Climate change: cause ed effetti

Autore

Enrico Nocentini

Data

7 Luglio 2023

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5' di lettura

DATA

7 Luglio 2023

ARGOMENTO

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«Il cambiamento climatico è sempre esistito»

Questa frase potrebbe scioccare alcuni lettori e allo stesso tempo incuriosirne altri, ma di fatto questo dice la paleoclimatologia (una branca delle scienze della terra che in particolare ha lo scopo di ricostruire l’andamento del clima nelle epoche passate attraverso l’utilizzo di dati proxy, proprietà chimico-fisiche di particolari archivi naturali): nell’ordine dei milioni di anni vi sono stati sulla terra continui cicli tra ere glaciali e regimi di caldo globale.

Quindi perché ci si preoccupa così tanto della questione del riscaldamento globale e del cambiamento climatico? Perché viene imputato agli uomini se si sta parlando di un fenomeno ciclico?

Contesto e riferimento storico

La questione si risolve rispondendo a due domande: Qual è l’origine del surriscaldamento globale e in che scala temporale si sta evolvendo?  

Per rispondere a queste domande, bisogna fare un piccolo passo indietro nella storia dell’uomo: un salto di appena duecento anni, che rispetto all’età della terra è veramente piccolo. Geograficamente ci diamo anche un luogo, la Gran Bretagna, da dove è partita una delle più importanti rivoluzioni sociali e tecnologiche dell’epoca recente: la rivoluzione industriale. 

Proprio in Gran Bretagna duecento anni fa è stato compiuto un grande passo avanti per la modernizzazione della vita umana, ma un gigantesco passo indietro nella nostra convivenza con la natura. La rivoluzione industriale ha di fatto accelerato i ritmi umani, de-sincronizzandoci progressivamente dai ritmi naturali. L’utilizzo massiccio del carbone per alimentare i mezzi di locomozione e le industrie ha dato inizio al surriscaldamento globale che stiamo vivendo oggi.

Gli esperti definiscono il surriscaldamento globale come uno dei principali effetti del cambiamento climatico «attuale».

Il cambiamento climatico attuale e storico

Proprio nel termine «attuale», in contrasto con «storico», si ha la risposta a una delle due domande poste poco sopra. 

Infatti, per arrivare ad avere +1,1°C di temperatura media rispetto all’età preindustriale (di nuovo, il riferimento a quell’epoca è fondamentale) ci sono voluti soltanto 200 anni circa, cosa impossibile se si guarda ai cicli naturali di glaciazione e surriscaldamento della Terra, che sono nell’ordine delle centinaia di migliaia se non milioni di anni.

Questo surriscaldamento non è imputabile a cause naturali, come per esempio l’inclinazione dell’asse terrestre, il sole o le eruzioni vulcaniche. Proprio a proposito degli effetti delle eruzioni vulcaniche sul clima un team di ricercatori ha studiato le più grandi eruzioni vulcaniche dei primi del 1800, e ha concluso che hanno influito solo in maniera assai marginale sul riscaldamento globale. Anzi, contro intuitivamente, di norma, tramite le nubi di solfato che vengono emesse in seguito a un’eruzione, si ha un raffreddamento delle temperature dovuto alla copertura solare che queste nubi danno. Proprio come successe nella primavera del 1815 quando il vulcano Tambora, situato nell’arcipelago indonesiano della Sonda, provocò un’eruzione tra le più potenti registrate nella storia. Questa eruzione, proprio a causa delle enormi quantità di ceneri rilasciate, provocò un abbassamento delle temperature globali e un clima anomalo in molte regioni del mondo, anche per tutto l’anno successivo (1816). In particolare l’Europa e il Nord America, furono colpite da forti precipitazioni, freddo e nevicate in piena estate. Proprio a causa di queste conseguenze, per il 1816, venne coniato l’epiteto di «anno senza estate» che, tra le altre, ispirò, per l’ambientazione gotica che si era venuta a creare, la scrittrice Mary Shelley e il suo celebre romanzo «Frankenstein».

Come si genera il cambiamento climatico attuale

Dopo aver capito cosa non lo genera, passiamo invece a comprendere cosa lo genera; come e di chi è la responsabilità. 

