La Silicon Valley e la cultura della fine dei tempi

Come Peter Thiel legge Ratzinger e l'escatologia cristiana, tra tecnologia, cultura e il timore di un Anticristo travestito da pace universale.

Autore

Massimiliano Frenza Maxia

Data

4 Agosto 2026

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4 Agosto 2026

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Letture sulla fine dei tempi: Peter Thiel, Ratzinger e l’Anticristo

Chi è Peter Thiel

Per comprendere perché una delle figure più influenti della Silicon Valley, Peter Thiel, si misuri con l’escatologia cristiana e con il pensiero di Joseph Ratzinger, occorre in primis tracciarne un breve profilo biografico.

Peter Thiel non è soltanto il cofondatore di PayPal e Palantir, il primo investitore esterno di Facebook, nonché uno dei principali riferimenti della cosiddetta tech-right americana e membro eminente della PayPal Mafia1. È anche un influente intellettuale, forse il più influente intellettuale di quello che padre Benanti chiama il “tecno-libertarismo”.

Laureato in filosofia a Stanford, Thiel si è formato intellettualmente nell’ambiente di René Girard, dal quale ha mutuato l’idea che il desiderio mimetico, la violenza e il meccanismo del capro espiatorio costituiscano forze profonde della storia umana. La teologia non rappresenta dunque, nel suo percorso, una digressione tardiva o un interesse intellettuale, ma uno dei linguaggi attraverso cui interpreta la politica, la tecnica, il destino dell’Occidente e, anche, il business.

Al centro della sua riflessione si trova però una contraddizione. Da un lato, Thiel considera l’innovazione tecnologica la sola forza capace di riaprire un futuro che le società occidentali sembrano aver smesso di immaginare. Thiel parla apertamente di “stagnazione”. Dall’altro, teme che i rischi prodotti o amplificati dalla tecnica (la guerra nucleare, le pandemie, la crisi ambientale, l’intelligenza artificiale) possano fornire il pretesto per la costruzione di un potere politico universale, incaricato di neutralizzarli. Un Anticristo travestito da “super ONU”, regolatore della pace universale, non un persecutore immediatamente riconoscibile, ma colui che promette di salvare l’umanità dalla catastrofe imponendo sicurezza, regole e controllo. Un doppio mimetico, contraffatto del Cristo, come in un affresco di Luca Signorelli2.

È da questa tensione che nasce il confronto con Ratzinger.

Il confronto con Ratzinger e i tre testi chiave

Thiel cerca, nel più teologicamente attrezzato tra i pontefici contemporanei, un interlocutore capace di riconoscere il carattere escatologico della crisi occidentale. Ma cerca anche una conferma alla propria accusa: la Chiesa avrebbe intuito che dietro la promessa moderna di una pace definitiva può celarsi una forma di dominio anticristico, senza tuttavia trovare il coraggio, o forse il linguaggio, per affermarlo apertamente. E questa ricerca, a mo’ di provocazione, è recentemente venuto a portarla a Roma.

Per capire la complessità del pensiero di Thiel è necessario risalire agli scritti che ha consegnato alla discussione in questi ultimi due anni.

Il 15 luglio 2026, sulla testata statunitense “First Things”, rivista di religione, cultura e politica di orientamento conservatore ed ecumenico, è apparso The Pope and the Antichrist, articolo firmato da Peter Thiel e Sam Wolfe. L’articolo, letto insieme al precedente Voyages to the End of the World, pubblicato sulla stessa rivista il 1° ottobre 2025, e alla lunga intervista concessa da Thiel a Ross Douthat per il “New York Times” il 26 giugno 2025, Peter Thiel and the Antichrist. The Original Tech Right Power Player on A.I., Mars and Immortality, consente di ricostruire in forma ormai sufficientemente compiuta la concezione thieliana dell’Anticristo.

I tre testi non costituiscono infatti contributi isolati, ma momenti successivi di un medesimo ragionamento, nel quale l’escatologia cristiana viene impiegata per interpretare la stagnazione tecnologica, i rischi esistenziali e la possibile affermazione di un potere politico universale fondato sulla promessa di “pace e sicurezza”.

