Mario Rigoni Stern, la natura e l’Altopiano

Autore

Alessandra Favazzo

Data

30 Aprile 2024

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5' di lettura

DATA

30 Aprile 2024

ARGOMENTO

PAROLE CHIAVE


Ambiente

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«Non sono certo i soldi di un boom edilizio che fanno un paese, nemmeno la civiltà dei consumi, ma la pazienza di un lavoro a lunga scadenza, programmato, l’amore per i doni della natura» 1

Come la natura, anche la vita di Mario Rigoni Stern – figura di spicco e al contempo isolata nel panorama letterario italiano del secondo Novecento – ha seguito un percorso circolare: è iniziata lì dove è finita, sull’Altopiano di Asiago. In mezzo c’è stata la Storia: nel 1938 la decisione di entrare volontariamente nella scuola centrale militare di alpinismo di Aosta e poi l’esperienza – tragica – del secondo conflitto mondiale, la campagna di Russia e la ritirata, che lo portano a una disillusione totale in merito agli ideali del fascismo, che aveva inizialmente abbracciato. Dopo due anni di reclusione nel campo di Hohenstein, liberato dall’Armata Rossa, attraversa le Alpi a piedi e ritorna ad Asiago. È il 5 maggio del 1945. Dal suo paese, antidoto per lenire le ferite di guerra, non vorrà mai più separarsi. 

Un’ecologia letteraria

«Molte volte si sente dire, o si legge, il sostantivo ‘ecologia’, ma anche troppe volte viene detto e scritto a sproposito, dimenticando che tra le scienze umane l’ecologia è la più complessa e difficile: la summa delle scienze in quanto ad essa fanno capo tutti i settori dello scibile: dalla matematica alla biologia, dalla botanica alla zoologia, dalla chimica alla geologia, dalla fisica alla paleontologia per arrivare complessivamente allo studio delle funzioni di relazione degli organismi con l’ambiente e tra di loro». 2

Rigoni Stern è tra gli autori più studiati in Italia dalla cosiddetta ‘ecologia letteraria’, disciplina che indaga il legame tra uomo e ambiente nella letteratura: per lo scrittore, infatti, la vita dell’uomo si definisce e prende forma proprio nel rapporto con la natura, in questo caso il paesaggio dell’Altopiano dei Sette Comuni. Per l’autore la natura non è un tempio ma vive in continua sinergia con chi la abita, anzi necessita della mano dell’uomo per conservarsi. In questo senso è paradigmatico il titolo di una delle sue raccolte di racconti più note,  Uomini, boschi e api, del 1980, che associa tre specie di esseri viventi che prosperano grazie a un rapporto di reciproca osmosi. Non è la foresta vergine o il paesaggio incontaminato, ma uno spazio che deve essere protetto grazie all’intervento umano, ma senza essere degradato o lasciato all’abbandono. È lo spazio del bosco ‘coltivato’: «Non assistito dagli interventi degli esperti, il bosco si inselvaticherebbe tanto da diventare ostile e impraticabile a noi e agli stessi animali silvestri. Questo dovrebbero ricordare coloro che guardano ai nostri boschi con occhio di cittadini senza avere conoscenza del buon governo. Ecco, allora, come da tutti dipende il delicato equilibrio della nostra foresta montana: occorre essere prudentissimi nel fumare una sigaretta, non si devono provocare rumori, né insistere nella raccolta di funghi e non scalciarli, non tagliare rami o bastoni. Nessuna traccia dovrebbe restare dopo il nostro passaggio: le persone civili non lasciano tracce»3.

In questa natura e lontano dalle patologie del presente, l’uomo contemporaneo trova non solo la felicità, ma anche la sua salvezza e può vivere in modo etico: «Mai come oggi l’uomo che vive in Paesi industrializzati sente la mancanza di ‘natura’ e la necessità di luoghi: montagne, pianure, fiumi, laghi, mari dove ritrovare serenità ed equilibrio; al punto che viene da pensare che la violenza, l’angoscia, il mal vivere, l’apatia e la solitudine siano da imputare in buona parte all’ambiente generato dalla nostra civiltà»4.

È in questo contesto complessivo di comunione tra uomo e ambiente che deve essere inquadrato il rapporto di Rigoni Stern con l’attività venatoria, che oggi può risultare controverso per gli ecologisti delle generazioni più giovani. Lo scrittore veneto ama la caccia, ma non la considera un hobby o un passatempo ludico: la pratica con dedizione, attraverso ore di silenziosi appostamenti nel bosco e con una conoscenza meticolosa della fauna e dei suoi comportamenti, come traspare dalla raccolta di racconti Il libro degli animali (1990). Per lui questa tradizione tramandata da secoli dagli abitanti dell’Altopiano, se svolta in modo rispettoso dell’ambiente e non per scopi consumistici, è un’attività che regola l’equilibrio dell’ecosistema.

La difesa della montagna

In Rigoni Stern l’amore per la montagna prende anche la forma della denuncia civile in alcune prese di posizione pubbliche dello scrittore sui giornali, come l’articolo pubblicato il 27 novembre 1967 su «Il Giorno», dal titolo Lo speculatore sale sul trono dei Sette Comuni, che riporta un duro attacco al boom edilizio nell’area di Asiago, legato alla costruzione di seconde case di villeggiatura e di nuovi impianti sciistici, che rischiano di mettere a repentaglio l’equilibrio paesaggistico per le generazione future: per l’autore bisogna avere «il coraggio di saper dire di no a certe assurdità, che se anche al presente si vedono vantaggiose, in un prossimo o lontano futuro, senz’altro sarebbero deleterie». 

Con un gruppo di concittadini, anima anche le proteste contro le esercitazioni militari che si tengono negli anni Cinquanta e Sessanta nella zona di Cima Portule, nell’area nordoccidentale dell’Altopiano dei Sette Comuni: i colpi di artiglieria distruggono migliaia alberi ad alto fusto e alcune malghe, danneggiando anche pascoli e mulattiere. Alla fine degli anni Settanta l’esercito interrompe queste operazioni, accogliendo le richieste della popolazione.

Nel 1998 la sensibilità di Rigoni Stern nei confronti del mondo naturale riceve un riconoscimento accademico: l’Università di Padova gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze forestali e ambientali.

Nel 2003, quando ha ormai 82 anni, alcune associazioni ambientaliste chiedono che il suo impegno venga riconosciuto a livello istituzionale e che l’autore venga nominato senatore a vita. Ma Rigoni Stern, che non ha mai desiderato essere in altro posto che sull’Altopiano, rifiuta anche solo di considerare l’ipotesi: «Non abbandonerò mai il mio paese, le mie montagne per uno scranno in Parlamento. Non è il mio posto».

Note

  1. M. Rigoni Stern, Lo speculatore sale sul trono dei Sette Comuni, in «Il Giorno», 27 novembre 1967.
  2. Un estratto di una conferenza tenuta dall’autore negli anni Settanta e pubblicata in Storie vestonesi. Ricordi del “Sergente” (1974-1992), Grafo, Brescia 2018.
  3. R. Costa, M. Rigoni Stern, L’Altipiano delle meraviglie, Magnus-Banca Popolare di Vicenza, Vicenza 2004.
  4. M. Rigoni Stern, Uomini, boschi e api, Einaudi, Torino 1980, p. VI.
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