E arrivò il movimento hippie. Difficile dare delle date precise di inizio essendo un movimento nato dalla beat generation prima (siamo negli anni ’50 con i nati fra le due guerre) e poi dall’arrivo dei Beatles e di tutto il loro mondo: diciamo che il periodo cruciale è la seconda metà degli anni Sessanta, con l’estate di San Francisco del 1967 che ne diventa il simbolo come Summer Of Love. Rifiuto della guerra, amore e fratellanza, rifiuto degli schemi mainstream e ritorno alla natura, discorso quest’ultimo che porterà ai primi tentativi un po’ allargati di cibi naturali senza intermediazioni industriali. Ovviamente la musica ne è parte integrante, e non a caso gli eventi che lo contraddistinguono sono dei festival rock: da quello di Monterey nel 1967, al celeberrimo Woodstock, sino al tragico Altamont che vide la morte di uno spettatore accoltellato dal servizio d’ordine dei famigerati Hell’s Angels.
Una canzone che simboleggia il movimento è certamente Wooden Ships, di David Crosby, Paul Kantner e Stephen Stills, che, ben riflettendo le preoccupazioni dell’epoca, è ambientata in una California post-nucleare. «Mi puoi dare una delle tue bacche viola? Sì, le sto mangiando da diverse settimane e non sono stato male nemmeno una volta: probabilmente ci terranno in vita entrambi». Siamo proprio poco dopo il disastro e si cerca una via d’uscita con delle navi di legno che portino in un posto dove ricominciare. «Ce ne andiamo: voi non avete bisogno di noi».
Noi? Voi? Di chi si parla?
Sembra una domanda strana perché è ovviamente la consueta avversione verso la ‘società borghese’ che nel testo è sulla riva con delle tute argentate, ma in verità svela un tema molto interessante circa il carattere elitario del movimento. Quelle che furono le istanze sociali del ’68 in Europa, non erano così largamente presenti negli Stati Uniti, ma presto anche lì arrivarono, e questa canzone offre un bello spunto. Il giovane compositore Jackson Browne chiese infatti un giorno a David Crosby: «E quelli che non riescono a salire sulle navi?». La risposta fu «Well, fuck ’em», ed ispirò a Browne una delle sue più belle canzoni: For everyman. «Io aspetto qui l’ultimo uomo, andate voi se pensate di farcela. Non chiedetemi se arriverà, proprio non lo so, ma non pensate male di uno che resta qui con un pugno di sabbia: sono solo un sognatore, che sogna l’ultimo uomo».