Adattamento e disuguaglianze nelle zone costiere

La valutazione dei servizi ecosistemici per guidare i processi decisionali nella direzione di una società più sostenibile.

zone costiere e servizi ecosistemici

Autore

Jlenia Di Noia

Data

5 Settembre 2022

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4' di lettura

DATA

5 Settembre 2022

ARGOMENTO

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Tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals o SDGs), presenti nell’Agenda 2030 che vede come firmatari i 193 Paesi membri dell’ONU, troviamo un tema a cui ogni studioso di scienze sociali dovrebbe tendere naturalmente, riportato alla ribalta dall’economista francese Thomas Piketty negli ultimi anni grazie alla sua opera Il capitale nel XXI secolo: la riduzione delle disuguaglianze. 

Per dare un’idea circa l’entità della vulnerabilità socio-economica su scala globale, secondo le ultime stime disponibili, il 50% più povero della popolazione (bottom 50%) dei vari continenti guadagna solo l’8,5% del reddito mondiale; mentre il 52% dello stesso viene intascato solamente dal 10% più ricco della popolazione (top 10%) 1.

La situazione si presenta ancor più drammatica se si osservano i dati relativi alla ricchezza2: se i primi possiedono un misero 2% della ricchezza mondiale, i secondi ne possiedono il 76%. Anche restringendo il campo alla sola Europa, che vanta una situazione di maggior benessere economico rispetto ad altre zone del mondo e risulta essere il continente meno disuguale, le percentuali rimangono spaventosamente alte per il 10% più ricco (che detiene più del 65% della ricchezza).

In Italia la percentuale relativa al top 10% si abbassa al 47,7% della ricchezza nazionale, mentre non supera il 10% per la metà più povera della popolazione, con un divario di 1 a 8 per quanto riguarda i redditi.

Sono questi i dati forniti dal World Inequality Report 2022 che, nell’ultima edizione, fa un ulteriore passo in avanti mostrandoci come disuguaglianze sociali e cambiamenti climatici siano fenomeni interconnessi: rimanendo in Europa, se il bottom 50%, infatti, emette una quantità di CO2 equivalente vicina ai target SDGs (ossia 5 tonnellate all’anno pro capite) lo stesso non si può dire per quanto riguarda il 10% più ricco (si parla di 27 tonnellate).

È lo stesso report a individuare le ‘disuguaglianze ecologiche’ su cui la ricerca dovrebbe soffermarsi nel prossimo futuro, indicandole come disuguaglianze da esposizione all’inquinamento, disuguaglianze da contribuzione alla degradazione ambientale, disuguaglianze nell’accesso alle risorse naturali e disuguaglianze da catastrofi indotte dall’utilizzo insostenibile delle stesse 3.

Lo stesso rapporto IPCC uscito a febbraio 2022 sull’adattamento 4, pone l’attenzione sull’interdipendenza tra l’aggravamento delle disuguaglianze e le crescenti esposizioni ai rischi legati ai cambiamenti climatici, spesso legate a situazioni di gentrificazione e segregazione, sottolineando la necessità di uno sviluppo resiliente. La definizione e l’attuazione di politiche redistributive che tengano da conto la lotta ai cambiamenti climatici appare, quindi, di primaria importanza.

Tra le aree particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici, rientrano le regioni costiere, toccate in primis dall’innalzamento del livello del mare e dall’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e violenti, con conseguenti inondazioni. La vulnerabilità in termini di disuguaglianze sociali ed economiche nelle aree costiere è principalmente studiata relativamente alla possibilità economica di abbandonare le zone a rischio e, quindi, alla capacità di sfuggire o meno a quella che viene definita «gentrificazione climatica».

Recenti studi basati su simulazioni di modelli ad agenti 5 mostrano come gli individui a basso reddito e/o con limitato accesso al credito, possono essere spinti e intrappolati in aree rischiose principalmente a causa dell’andamento dei prezzi del mercato immobiliare 6.

In estrema sintesi, dopo aver subito un’inondazione, parte della popolazione coinvolta tenterà di lasciare (e quindi di vendere) la propria abitazione per trasferirsi in aree più sicure; questo fenomeno migratorio può comportare: (i) un calo nei prezzi delle case che rientrano nei confini rischiosi e (ii) un aumento dei prezzi nelle zone considerate non a rischio.

La conseguenza in termini di disuguaglianze sociali è dunque prevedibile: mentre persone ad alto reddito non incontrano particolari difficoltà a spostarsi in zone sicure, lo stesso non vale per coloro che sono soggetti a vincoli finanziari, costretti a rimanere o a comprare casa in territori soggetti agli effetti dei cambiamenti climatici e a veder peggiorare ulteriormente la loro condizione sociale. Un ‘maladattamento’ che rende evidente come anche il processo di adattamento ai cambiamenti climatici sia più facilmente perseguibile dalle fasce più ricche della popolazione, se non attentamente guidato dalla mano pubblica. Quest’ultima, nel designare specifiche politiche di adattamento nelle aree costiere particolarmente rischiose, dovrebbe tenere in attenta considerazione gli effetti distributivi: esempi come l’assicurazione obbligatoria o l’obbligo di fare lavori di innalzamento potrebbero comportare un’impennata dei prezzi delle case, alimentando ulteriormente le fragilità sociali 7

Le vulnerabilità associate ai cambiamenti climatici nelle zone costiere, comunque, non sono unicamente correlate al potenziale aumento di fenomeni metereologici estremi, ma anche alla perdita di biodiversità e spazi naturali a causa dei crescenti fenomeni erosivi e della pressione antropica, che continua a spostare le zone residenziali, le infrastrutture e le attività produttive verso la linea costiera (coastal squeeze), impedendo, di fatto, il naturale adattamento dell’habitat all’innalzamento del livello del mare.

