Valori universali sugli schermi dei territori

Il regista Antonello Faretta, del Potenza Film Festival, e le sue Stories for Change.

Autore

Annalisa Percoco

Data

4 Maggio 2023

AUTORE

TEMPO DI LETTURA

5' di lettura

DATA

4 Maggio 2023

ARGOMENTO

PAROLE CHIAVE


Agenda 2030

Economia

Educazione

Impatto sociale

CONDIVIDI

I Festival cinematografici, nella loro interazione con il territorio, il pubblico e il settore audiovisivo, giocano un ruolo di innesco e di moltiplicatore di opportunità.

La relazione tra territori e Festival è biunivoca e moltiplicativa. 

L’organizzazione di un Festival e la sua proposta artistica e professionale generano un indiscusso impatto economico e culturale sui territori coinvolti, che si estende al turismo – ampliando l’offerta e quindi l’attrattività di un’area. 

I Festival, d’altro canto, ricevono dal territorio identità e distinzione, differenziazione culturale e riconoscibilità in un contesto specifico e sono in grado di manifestare i propri effetti nell’immediato con ricadute territoriali economiche dirette ma sono anche in grado di generare effetti più a lungo termine. Le scelte editoriali, artistiche e organizzative producono ‘semi’ culturali, che – sparsi sul territorio – crescono e generano nuovo pubblico fedele, emersione di nuovi talenti e nuove opportunità economiche e occupazionali.

Per meglio comprendere il valore di un festival cinematografico, per una regione come la Basilicata, abbiamo intervistato Antonello Faretta, regista e ideatore del Potenza Film Festival.

Qual è il valore del Potenza Film Festival per la città di Potenza e la Basilicata?

Il Potenza Film Festival è uno degli antesignani delle rassegne cinematografiche in Basilicata. Nasce nel 2004 come esperienza partecipativa di cinema sociale, diventando in breve un punto di riferimento per la comunità locale e internazionale del cinema indipendente che ‘agisce’ per le persone, il pianeta e la prosperità raccontando e perseguendo gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile oggi delineati dall’Agenda ONU 2030: legalità e giustizia, lotta al cambiamento climatico, comunità sostenibili, inclusione sociale, istruzione di qualità, parità di genere e lotta alle disuguaglianze, consumo responsabile, lavoro dignitoso, innovazione e pace.

Il Festival punta ai nuovi linguaggi e ai nuovi autori indipendenti con tributi e programmi speciali dedicati ai grandi maestri del cinema internazionale. Negli anni ha ospitato moltissime personalità del cinema d’autore e della cultura internazionali tra cui gli iraniani Abbas Kiarostami, Babak Payami, Jafar Panahi e Babak Karimi, il Premio Nobel cinese esule in Francia Gao Xingjian, l’irachena Maysoon Pachachi, il moldavo/armeno Artur Aristakisyan, Enrico Ghezzi, gli americani Ben Gazzara, Blaine Reininger e John Giorno e i nostri Michelangelo Frammartino, Maria Pia Fusco, Domenico Starnone e Claudio Santamaria. 

Nel 2006 ha ricevuto la Targa per Meriti Culturali dal Presidente della Repubblica Italiana per il suo impegno civile.

A mio parere il festival ha un doppio valore per Potenza e la Basilicata. 

Il primo, quello principale, è di natura socio-economica: si tiene in una città piccola di provincia, in una regione piccola, drammaticamente colpita da un costante flusso migratorio giovanile. Per cui il festival è una occasione di sviluppo locale e inclusione sociale di molti giovani.

In seconda battuta, il festival rappresenta un’occasione di confronto e crescita culturale. La grande partecipazione che abbiamo al festival credo sia la risposta più necessaria.

L’edizione 2022 del festival si arricchisce con il sottotitolo ‘stories for change’: quale il significato? 