Con questo articolo proponiamo quindi una prima interpretazione organica del pensiero thieliano, nel tentativo di matrice abduttiva, di dare un senso al messaggio, mai reso pubblico, intorno al quale ruotava il ciclo di conferenze, a porte chiuse e a inviti selezionatissimi, tenuto dallo stesso Thiel lo scorso marzo a Roma.

In The Pope and the Antichrist, scritto con Sam Wolfe, Thiel non torna a presentare una teoria compiuta dell’Anticristo, già ampiamente formulata nell’intervista con Ross Douthat, ma ricostruisce retrospettivamente il rapporto di Joseph Ratzinger con l’escatologia cristiana, sostenendo che Benedetto XVI avesse riconosciuto il carattere terminale della crisi contemporanea senza trovare il coraggio, o forse il linguaggio, per affermarlo apertamente.

La tesi dell’articolo è racchiusa nella formula provocatoria con cui Thiel “interpreta” la voce sommessa del pontefice: «Il mondo sta finendo», arruolando di fatto Ratzinger nel campo millenarista. Thiel formula una tesi molto forte: Benedetto riteneva di vivere negli ultimi tempi, ma avrebbe evitato di dirlo apertamente durante il pontificato, lasciando soltanto citazioni, allusioni e segnali comprensibili ai lettori più attenti.

Che cosa disse davvero Ratzinger sull’Anticristo

Prima di immergerci nel pensiero di Thiel, conviene quindi mettere alcuni punti fermi su quello che Benedetto XVI ha realmente detto sul tema dell’Anticristo e della fine dei tempi. Un buon punto di partenza è ad esempio l’udienza del 12 novembre 2008, in cui il Papa spiegò che non bisogna lasciarsi convincere, mediante calcoli cronologici, che il giorno del Signore sia imminente. Aggiunse inoltre: «Non desideriamo naturalmente la fine del mondo», spiegando che la preghiera «Vieni, Signore Gesù» va interpretata soprattutto come richiesta che Cristo trasformi il mondo presente, non come invocazione della sua distruzione immediata3.

Ancora più esplicito fu nell’Angelus del 18 novembre 2012: Cristo, disse Benedetto, non offre una descrizione cronologica della fine del mondo, ma vuole impedire ai discepoli «di essere curiosi riguardo a date e previsioni».

Un riferimento più esplicito all’Anticristo si trova nella Spe salvi, seconda enciclica di Benedetto XVI, datata 30 novembre 2007, nella quale il Pontefice riportò il passo di Kant secondo cui, qualora il cristianesimo fosse diventato oggetto di rifiuto universale, sarebbe iniziato il breve regime dell’Anticristo.

Degna di nota è pure l’intervista concessa a Peter Seewald nel 2018, poi pubblicata nella biografia del 2020, in cui Benedetto parlò di un «credo anticristiano» della società moderna e della necessità di resistere al «potere spirituale dell’Anticristo».

Infine, almeno secondo Thiel, il riferimento più immediato è contenuto in una lettera privata del 2015 a Vladimír Palko, in cui il Pontefice scrisse che «il potere dell’Anticristo si sta espandendo4».

Tutte queste affermazioni indicano soprattutto una forza storica, culturale e spirituale, non necessariamente la persona dell’Anticristo finale né l’imminenza cronologica della fine. Ma per Thiel sono sufficienti per costruire su di esse una teoria che, tramite un “informante barthesiano” del calibro di papa Ratzinger, corrobora perfettamente il suo pensiero.