Presto detto, poiché numerosi report sui cambiamenti climatici (ben sei) prodotti dagli scienziati dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e molteplici articoli scientifici sull’argomento ci portano verso un unico colpevole: l’essere umano e le sue attività.

Questo punto è stato ribadito anche nell’incipit dell’ultimo assessment report (AR6) pubblicato a marzo di quest’anno (2023):

«Le attività umane, principalmente attraverso le emissioni di gas serra, hanno inequivocabilmente causato il riscaldamento globale[…] Le emissioni globali di gas a effetto serra hanno continuato ad aumentare, con contributi storici e attuali derivanti dall’uso non sostenibile dell’energia, dall’uso del suolo e dal cambiamento dell’uso del suolo, dagli stili di vita e dai modelli di consumo e produzione tra le regioni, tra i paesi e al loro interno, e tra gli individui1

Queste attività umane o antropiche, intese come tutte le attività che caratterizzano lo stile di vita e permettono il sistema globale di produzione e consumo attuale, potrebbero essere divise in pochi principali filoni, sia direttamente sia indirettamente interconnessi tra loro:

  • consumo di risorse naturali (deforestazione, uso del suolo per allevamento e agricoltura intensivi, consumo di acqua)
  • emissione di gas serra
  • immissione di rifiuti di vario genere in natura

Questi toccano tutti gli ambiti della nostra vita, da cosa mangiamo a come ci spostiamo, da come ci vestiamo a come ci approvvigioniamo dell’energia per i nostri bisogni nel quotidiano. 

Tutte queste attività, inoltre, sono correlate ad emissioni di particolari gas che causano l’aumento della temperatura detti gas ad effetto serra o gas climalteranti. 

Sotto questo nome, abbiamo varie famiglie di gas accomunate dalla capacità di causare quello che è scientificamente chiamato «effetto serra».
L’effetto serra prende il nome dal funzionamento di una serra agricola comune. In una serra la maggior parte della luce entrante viene prima riflessa dal terreno, poi contro riflessa dalle pareti della serra, che impediscono al calore di uscire, così da mantenere e aumentare la temperatura all’interno di essa.


Anche l’effetto serra, come il cambiamento climatico, è sempre esistito, anzi è stato fondamentale per la formazione e lo sviluppo della vita sulla Terra, poiché, senza di esso, la temperatura media globale sarebbe stata di -18°C e questo avrebbe reso la Terra non facilmente popolabile ed abitabile. La differenza tra l’effetto serra «storico» e quello «attuale» che sta condizionando la nostra vita nel XXI secolo, è dettata dalla rapidità e dall’intensità dell’immissione dei gas serra che impediscono al calore assorbito dalla terra di uscire nuovamente dall’atmosfera, nello spazio circostante. Ciò provoca un aumento della temperatura media globale. 

Per provare a rendere più comprensibile il processo, pensate a una calorosa giornata estiva, nella quale decidiamo di fare un giro a piedi sotto i raggi del sole. Immaginate inoltre, che invece di girare con una canottiera smanicata, girassimo con un piumino invernale e, oltre a ciò, ogni minuto aggiungessimo uno strato di vestiti continuando a camminare. Il risultato penso possa essere ben immaginabile da tutti.

I gas a effetto serra

L’effetto serra è provocato ed alterato dalla quantità di «gas serra» o «gas climalteranti» presenti in atmosfera. Questo tipo di gas sono emessi da molti processi naturali (di cui alcuni, direttamente o indirettamente influenzati dal comportamento umano) e da molte attività svolte in prima persona dall’uomo che implicano l’utilizzo di combustibili fossili.
Essi sono raggruppati in varie famiglie, con proprie caratteristiche fisiche, chimiche e di impatto. 

