Elena Croce. La lunga guerra per l’ambiente

Autore

Veronica Ronchi

Data

10 Dicembre 2025

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5' di lettura

DATA

10 Dicembre 2025

ARGOMENTO

PAROLE CHIAVE


Ambiente

Società

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Per quel che mi riguarda, e come per moltissimi altri, a farmi trovare arruolata fra i difensori dell’ambiente era dunque stato un moto di ribellione precisa, nei confronti di una prospettiva sinistra: i grandi monumenti, i capolavori che […] avrebbero dovuto levarsi sopra un terreno senz’erba vale a dire in radure o più spesso pozzi lasciati aperti per loro nella selva di cemento della speculazione edilizia: diventando come è già accaduto per alcuni piccoli e anche grandi resti di edifizi romani, più che altro luoghi trascurati dagli spazzini.

Elena Croce (1915–2005), figlia primogenita del filosofo e critico Benedetto Croce, è oggi riconosciuta come una figura di grande spicco della cultura italiana del Novecento e, soprattutto, come una pioniera della tutela ambientale e del paesaggio. Scrittrice, traduttrice, intellettuale dalla sensibilità acuta e dalla prosa limpida, Elena attraversò la storia culturale del secolo con discrezione e fermezza, fino a divenire una voce imprescindibile nel dibattito sulla salvaguardia del territorio.

Celebre per la sua penna raffinata, è autrice di molti libri pubblicati da Adelphi, tra i quali mi piace ricordare Lo snobismo liberale, un piccolo capolavoro, un «album di ricordi femminili e mondani, ristretti [a un’] esigua classe privilegiata» in cui emergevano maniere, gusti, insofferenze dell’élite intellettuale che frequentava casa Croce. 

Il suo volume La lunga guerra per l’ambiente (1979), ripubblicato nel 2016 da La scuola di Pitagora per i cent’anni dalla nascita dell’autrice, rappresenta una tappa fondamentale della sensibilità ecologista italiana, un’opera che nasce dall’urgenza di testimoniare, denunciare e mobilitare la coscienza civile di fronte ai devastanti cambiamenti sociali ed economici dell’Italia del Dopoguerra.

Origini familiari e formazione

Nata in una famiglia intellettualmente vivacissima, Elena crebbe in un ambiente in cui la cultura non era solo studio, ma anche responsabilità morale e politica. Il padre Benedetto aveva già manifestato una forte sensibilità verso la tutela del paesaggio: fu lui il promotore della prima legge italiana in difesa delle bellezze naturali, la cosiddetta Legge Croce del 1922, nella quale definiva il paesaggio come «espressione materiale della patria».

Questa precoce influenza familiare divenne un riferimento decisivo anche per Elena, che ricordò spesso il «quasi amore sacro» del padre per il verde, per i luoghi semplici, per la natura incontaminata, e l’avversione per ogni forma di deturpazione del territorio.

La formazione culturale di Elena fu poliedrica: studi letterari, frequentazione dei più importanti circoli intellettuali del Paese, attività di traduzione e collaborazione con riviste e case editrici. Tuttavia, la sua voce si distinse non per un semplice contributo accademico, ma per la capacità di mettere in relazione cultura, etica e responsabilità sociale.

L’impegno culturale e civile: la nascita di Italia Nostra

Negli anni Cinquanta, in un’Italia che stava accelerando verso la modernità, Elena Croce fu tra le fondatrici dell’associazione Italia Nostra, nata il 29 ottobre 1955, insieme ad altre personalità come Pietro Paolo Trompeo, Giorgio Bassani, Desideria Pasolini dall’Onda e Umberto Zanotti Bianco.

Il gruppo fu definito dalla stessa Croce come «i primi militanti contro la distruzione dell’ambiente» e si propose fin dall’inizio di contrastare la crescente speculazione edilizia e l’incuria verso il patrimonio storico e naturale.

Italia Nostra divenne presto una delle principali voci critiche del Paese, capace di portare all’attenzione nazionale casi di grave devastazione ambientale e urbana. La presenza di Elena nel gruppo fondatore fu determinante: la sua capacità di dialogare con amministrazioni, intellettuali e cittadini contribuì alla costruzione di una nuova coscienza civile.

La lunga guerra per l’ambiente: un manifesto dell’ecologia italiana

Nel 1979 Elena pubblica La lunga guerra per l’ambiente, un’opera che rappresenta al tempo stesso diario personale, pamphlet civile e analisi sociologica. Il libro è intriso di dati biografici, ricordi familiari, osservazioni di viaggio e commenti appassionati sulla trasformazione dell’Italia del Dopoguerra.

Elena parla di ‘guerra’ per sottolineare la drammaticità della situazione: una lotta iniziata tra poche persone consapevoli e destinata a protrarsi nel tempo, dato che ogni vittoria è fragile e continuamente minacciata da nuovi progetti speculativi.

La prima edizione del volume riportava in copertina la fotografia dello scempio edilizio a ridosso della Valle dei Templi di Agrigento, un simbolo eloquente della dissociazione tra cultura antica e modernità distruttiva.