Bonaventura, Gioacchino da Fiore e l’eresia della storia senza fine

Il punto di partenza è il giovane Ratzinger e la sua tesi del 1957 sulla teologia della storia di san Bonaventura. Nel conflitto medievale con il gioachimismo, Bonaventura aveva rifiutato la pretesa di calcolare il momento dell’avvento dell’Anticristo5, ma aveva respinto anche l’atteggiamento opposto, attribuito da Ratzinger a Tommaso d’Aquino, nel quale l’impossibilità di conoscere il giorno e l’ora finiva per porre l’escatologia sullo sfondo, rinviandola sine die fino a relegarla nella sfera dell’improbabile. Per Thiel, Ratzinger si colloca dalla parte di Bonaventura. L’ignoranza della data, infatti, non giustifica l’indifferenza verso i segni dei tempi. Assume così particolare importanza la condanna bonaventuriana dell’idea aristotelico-averroistica dell’eternità del mondo.

L’eresia fondamentale non consisterebbe soltanto nel negare un determinato dogma, ma nel pensare che il tempo possa continuare indefinitamente, che la storia non abbia un compimento e che l’ordine presente sia destinato a riprodursi senza fine.

Ratzinger, secondo Thiel, avrebbe compreso precocemente la portata politica e culturale di questa alternativa, ma avrebbe mantenuto le proprie conclusioni entro i limiti della ricerca accademica. Allo stesso modo, anche quando, nel 1969, predisse l’avvento di una Chiesa più piccola, spogliata del proprio potere sociale e costretta a ricominciare quasi da capo, lasciò sospeso il significato escatologico di tale trasformazione6.

Lo stesso avvenne nell’Escatologia del 1977, nella quale Ratzinger riaffermò la dottrina tradizionale sulla comparsa finale dell’Anticristo e sui segni che l’avrebbero preceduta, ma evitò di tradurla in una diagnosi politica del presente7.

Teologia e cultura: da Solov’ëv a Küng

Secondo Thiel, questa reticenza cominciò però a incrinarsi nel 1988, quando Ratzinger aprì l’Erasmus Lecture di New York richiamando il racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ev. Nel testo dello scrittore russo l’avversario di Cristo non è un barbaro o un persecutore immediatamente riconoscibile, ma un intellettuale colto, progressista e religiosamente sofisticato, autore di un’opera esegetica celebrata dal mondo accademico8. È, in sintesi, un doppio mimetico del Cristo che, girardianamente parlando, si fa desiderare e auspicare perché apparentemente perfetto.

Il riferimento serviva a Ratzinger per criticare l’esegesi di Martin Dibelius e Rudolf Bultmann, accusata di espellere dal cristianesimo gli elementi apocalittici, sacramentali e mistici, riducendo Gesù a figura puramente storica9. Thiel interpreta questa mossa come un’indicazione volutamente cifrata che riemerge anche nel 2007, quando Benedetto XVI affidò al cardinale Giacomo Biffi le meditazioni quaresimali per la Curia romana. Biffi scelse proprio l’Anticristo di Solov’ev, presentandolo come un filantropo, pacifista e sostenitore del dialogo, capace di offrire all’umanità tutti i valori cristiani tranne Cristo.

Thiel, tuttavia, va oltre e accenna ironicamente all’ipotesi che Benedetto potesse aver visto nell’elezione di Francesco il compimento della profezia gioachimita di un papa anticristico succeduto a un pontefice virtuoso e dimissionario, ma abbandona subito questa pista. Il vero antagonista intellettuale di Ratzinger sarebbe stato piuttosto Hans Küng, suo collega a Tubinga e promotore del progetto di un’«etica mondiale». Infatti, il Weltethos di Küng, una sorta di proposta per un “ethos globale”, mirava a fondare la pace tra le nazioni sul dialogo tra le religioni e sull’individuazione di principi morali universalmente condivisi.

È qui che Thiel collega Küng all’Anticristo. Non afferma semplicemente che il teologo svizzero fosse l’Anticristo, ma utilizza il confronto tra Ratzinger, Küng e Solov’ev per delineare una forma anticristica del cristianesimo. Hans Küng, grande avversario di Ratzinger, insegnò infatti teologia all’Università di Tubinga dal 1960 al 1996. Anche Joseph Ratzinger vi insegnò, dal 1966 al 1969. Nel richiamo di Ratzinger al fatto che l’Anticristo di Solov’ev possedeva un titolo teologico di Tubinga, Thiel, con una spregiudicata naturalezza, vede un’allusione non casuale a Küng.

