cambiamenti attraverso modellistica integrata, monitoraggio continuo e gestione adattativa sarà cruciale per salvaguardare le funzioni ecologiche e socio-economiche delle foreste in un contesto di rapido riscaldamento globale” afferma sempre Collalti.
Per approfondire: Le Scienze