Nel libro emergono alcuni temi cardine tra i quali la denuncia della speculazione edilizia: Elena registra come l’Italia, nel Dopoguerra, abbia lasciato ‘via libera’ a un’edilizia selvaggia, soprattutto nelle aree più fragili come la Campania. La distruzione delle coste, dei boschi e dei luoghi rurali è descritta come una ferita non solo ecologica, ma identitaria.

Elena non accusa singoli individui, ma la società intera, dalle famiglie alle scuole, dai politici ai media, incapaci di educare al rispetto della natura, proponendo il concetto esteso di responsabilità collettiva.

Secondo Elena, la difesa dell’ambiente coincide con la difesa delle civiltà agricole, ingiustamente considerate ‘inferiori’ rispetto al modello industriale. L’idea di sviluppo, nella sua prospettiva, deve includere il recupero delle risorse agricole e forestali, spesso abbandonate o devastate.

Croce denuncia, inoltre, un turismo ‘cieco e stupido’, che consuma senza comprendere, e che produce danni irreversibili ai territori visitati.

Questi elementi sono al centro dei suoi circa novanta articoli dedicati a temi ambientali, conservati presso la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, dove l’autrice non contribuisce soltanto alle battaglie civili e culturali, ma anche alla definizione del vocabolario dell’ecologia italiana.
Tra gli anni Sessanta e Ottanta, Croce utilizza un lessico che unisce l’eredità del primo conservazionismo italiano e i nuovi orientamenti dell’ecologismo moderno. Le sue parole chiave – bellezza, paesaggio, conservazione, ambiente, ecologia – non sono mai semplici etichette, ma strumenti di azione civile e critica sociale.

Le battaglie ambientali: Napoli e la Campania come terreno di resistenza

Il cuore dell’impegno di Elena fu il territorio campano, da lei definito «una regione sacrificata dai governi». Qui concentrò le sue energie denunciando devastazioni del paesaggio e interventi urbanistici dissennati.

Tra i casi più emblematici vi fu quello della Tangenziale di Napoli, che rischiava di distruggere tracce storiche come la Via Campana. Elena si oppose con fermezza, mobilitando cittadini e studiosi e documentando puntualmente le implicazioni storiche e paesaggistiche delle aree minacciate.

Una delle battaglie più note fu quella contro l’Albergo Fuenti, un gigantesco complesso turistico costruito sulla Costiera Amalfitana e divenuto il simbolo dell’abuso edilizio. Elena iniziò la mobilitazione già nel 1968, quando comparvero le prime strutture in cemento.

La vicenda fu complessa, con continui ricorsi e sospensioni, ma grazie alla perseveranza degli ambientalisti la struttura fu infine demolita negli anni Novanta, dopo la morte di Elena. Una vittoria storica che conferma il ruolo determinante della sua azione nel consolidare in Italia una cultura della tutela paesaggistica.

Visione ecologica e eredità culturale

Per Elena Croce l’ambiente non è solo un insieme di elementi naturali, ma una fusione di natura, storia e cultura, una dimensione sacra che affonda le radici nel passato e guarda al futuro della collettività. La sua visione anticipa temi oggi centrali: sostenibilità, equilibrio tra sviluppo e tutela, responsabilità educativa.

La forza del suo pensiero sta nell’aver saputo porre l’ambiente non come un tema per specialisti, ma come una questione morale e democratica: «la conservazione del patrimonio non è una causa elitaria, ma una causa popolare», affermava con convinzione.

Elena fu anche tra le ispiratrici del Fondo Ambiente Italiano (FAI), nato negli anni successivi anche grazie alla cultura civica che Italia Nostra aveva diffuso sul territorio nazionale.

Conclusione

La vita e l’opera di Elena Croce testimoniano come un’intellettuale, armata soltanto di una profonda cultura, di un forte senso etico e di una tenace determinazione, possa incidere in modo duraturo nella storia civile del Paese. Con La lunga guerra per l’ambiente, Elena non solo denunciò la fragilità dei territori italiani, ma offrì una prospettiva lucida e moderna sul rapporto tra uomo e natura.

La sua eredità continua a parlarci: in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici, dal consumo di suolo e dalla perdita di biodiversità, la sua voce risuona forte e chiara. Elena Croce ci ha insegnato che l’ambiente non è un lusso, né un ornamento, ma la premessa stessa alla nostra sopravvivenza e alla nostra identità culturale.

Una lezione che continua a richiamarci a un impegno vigile, umano e collettivo.

Per approfondire leggi:

E. Croce, La lunga guerra per l’ambiente (1979), La scuola di Pitagora, 2016

E. Bertelli, Le lunghe guerre per l’ambiente di Elena Croce, in Natura Società Letteratura, Atti del XXII Congresso dell’ADI – Associazione degli Italianisti (Bologna, 13-15 settembre 2018), a cura di A. Campana e F. Giunta, Roma, Adi editore, 2020A. Fava, Le parole dell’ambiente in Elena Croce, in “Parole corte, longa amistate”. Saggi di lingua e letteratura per Patricia Bianchi, a cura di C. Di Bonito et al, Paolo Loffredo Editore, Napoli, 2022

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