Stories for Change non è solo un sottotitolo ma rappresenta, come dicevo prima, l’obiettivo principale del Festival. Il Festival vuole essere un volano di promozione di tutte quelle cinematografie della tradizione e della contemporaneità che non soltanto aiutano a riflettere ma, auspicabilmente, ad agire verso il cambiamento sociale e oggi, più di ieri, a focalizzarsi su certi temi in un momento storico di grande fragilità politica, sociale ed economica. Questo rappresenta – a mio parere – il primario obiettivo di un festival cinematografico umanista, che nasce cioè per le persone e la comunità locale (e non solo) che meritano occasioni continue e permanenti di confronto, in particolare al Sud, dove questa assenza produce sovente rassegnazione, disagio ed emigrazione.

Il Festival lo fa grazie a un palinsesto che tiene assieme sezioni competitive dedicate al cinema internazionale di impegno civile che siano lungometraggi, documentari e cortometraggi. 

Una delle sezioni principali del festival, denominata La Scuola Gira, è dedicata invece inclusivamente ai cortometraggi realizzati dagli studenti delle scuole di ogni ordine e grado della Basilicata. È una delle sezioni principali alla quale dedichiamo gran parte dei nostri sforzi proprio perché la chiamata all’azione verso il cambiamento deve partire con attività responsabili di educazione allo sguardo consapevole.

Accanto a tutte queste sezioni, grande spazio viene dedicato a retrospettive e tributi ai grandi maestri del cinema e talk per approfondire tematiche a noi care come la parità di genere, l’inclusione sociale, la sostenibilità e il cambiamento climatico, il lavoro dignitoso e la lotta e l’impegno collettivo per avere Istituzioni più solide e virtuose.

Come persegue questi obiettivi il Potenza Film Festival? Mettendo in campo un modello culturale apparentemente ‘francescano’ vale a dire il Festival viene realizzato con poche risorse economiche ma con una grandissima proattività e condivisione sul territorio in un quadro significativo di accordi pubblico/privato e grazie soprattutto a un lavoro puntuale di squadra a partire dalla dedizione e dall’impegno di tutti i componenti il Comitato Scientifico del Festival composto da Luigi Catalani (Direttore della Biblioteca Nazionale), Margherita Perretti (Presidente Commissione Regionale Pari Opportunità Basilicata), Angela Colonna (Titolare della Cattedra UNESCO Università della Basilicata), Annalisa Percoco (Ricercatrice Senior della Fondazione Eni Enrico Mattei), Claudia Datena (Direttrice Ufficio Scolastico Regionale di Basilicata), Vincenzo Cuccia (Area Leader NABA, Nuova Accademia di Belle Arti). Anime diverse ma tutte unite dall’impegno e dal desiderio della virtuosa trasformazione sociale: a tutti loro e a tutti coloro che a vario titolo si prodigano per il Festival va la nostra più profonda gratitudine.

Cinema e Agenda 2030: il punto di vista del regista

Come dicevo prima, l’Agenda 2030 detta alla società civile tutta una serie di temi ed obiettivi che rappresentano in sé già dei potenziali soggetti cinematografici da declinare sul grande schermo per realizzare e mandare al pubblico opere impegnate che possano rappresentare dei modelli sani soprattutto per le nuove generazioni di spettatori. Da regista dovessi sceglierne personalmente qualcuno per il nostro territorio, eleggerei senza alcun dubbio il tema della sostenibilità, della tutela dell’ambiente, del paesaggio generativo. 

Ritengo che i tempi siano maturi per introdurre anche nel nostro territorio un Protocollo Green che obblighi ciascuna produzione cinematografica che giri nel nostro territorio a sposare regole chiare di tutela dell’ambiente dove si svolgono le riprese e sostenibilità di tutto il set dal punto di vista economico, alimentare ed energetico.  

A tal proposito, per fare un piccolo esempio, un territorio come la Basilicata, caratterizzato da location straordinarie e dal sublime della luce, dovrebbe incentivare le produzioni a girare prevalentemente con l’ausilio di luci naturali piuttosto che con grandi gruppi elettrogeni. La ‘congestione’ di Matera in occasione delle riprese dell’ultimo 007 No Time To Die andrebbe ripensata a beneficio della sostenibilità e non di una bulimia promozionale e turistica.

