C’è un modo per parlare di futuro senza doverlo prevedere: costruirlo, giorno per giorno, nelle aule di una scuola. È quanto accaduto a Viggiano, in Basilicata, dove due Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO) hanno coinvolto studenti e studentesse in un doppio laboratorio sull’intelligenza artificiale. In uno hanno immaginato, con creatività e rigore, una linea di cosmetici completa di logo, claim e piano marketing; nell’altro si sono messi al microfono per intervistare un esperto di AI, registrando una puntata per la webradio della scuola, pensata, condotta e prodotta da loro.
Entrambe le esperienze si inseriscono nella cornice della transizione digitale promossa dal Piano Scuola 4.01 e contribuiscono a sviluppare le competenze richieste dall’Agenda 20302. I PCTO si inseriscono nell’ambito del progetto Technology & Digital Hub3, l’iniziativa volontaristica di Eni gestita da FEEM, che si propone come centro di sviluppo delle competenze in ambito agricolo e culturale con l’obiettivo di informare e far progredire la conoscenza sui temi della sostenibilità e della digitalizzazione. Ma soprattutto rappresentano un esempio concreto di come il trasferimento di conoscenze al capitale umano locale sia una leva fondamentale per la crescita di un territorio. Accompagnare i giovani ad appropriarsi degli strumenti della contemporaneità, come l’intelligenza artificiale, significa metterli nella condizione di creare futuro per sé e per il contesto in cui vivono.
La sfida era chiara: progettare una linea cosmetica partendo da zero, usando l’IA per tutte le fasi creative e strategiche. Branding, posizionamento, packaging, narrazione: ogni gruppo ha costruito un proprio universo simbolico, con strumenti digitali come Canva, ChatGPT e software di prompt design.
Nascono così ‘Selene’, skincare lunare e sostenibile che parla a chi cerca ritualità e rinnovamento; ‘Sirené’, lusso mitologico ispirato alle sirene; ‘Coccolino Care’, linea baby-care naturale e protettiva; ‘Jardin de Luxe’, profumo d’ambiente pensato per hotel a 5 stelle. Ogni progetto ha un logo, un tono di voce, un piano di comunicazione visiva e una visione valoriale.
La lezione sul machine learning4 e sui modelli generativi ha dato il via a un percorso che ha alternato teoria e sperimentazione, lasciando spazio a riflessioni anche su bias5, etica, e sostenibilità. Un laboratorio di intelligenza umana mediata da quella artificiale. La possibilità di lavorare a una simulazione realistica ha offerto agli studenti un contesto operativo concreto, dove le competenze apprese non restano concetti astratti ma diventano strumenti di progettazione autentica.
«Con l’IA abbiamo disegnato i loghi e persino immaginato gli slogan. È stato come avere un compagno di squadra invisibile ma molto creativo», sostiene una studentessa del quarto anno. Nel secondo laboratorio, i ragazzi e le ragazze del Liceo Classico hanno esplorato l’arte dell’intervista radiofonica. Hanno imparato a costruire una scaletta, definire le domande, gestire i tempi e la voce. Ma soprattutto, hanno intervistato Emanuele Ferrari, fotografo e programmatore, dialogando con lui sull’uso dell’intelligenza artificiale nei suoi processi creativi e professionali, e raccogliendo la sua visione su come questa tecnologia potrebbe evolvere e influenzare il nostro futuro collettivo. Un confronto vero, diretto, registrato e montato con cura.

Attraverso la webradio gli studenti hanno potuto mettere in pratica le conoscenze acquisite sull’IA: cos’è, come si addestra, quali rischi comporta. Ma anche allenarsi alla comunicazione responsabile, alla sintesi, all’ascolto. Non è solo un esercizio di linguaggio: è una forma di cittadinanza, dove le domande contano quanto le risposte.
«L’intelligenza artificiale non è solo codici e numeri. È anche una questione di voce, di scelte, di etica. E lo abbiamo capito parlandone davvero», dice uno studente del quarto anno
Creatività, pensiero critico, collaborazione: sono queste le competenze trasversali allenate in aula grazie a una didattica che intreccia tecnologie e immaginazione. L’IA, in questo contesto, non sostituisce ma stimola, non automatizza ma amplifica. E può diventare davvero una risorsa per emanciparsi, costruire percorsi professionali consapevoli e, un domani, restituire valore ai propri territori d’origine.
