Il catastrofismo è un approccio interpretativo secondo il quale i grandi cambiamenti nella storia della Terra o dell’umanità sarebbero dovuti principalmente a eventi sconvolgenti e improvvisi, spesso disastrosi, piuttosto che a processi graduali e continui. Georges Cuvier (1769–1832), naturalista francese e principale teorico del catastrofismo geologico, sosteneva che la storia della Terra fosse segnata da catastrofi naturali periodiche (es. diluvi, terremoti, eruzioni), che avevano causato l’estinzione di specie e mutamenti ambientali improvvisi. Cuvier si opponeva all’uniformitarismo di James Hutton e Charles Lyell, secondo cui i cambiamenti geologici avvengono lentamente e costantemente nel tempo.
Il concetto si è esteso a campi non geologici, diventando un paradigma per interpretare crisi storiche, ecologiche, economiche e sociali. In ambito ambientalista, il catastrofismo descrive un approccio che mette in evidenza gli scenari apocalittici legati al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità, al collasso degli ecosistemi.
Oggi il catastrofismo è diventato uno strumento narrativo, presente nei media, nella letteratura distopica, nella filosofia del disastro. È oggetto di studio anche nella sociologia del rischio e nella psicologia climatica, dove si indaga il suo impatto sulla percezione del futuro.
La crisi climatica è una sfida reale e urgente, ma affrontarla con toni apocalittici rischia di generare paralisi invece che azione. Il catastrofismo spesso semplifica la complessità dei problemi e ostacola un confronto costruttivo. Abbiamo bisogno di consapevolezza informata, non di allarmismo emotivo. Solo una narrazione fondata su dati, soluzioni e responsabilità condivise può mobilitare energie positive.

Ecco allora nascere Contro il catastrofismo. Psicoanalisi in dialogo, a cura di Cosimo Schinaia (Jaca Book, 2025, pp. 223, €24,00), un libro che affronta la tendenza contemporanea a interpretare le crisi globali attraverso una lente catastrofista. Il volume raccoglie contributi di psicoanalisti, economisti, antropologi e specialisti in alimentazione, tra cui Gohar Homayounpour, Ronny Jaffé, Alfredo Lombardozzi, Orazio Attanasio, Luca Caldironi, Christine Franckx, Attilio Giacosa, Mark Halle e Mauro Van Aken.
Attraverso un dialogo tra psicoanalisi e altre discipline, gli autori offrono spunti preziosi non solo per gli psicoterapeuti, ma per chiunque sia interessato alla psicoanalisi e alle scienze umane.
Schinaia convoca varie voci di psicoanalisti e non solo, in merito al tema del catastrofismo, in un dialogo tra discipline. Prende così sempre più corpo una psicoanalisi ancora capace di arricchirsi in termini teorici e clinici nel contatto con altre culture, un organismo vivo, in grado di comprendere e immaginare quale umanità stia prendendo forma o, meglio, quale umanità stiamo costruendo.
«Viviamo in un’epoca in cui le grandi e manifeste crisi della realtà esterna che noi analisti condividiamo con i nostri pazienti si confondono con le crisi soggettive e intime del loro mondo interno. Ne deriva, pertanto, la necessità di contaminazioni feconde e propulsive tra le diverse branche del sapere che, nel rispetto pieno degli statuti scientifici delle singole discipline, ambiscono alla costituzione di una neoformazione di pensiero che, pur avendo caratteri di instabilità e incompletezza, si configuri come un pensiero germinale e trasformativo».
Contro il catastrofismo è un testo che invita alla riflessione e al dialogo, offrendo una prospettiva critica sul modo in cui affrontiamo le crisi contemporanee. È una lettura consigliata a chiunque sia interessato a comprendere le dinamiche psichiche e sociali che sottendono il nostro rapporto con l’incertezza e il cambiamento.