Di seguito vengono elencati i gas principali:

  • Vapore acqueo (H2O) – un importante gas serra presente naturalmente nell’atmosfera e le sue concentrazioni possono aumentare a causa dell’aumento delle temperature.
  • Anidride Carbonica (CO2) – prodotta principalmente dalla combustione di combustibili fossili come carbone, petrolio e gas naturale, nonché dalla deforestazione e, da solo, contribuisce al 50% dell’effetto serra totale.
  • Metano (CH4) – prodotto da processi naturali come la decomposizione della materia organica, ma anche da attività umane come l’allevamento del bestiame, la coltivazione del riso, la produzione e il trasporto di combustibili fossili.
  • Protossido di azoto (N2O) – generato principalmente dalle attività agricole, come l’uso di fertilizzanti chimici e la gestione dei rifiuti, nonché dalla combustione di biomassa e dai processi industriali.
  • Gas fluorurati: esafluoruro di zolfo (SF6) e i fluorocarburi (HFC, PFC, CFC) – prodotti industriali utilizzati in vari settori, come l’elettronica, l’isolamento termico e i refrigeranti.

Ognuno ha un differente «potenziale di riscaldamento» chiamato «forzante radiativa», che misura quanto un gas è capace di assorbire calore, di trattenerlo e di permanere nello strato atmosferico esercitando questo effetto. Questi vengono misurati (quantificati) e convertiti in CO2 equivalente, che è il gas più conosciuto e simbolico tra le varie famiglie che prendono parte a questo effetto.

Come per il cambiamento climatico anche per questo fenomeno si parla di effetto serra naturale/basale ed effetto serra da contributo antropico, dato quindi principalmente dall’utilizzo di combustibili fossili.
Infatti, proprio ricorrendo a questo collegamento tra aumento delle temperature medie e aumento dei gas serra, si comprende chiaramente la connessione che si ha tra l’attività umana e il cambiamento climatico.

Considerando infatti come punto di partenza la rivoluzione industriale, si prende consapevolezza che il clima reagisce relativamente veloce ai cambiamenti indotti dall’uomo, in questo caso specifico, all’emissione di gas climalteranti da parte delle attività da lui svolte. 

Per secoli la concentrazione media di CO2 in atmosfera è rimasta praticamente costante, poiché regolata da vari meccanismi naturali come la sintesi clorofilliana ed equilibri chimico-fisici fra anidride carbonica e acqua dei mari. 

Proprio questi processi non sono più sufficienti a mantenere costante la percentuale di CO2 nell’aria che è in continuo aumento.

«[…] Le emissioni nette cumulative storiche di CO2 dal 1850 al 2019 sono state di 2400 ± 240 GtCO2, di cui più della metà (58%) si sono verificate tra il 1850 e il 1989 e circa il 42% tra il 1990 e il 2019. Nel 2019, le concentrazioni atmosferiche di CO2 (410 parti per milione, ppm) erano più alte che mai in almeno 2 milioni di anni e le concentrazioni di metano (1866 parti per miliardo, ppb) e protossido di azoto (332 parti per miliardo, ppb) erano più alte che in qualsiasi momento in almeno 800.000 anni2

Come esplicitato da questo estratto dell’IPCC AR6, l’aumento dei gas serra avuto in questi due secoli non ha precedenti confrontandolo con le proiezioni dei millenni precedenti di storia, questo ad evidenziare maggiormente l’anomalia che stiamo vivendo. 

Correlando poi questo aumento di concentrazioni di gas climalteranti con l’aumento della temperatura media globale degli ultimi due secoli si ha l’evidenza del rapporto direttamente proporzionale che questi due fattori hanno tra di loro. 

Principali conseguenze del cambiamento climatico

Le correlazioni tra i fenomeni del cambiamento climatico e le conseguenze che essi portano sono molteplici e attraversano i più disparati ambiti della nostra vita agendo in maniera diretta ed indiretta sull’economia, sulla società e sulla psicologia di ognuno. 

Un buon modo per comprendere queste problematiche, è sicuramente pensarle in un sistema complesso e non a compartimenti stagni, dove vi sono relazioni di causa-conseguenza sia dentro all’ambito dell’effetto diretto di queste sia all’infuori di esso.

In questo breve focus verranno trattate velocemente le principali conseguenze di carattere ambientale.

Una prima conseguenza, che è già stata citata più volte nei precedenti paragrafi, è il «riscaldamento globale». Esso viene indicato in climatologia come l’aumento della temperatura media della superficie terrestre che provoca vari effetti a catena riguardanti il ciclo dell’acqua, con manifestazioni estreme e non convenzionali. 