Cinema, Agenda 2030 e scuola: le esperienze con i ragazzi e il valore della sezione La scuola gira

La Scuola Gira è senza dubbio una delle sezioni su cui puntiamo maggiormente: il lavoro verso il cambiamento deve essere quotidiano e deve necessariamente partire da buoni modelli etici da offrire agli studenti, ai più giovani e agli sguardi che si stanno formando. Nel triangolo tra imprese culturali, famiglie e scuole deve crearsi quel necessario patto di solidarietà per formare, anche attraverso il cinema, persone migliori, consapevoli e in grado di operare da subito questo cambiamento.

Questa sezione è tanto strategica che La Scuola Gira oggi è diventata una vera e propria scuola di cinema sociale a Potenza, anche grazie al percorso virtuoso di alfabetizzazione al cinema e ai nuovi audiovisivi che stiamo realizzando in alcune scuole della città nell’ambito del programma Cinema per la Scuola promosso da Ministero della Cultura Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Questo percorso didattico si chiama appunto La Scuola Gira, EcoFilmLab un percorso didattico di tipo teorico-pratico completamente gratuito in cui gli studenti e le studentesse si erudiscono sulla cultura delle immagini in movimento anche realizzando dei cortometraggi frutto del loro immaginario.

Uno sguardo sul futuro del Potenza Film Festival 

Il Festival rappresenta un presidio culturale per la città di Potenza, come si diceva, e un presidio culturale deve rappresentare soprattutto per la comunità locale un’occasione per rimanere sul proprio territorio, abituandosi a leggere eventuali mancanze e fragilità come un punto di forza verso il cambiamento di sguardo che ogni individuo deve avere verso sé stesso e verso la comunità che abita. 

Una comunità così avvezza all’emigrazione, alla cultura della sfiducia – tipico di molte province italiane soprattutto del Sud – è una comunità isolata culturalmente, abbandonata a sé stessa che vede sovente nella partenza un atto di riscatto. È innanzitutto questa sfiducia che un evento culturale deve affrontare e combattere, il famoso cambiamento deve radicarsi in primis nei luoghi che abitiamo, nei contesti sociali che viviamo e con migliore fiducia nelle proprie capacità anche a Sud si possono fare le cose e farle a Sud, tra mille complessità, rappresenta senza dubbio quella necessaria palestra di vita che ciascun individuo può portare con sé in ogni latitudine.

Il cinema è conflitto, la metafora della vita.

Per cui questa navigazione sul territorio punta profondamente alla rigenerazione dei luoghi e a un piccolo ripopolamento degli stessi grazie alle presenze di pubblico che viene a trovarci da fuori regione durate i giorni del festival cogliendo il pretesto di vivere un’esperienza cine-turistica diffusa su tutto il territorio lucano se pur limitata nel tempo.

Un festival, in sé, non è sufficiente per ripopolare dei luoghi così detti marginali. È necessario attivare o riattivare servizi permanenti sul territorio che esulino dalla logica del viaggio ‘mordi e fuggi’ per irrobustire tutte quelle occasioni significative che possano palesare la decisione importate di trasferirsi a vivere nei nostri territori.

I servizi che può mettere in campo il cinema in grado di attirare investimenti e scelte di questo tipo passano senz’altro dall’avere istituzioni forti e coese (si pensi, ad esempio, ad assessorati alla cultura e al turismo impegnati a redistribuire i servizi sul territorio grazie ad agenzie altrettanto forti, come agenzie di promozione turistica, Film Commission, uffici cinema che possano collaborare proficuamente).

È indubbio che attività e percorsi di cine-turismo sul territorio, musei e scuole di cinema regolamentate da apposite leggi cinema territoriali rappresentino quelle necessarie occasioni di rigenerazione territoriale e incoming.

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