In sintesi, Ratzinger avrebbe visto nel progetto universalistico, pacificatore e post-dogmatico di Hans Küng qualcosa di inquietantemente simile al cristianesimo senza Cristo dell’Anticristo di Solov’ev. Una somiglianza che richiama esplicitamente la formula paolina “pace e sicurezza”10.

Agamben, Ticonio e la Chiesa bipartita

Thiel, non pago di “arruolare” Ratzinger nel suo partito, il partito della fine dei tempi, a un certo punto del ragionamento tira dentro anche Agamben, «un pensatore della “Generazione silenziosa” [che] arrivò vicino a comprenderlo».

«Il filosofo Giorgio Agamben comprese Benedetto come pochi altri e interpretò le dimissioni di Benedetto come una previsione della fine e come il compimento della sua antica fascinazione per il teologo Ticonio. Il libro di Agamben del 2017, Il mistero del male, ricorda l’ammirazione del giovane Ratzinger per la teoria ticoniana di una “Chiesa bipartita”, contenente sia Cristo sia l’Anticristo — fusca sum et decora [Ct 1,5] —, una Chiesa destinata a dividersi in due alla fine dei giorni. Quando nel 2018 il suo biografo Peter Seewald gli domandò se Agamben avesse ragione, e se le dimissioni di Benedetto costituissero “un richiamo al risveglio della coscienza escatologica”, il papa emerito non lo negò».

Ticonio (Tyconius) fu un teologo ed esegeta cristiano nordafricano del IV secolo, probabilmente laico. Apparteneva al movimento donatista, ma ne criticò l’idea secondo cui la vera Chiesa coincidesse esclusivamente con una comunità perfettamente pura. Per Ticonio, che scrisse anche un importante commento all’Apocalisse, oggi perduto, la Chiesa appare come un corpus bipartitum, in cui convivono due componenti, una parte fedele a Cristo e una parte soltanto esteriormente cristiana, ma appartenente spiritualmente al male.

Benedetto XVI lo spiegò apertamente nell’udienza del 22 aprile 2009: «Ticonio era giunto alla convinzione che la Chiesa fosse un corpo bipartito: una parte […] appartiene a Cristo, ma c’è un’altra parte della Chiesa che appartiene al diavolo». Aggiungeva però che Agostino aveva corretto questa concezione, insistendo sul fatto che la Chiesa rimane comunque il Corpo di Cristo e non può essere separata da lui.

Il punto escatologico è che questa mescolanza non durerà per sempre. Alla fine dei tempi avverrà una separazione, una discessio: il giorno del Signore non verrà prima della manifestazione dell’«uomo dell’iniquità»11.

Un atto d’accusa a Roma

Ne deriva il paradosso conclusivo: Benedetto, descritto da Thiel come «un battista del Sud degli Stati Uniti intento a predicare fuoco e zolfo» e capace di riconoscere nell’oblio dell’escatologia uno dei segni dell’Anticristo, avrebbe tuttavia contribuito a sua volta a quell’oblio, scegliendo di non parlare con sufficiente chiarezza.

The Pope and the Antichrist è dunque, prima ancora che un saggio sull’identità dell’avversario finale, un’accusa contro la reticenza della Chiesa e degli intellettuali cristiani. Per Thiel, la crisi del futuro nasce anche dall’incapacità di nominare la fine: una civiltà che non sa più pensare l’apocalisse finisce per assolutizzare il presente e diventa vulnerabile a una promessa di pace universale che conserva le forme morali del cristianesimo mentre ne elimina Cristo, il giudizio e la speranza escatologica.

La “discesa” di Thiel a Roma, sede della cristianità universale, per tenervi le sue conferenze è quindi un atto politico d’accusa a Roma e al suo attuale Pontefice.