Alcuni esempi di effetti possono essere:

  • le desertificazioni, 
  • le alluvioni, 
  • i fenomeni di siccità, 
  • lo scioglimento dei ghiacci,
  • l’innalzamento del livello degli oceani

Una seconda conseguenza che viene meno percepita dall’opinione pubblica, ma che ha un livello di gravità importante è sicuramente «l’acidificazione degli oceani». Essa è dovuta alla decrescita del valore del pH oceanico causato dalla continua ed inesorabile assunzione di anidride carbonica di origine antropica dall’atmosfera da parte di esso. Questo perché, come prima citato, gli oceani nei millenni hanno fatto da stock di anidride carbonica in eccesso, assorbendola. L’acidificazione, come fenomeno, ha conseguenze dirette devastanti per la fauna e la flora marine, in particolare per le creature con componenti o composte da carbonati di calcio come conchiglie, molluschi, plancton, coralli ed in modo indiretto, di seguito, ha conseguenze sulle catene alimentari dove esse sono coinvolte.

Una terza, e ultima, conseguenza che si analizza in questo articolo è «la perdita della biodiversità».

La biodiversità viene tradizionalmente definita come la varietà di tutte le forme di vita presenti sulla Terra. Essa comprende il numero di specie, le loro variazioni genetiche e l’interazione di queste forme viventi all’interno di ecosistemi complessi.

Proprio essa sta scomparendo ad un ritmo allarmante negli ultimi anni, tanto che l’ONU nel 2019, in una sua relazione sull’argomento ha parlato di un milione di specie a rischio estinzione sulle 8 milioni conosciute, in un orizzonte temporale di massimo qualche decennio con gli andamenti climatici attuali.

Alcune delle cause principali di questa preoccupante perdita di biodiversità sono:

  • Modifiche nell’utilizzo del suolo (disboscamento, monocolture intensive, urbanizzazione)
  • Sfruttamento diretto: caccia e pesca
  • Inquinamento
  • Specie esotiche invasive

Anche qui, si può affermare che il contributo antropico è evidente.

In conclusione

Il cambiamento climatico, quindi, è un fenomeno complesso che sta avendo un impatto significativo sul nostro pianeta. La sua analisi e il suo studio necessitano un approccio transdisciplinare ed olistico. 

Le sue cause principali sono legate alle attività umane, in particolare all’eccessiva produzione di gas serra attraverso l’uso di combustibili fossili, alla deforestazione e all’agricoltura intensiva. Queste attività hanno portato a un aumento delle concentrazioni di CO2 e di altri gas serra nell’atmosfera, alimentando l’effetto serra che intrappola il calore e provoca l’aumento delle temperature globali. Proprio in riferimento a ciò è necessario un cambio di paradigma nei consumi umani, poiché troppo a lungo è stato ​​adottato un modello di consumo eccessivo. Ridurre il consumo di risorse naturali, limitare gli sprechi e promuovere uno stile di vita più sostenibile sono passi cruciali verso la mitigazione dei danni causati dal cambiamento climatico.

Consumare meno non significa necessariamente sacrificare la qualità della vita, ma adottare scelte consapevoli e responsabili. Questo può includere l’acquisto di prodotti di lunga durata, la preferenza per alternative ecologiche, come l’energia rinnovabile e i trasporti pubblici, nonché l’adozione di pratiche di riciclo e compostaggio. Proprio la promozione del consumo sostenibile e la riduzione del consumo individuale svolgono un ruolo cruciale nel raggiungimento dell’obiettivo di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra fissato dall’Unione Europea, tappa fondamentale promossa dal nostro continente per contrastare i cambiamenti climatici. Per contribuire a questo obiettivo ogni cittadino può fare la propria parte, poiché le scelte individuali hanno un impatto collettivo e possono, a catena, spingere verso un cambiamento sistemico.
La transizione verso una società a basse emissioni, infatti, richiede un impegno di tutti i livelli della società, e tutti noi possiamo fare la differenza.

Note

  1. IPCC, Sixth Assessment Report, Climate Change 2023: Synthesis Report, 2023, p.4
  2. IPCC, Sixth Assessment Report, Climate Change 2023: Synthesis Report, 2023, p.4
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