La conseguente perdita di risorse naturali e servizi ecosistemici 8 comporta un maggior aggravamento degli effetti dei cambiamenti climatici, provocando un danno non solo all’ambiente, ma anche all’intera collettività. Nel tentativo di studiare le possibili implicazioni di politiche fiscali al fine di preservare i servizi ecosistemici delle aree costiere, altre simulazioni con modelli ad agenti hanno dimostrato come l’introduzione di una tassa sulle proprietà a ridosso della cosiddetta eco-buffer, previene efficacemente il suo sfruttamento solo in assenza di disuguaglianze economiche.

Nel momento in cui i redditi dei diversi individui rispecchiano il mondo reale (dove le disuguaglianze economiche esistono), la frazione ricca della popolazione, non gravata da vincoli finanziari e potendo affrontare le maggiori spese derivanti da una tassazione non sufficientemente alta e che non tiene conto delle disparità reddituali, non smetterà di comprare spazi costieri (maggiormente desiderabili in termini di amenità naturali, in assenza di rischio associato a eventi estremi 9), togliendo ulteriore territorio prezioso alla salvaguardia degli ecosistemi. Nella stessa cornice rientra anche lo sfruttamento del territorio costiero per fini turistici, che oltre a non essere sostenibile a livello ambientale, solleva anche problematiche di giustizia sociale con la sua spinta alla gentrificazione delle persone socialmente ed economicamente più vulnerabili.

Considerando che, in Italia, il turismo balneare costituisce una fetta assolutamente rilevante del settore turistico e che circa un terzo degli italiani risiede in prossimità del mare, il ripristino di aree ecosistemiche costiere e marine, unitamente all’attenzione al tema delle vulnerabilità socio-economiche, appaiono essenziali: una seria concezione e strutturazione delle politiche di adattamento dovrebbe necessariamente passare da una altrettanto seria implementazione di politiche redistributive volte a ridurre le crescenti disuguaglianze socio-economiche. Concludendo con le medesime parole del World Inequality Report 2022, «Le disuguaglianze non sono inevitabili, sono una scelta politica».

Note

  1. In una situazione di perfetta uguaglianza il 50% della popolazione guadagna il 50% del reddito totale ed il 10% della popolazione guadagna il 10% del reddito totale.
  2. La ricchezza comprende, oltre al reddito, anche il valore delle proprietà e dei beni finanziari.
  3. World Inequality Report 2022, capitolo 6; disponibile on line all’indirizzo https://wir2022.wid.world/www-site/uploads/2022/03/0098-21_WIL_RIM_RAPPORT_A4.pdf
  4. IPCC, 2022, Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability; disponibile online all’indirizzo https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg2/downloads/report/IPCC_AR6_WGII_FinalDraft_FullReport.pdf
  5. I modelli ad agenti rappresentano uno strumento utile per osservare le dinamiche e le interazioni tra agenti eterogenei, ai fini di implementare strategie e politiche di adattamento (European Commission report on the Study on Adaptation Modelling. Comprehensive Desk Review: Climate Adaptation Models and Tools, Bruxelles, 2020).
  6. K. De Koning, T. Filatova, Repetitive floods intensify outmigration and climate gentrification in coastal cities, in <<Environmental research letters>>, 15.3 (2020). A. R. Bell, D. J. Wrathall, V. Mueller, J. Chen, M. Oppenheimer, M. Hauer, H. Adams, S. Kulp, P. U. Clark, E. Fussell, N. Magliocca, T. Xiao, E. A. Gilmore, K. Abel, M. Call and A. B. A. Slangen, Migration towards Bangladesh coastlines projected to increase with sea-level rise through 2100, in <<Environmental research letters>>, 16.2 (2021).Per studi empirici su liquidità e mobilità, fare riferimento a M. Angelucci, Migration and financial constraints: Evidence from Mexico, in  <<Review of Economics and Statistics>>, vol. 97, n. 1, 2015, pp. 224-228 and S. Bazzi, Wealth heterogeneity and the income elasticity of migration, in <<American Economic Journal: Applied Economics>>, vol. 9, n. 2, 2017, pp. 219-55.
  7.  H. Chandra-Putra e A. J. Clinton, An integrated model of real estate market responses to coastal flooding, in <<Journal of industrial ecology>>, vol. 24, n. 2, 2020, pp.424-435.
  8. I benefici che gli ecosistemi ed il sistema naturale forniscono alle persone.
  9.  È stimato, infatti, che l’intensificarsi di fenomeni intensi quali tempeste ed inondazioni potrebbe non interessare l’area orientale del Mediterraneo, che rimarrebbe comunque soggetta a fenomeni erosivi dovuti all’innalzamento del livello del mare. Vedere M. Breil, M. Catenacci, C. M. Travisi, Le zone costiere italiane: quantificazione economica degli impatti e delle misure di adattamento, in C. Carraro (a cura di), Cambiamenti climatici e strategie di adattamento in Italia. Una valutazione economica, Bologna, Il Mulino, 2008.
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