Note

  1. Con PayPal Mafia si indica il gruppo di ex dirigenti e fondatori di PayPal che, dopo la vendita a eBay nel 2002, diedero vita o finanziarono alcune delle principali imprese della Silicon Valley.
  2. Si veda Peter Thiel e Sam Wolfe, Voyages to the End of the World, in “First Things”, novembre 2025. Gli autori richiamano l’affresco di Luca Signorelli, La predica e i fatti dell’Anticristo, osservando che l’Anticristo vi appare «fisicamente identico a Cristo». L’immagine rende visibile la natura mimetica dell’Anticristo: non semplice negazione di Cristo, ma sua contraffazione, capace di riprodurne il volto e le promesse per rovesciarne il significato.
  3. Benedetto XVI, Escatologia: l’attesa della parusia, Udienza generale, 12 novembre 2008.
  4. Vladimír Palko è un politico, matematico e intellettuale cattolico conservatore slovacco, nato nel 1957. È noto anche come autore del libro I leoni stanno arrivando. Perché l’Europa e l’America si avviano verso una nuova tirannia (2012), in cui analizza la crisi dei partiti cristiano-democratici europei e la progressiva subordinazione del cristianesimo alle ideologie secolari contemporanee. Palko ricevette una lettera privata da Benedetto XVI, che aveva letto e apprezzato il suo libro. Secondo il passo riportato da Thiel, Benedetto gli avrebbe scritto: «Vediamo come il potere dell’Anticristo si stia espandendo e possiamo soltanto pregare affinché il Signore ci doni pastori forti».
  5. Individuata da Gioacchino da Fiore intorno al 1260, epoca della grande svolta escatologica, ovvero della conclusione dell’ “età del Figlio” e del pieno ingresso nella terza età, quella dello Spirito Santo.
  6. Ratzinger ne parla esplicitamente in una conferenza radiofonica trasmessa il 25 dicembre 1969 dalla Hessischer Rundfunk, intitolata Was heißt katholisch? oder Die Kirche im Jahre 2000 («Che cosa significa cattolico? ovvero La Chiesa nell’anno 2000»). Il passo preciso dice: «Dalla crisi di oggi emergerà la Chiesa di domani […] diventerà piccola e dovrà ricominciare più o meno dall’inizio».
  7. Escatologia. Morte e vita eterna è un’opera teologica di Joseph Ratzinger, pubblicata originariamente in tedesco nel 1977 con il titolo Eschatologie – Tod und ewiges Leben.
  8. Breve racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ëv è un racconto filosofico-apocalittico pubblicato nel 1900, come parte conclusiva dei Tre dialoghi sulla guerra, il progresso e la fine della storia.
  9. Martin Dibelius (1883-1947) e Rudolf Bultmann (1884-1976) furono due grandi esegeti protestanti tedeschi del Nuovo Testamento e tra i principali esponenti della Formgeschichte, la «storia delle forme». Il metodo cercava di ricostruire le forme originarie — parabole, racconti di miracoli, detti, narrazioni della Passione — circolate oralmente nelle prime comunità cristiane prima della redazione dei Vangeli.
  10. L’espressione paolina “pace e sicurezza” (eirene kai aspháleia) ricorre nella Prima lettera ai Tessalonicesi, capitolo 5, versetto 3: «Quando la gente dirà: “Pace e sicurezza!”, allora d’improvviso la rovina li colpirà». Paolo non menziona l’Anticristo, ma usa la formula per avvisare un’umanità convinta di aver raggiunto una stabilità definitiva proprio mentre sopraggiunge il “giorno del Signore”.
  11. Ulteriore espressione paolina presente nella Seconda lettera ai Tessalonicesi, capitolo 2, versetto 3, in cui si invitano gli uomini a non ritenere imminente il “giorno del Signore”, poiché esso sarà preceduto dall’apostasia e dalla rivelazione dell’ “uomo dell’iniquità” o “uomo del peccato”, figura che successivamente sarà tradizionalmente identificata con l’Anticristo.
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