Ma l’uso dell’intelligenza artificiale comporta anche una grande responsabilità. Come evidenziano numerosi studi recenti sull’etica algoritmica, l’IA può perpetuare disuguaglianze e bias preesistenti se non viene sviluppata con attenzione alla rappresentatività dei dati e alla trasparenza degli algoritmi. La questione della responsabilità, quindi, non è solo tecnica ma profondamente sociale, come suggerito anche da ricercatori come Caton e Haas6, che sottolineano la necessità di incorporare criteri di equità e inclusione nei modelli di machine learning. Significa imparare a fare le domande giuste, riconoscere i limiti degli strumenti, riflettere sul loro impatto sociale, ambientale, cognitivo. Non basta sapere come funziona: bisogna anche chiedersi perché usarla, per chi, con quali conseguenze. L’alfabetizzazione all’IA non è solo tecnica, ma culturale: deve includere la capacità di analizzare criticamente l’impatto dei sistemi intelligenti, proprio come proposto dai principi dell’educazione alla cittadinanza digitale7, che promuove un uso consapevole e responsabile delle tecnologie. L’IA, se ben mediata, può diventare uno strumento di emancipazione cognitiva e sociale. richiede pensiero critico, capacità di discernimento e una profonda consapevolezza di contesto.

L’intelligenza artificiale, in definitiva, rappresenta una soglia: può rafforzare stereotipi o aprire spazi di trasformazione sociale. Per questo motivo, è fondamentale che l’educazione ne affronti i temi anche in chiave umanistica, aiutando le nuove generazioni a costruire una propria visione critica e creativa del mondo digitale. Il futuro della tecnologia non è solo una questione di sviluppo tecnico, ma di cultura democratica e accessibilità.
Iniziative come i PCTO di Viggiano mostrano che è possibile avvicinare i giovani all’IA senza semplificazioni né allarmismi, partendo da esperienze concrete e inclusive. È nel dialogo tra sapere tecnico e capacità espressiva che si coltivano cittadini digitali pronti a orientarsi, scegliere e immaginare.
Ecco perché FEEM investe in percorsi educativi come questi. Perché la transizione digitale non si fa solo con infrastrutture e tecnologie, ma con coscienza, senso critico, capacità di immaginare scenari diversi. Perché un territorio cresce quando chi lo abita può imparare a cambiarlo, a partire da ciò che conosce e da ciò che sceglie di diventare8.
**Gruppo di lavoro PCTO AI: A. Bencivenga, M. Bernecoli, S. Boietti, A. Setaro, C. Verrone.
Note
- Piano Nazionale Scuola 4.0, in https://pnrr.istruzione.it/scuola-4-0/
- Agenda 2030, in https://sdgs.un.org/goals
- Technology Digital Hub, in https://www.eni.com/it-IT/attivita/technology-digital-hub.html/
- Il machine learning è un sottoinsieme dell’intelligenza artificiale che consente ai sistemi di apprendere dai dati e migliorare le proprie prestazioni nel tempo senza essere esplicitamente programmati per ogni compito. Vedi: Google Developers. (s.d.). Machine Learning Crash Course, in https://developers.google.com/machine-learning/crash-course
- Un bias algoritmico è una distorsione sistematica che si verifica quando un sistema di intelligenza artificiale produce risultati parziali a causa dei dati di addestramento non rappresentativi o delle strutture algoritmiche stesse. Vedi: J. W. Weiss, Ethical Implications of Bias in Machine Learning, 2018, in https://www.researchgate.net/publication/323378868_Ethical_Implications_of_Bias_in_Machine_Learning
- S. Caton e C. Haas, Fairness in Machine Learning: A Survey, arXiv, 2020, in https://arxiv.org/abs/2010.04053
- Zanichelli, Etica e Intelligenza Artificiale – Educazione civica, in https://educazionecivica.zanichelli.it/nucleo-3-cittadinanza-digitale/etica-e-intelligenza-artificiale/download/media-13-etica-ia-scheda-stud
- Questo articolo è stato redatto con il supporto di ChatGPT di OpenAI, utilizzato come strumento collaborativo di scrittura e revisione. Le immagini sono state realizzate con l’aiuto ChatGPT di OpenAI