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Ma cos’è una start up?
Steve Blank, imprenditore statunitense e consulente sul tema, dice che le start-up non sono versioni piccole di grandi aziende e che non si sviluppano secondo piani prestabiliti e lineari. Quelle che alla fine hanno successo passano rapidamente da un fallimento all’altro, adattandosi al mercato, ripetendo e migliorando le loro idee iniziali mentre imparano continuamente dai clienti.
Una delle differenze con le aziende già esistenti è che queste eseguono un modello di business, le start-up invece ne cercano uno. Pertanto, sulla base di tali caratteristiche Blank definisce la start up: «un’organizzazione temporanea progettata per cercare un modello di business ripetibile e scalabile».
Dal punto di vista legislativo in Italia le start up innovative sono disciplinate dal Decreto legge 179/2012: «sono società di capitali, costituite anche in forma cooperativa, residenti in Italia (o in altro paese membro dell’UE purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia), che rispondono a determinati requisiti e hanno come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico».
I requisiti delle start up innovative previsti dal legislatore sono:
- la società deve essere costituita e svolgere attività d’impresa da non più di 60 mesi;
- l’impresa deve essere residente in Italia, oppure in uno degli Stati dell’Unione Europea a condizione che abbia una sede produttiva o una filiale in Italia;
- il totale del valore della produzione annua della società, a partire dal secondo anno, non deve essere superiore a 5 milioni di euro;
- la società non deve distribuire o aver distribuito utili;
- la società deve avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
- la società non deve essere stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione d’azienda o di ramo d’azienda.
Le start up innovative sono iscritte nella sezione speciale del registro delle imprese, a luglio 2022 risultavano iscritte 14.621 start up innovative. Il capitale sociale sottoscritto complessivamente è pari a 1.010.987.319 di euro per un capitale medio di 69.146 euro per start up.
Per quanto riguarda la distribuzione dei settori di attività (figura 1), il 76% delle startup innovative fornisce servizi alle imprese (in particolare, prevalgono le produzioni di software e consulenza informatica), il 15,7% opera nel settore manifatturiero (fabbricazione di macchinari), il 3% opera nel commercio, mentre la quota residuale si distribuisce in settori quali l’agricoltura, il turismo e i trasporti.
Fig. 1 Distribuzione per settore economico; fonte: nostra elaborazione su dati registro imprese.
Guardando alla composizione societaria (Fig. 2), le startup innovative con una prevalenza femminile – ossia, in cui le quote di possesso e le cariche amministrative sono detenute in maggioranza da donne – sono 1.962, il 13,42% del totale. Le startup innovative a prevalenza giovanile (under 35) sono 2.544 e rappresentano il 17,4% del totale. Le startup innovative con una compagine sociale a prevalenza straniera sono 537, pari al il 3,67% del totale.
Fig. 2 Composizione sociale; fonte: nostra elaborazione su dati registro imprese.
Sotto il profilo occupazionale nel primo trimestre 2022 il totale delle start up impiegava 21.477 persone con una media di 3,75 dipendenti per start up.
Analizzando la distribuzione geografica delle start up ovvero come si distribuiscono nelle regioni italiane, la Lombardia rimane la regione in cui è localizzato il maggior numero di startup innovative: 3.904, pari al 26,7% del totale nazionale. Seguono il Lazio con 1.774 startup, il 12,1% del totale, la Campania con 1.350 pari al 9,2% del totale, il Veneto con 1.096 startup, il 7,5% del totale nazionale. Al quinto posto l’Emilia-Romagna con 1.094 startup il 7,5% del totale nazionale, segue il Piemonte, con 790 startup pari al 5,4% del totale nazionale. Infine troviamo la Basilicata con 152 startup pari al 1% del totale nazionale, il Molise con 83 startup che rappresenta lo 0,6% del totale e la Valle d’Aosta con 23 startup innovative pari allo 0,2% del totale nazionale.
Milano è la provincia in cui è localizzato il numero più elevato di startup innovative, a luglio 2022 erano 2.737, che rappresenta il 18,7% del totale nazionale. Al secondo posto compare Roma con 1.599 startup, pari al 10,9% del totale nazionale. A seguire ad una certa distanza troviamo le province di Napoli (675 startup, 4,6% del totale nazionale), Torino (532 startup, 3,6% del totale nazionale), Bari (362 startup, 2,5% del totale nazionale) e a completare la lista delle prime dieci seguono Bologna, Padova, Salerno, Bergamo e Brescia.
Fig. 3 Numero di start up per regione; fonte: nostra elaborazione su dati registro imprese
Nei primi sei mesi dell’anno i finanziamenti in startup italiane si attestano a circa 968,5 milioni di euro.
Si tratta di un incremento del 46,5% rispetto ai 661 milioni del primo semestre del 2021, in tutto il 2021 sono stati investiti 1,39 miliardi di euro. Secondo l’analisi i round totali sono stati 104, rispetto ai 93 della prima metà del 2021 pari ad un incremento dell’11,8% (Fonte: UpBase).
Si tratta di un dato, questo dei finanziamenti alle start up che conferma la situazione crepitante e l’interesse verso l’ecosistema dell’innovazione italiano ma ancora indietro rispetto ad altri ecosistemi come il Regno Unito con 8,5 miliardi di euro di investimenti, la Francia con 4,7 miliardi e la Germania con 2,8 miliardi di euro (Fonte: Il Sole 24 Ore).