La lotta al cambiamento climatico

Autore

Roberta Bonacossa

Data

5 Settembre 2022

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3' di lettura

DATA

5 Settembre 2022

ARGOMENTO

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La crisi climatica la stiamo vivendo e la vivremo sempre di più sulla nostra pelle, e come riporta l’ultimo report dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), le cause sono innegabilmente da ricondurre alle attività umane. Il richiamo ad agire è immediato, i modi per farlo sono tanti. E la domanda che molti di noi si fanno è se conta di più l’azione del singolo o quella della collettività.

L’andamento del futuro mondiale

Sempre più negli ultimi anni si è sentito parlare della responsabilità dei singoli come consumatori, capaci con le loro scelte di influenzare il mercato, l’economia  e di conseguenza l’andamento del futuro mondiale. Per calcolare e conteggiare questo impatto, come esseri umani sul Pianeta, oggi viene utilizzata la Carboon Footprint, ossia l’impronta carbonica.

Per stimare le emissioni di CO2 causate da un prodotto, da un servizio, da un’organizzazione, da un evento o da un individuo. Il concetto deriva da quello di impronta ecologica. Introdotto da Mathis Wackernagel e William Rees, nel loro libro Our Ecological Footprint. Reducing Human Impact on the Earth, pubblicato nel 1996. Ma il vero motivo per cui conosciamo questo termine è l’appropriazione dello stesso da parte della British Petroleum, in una campagna pubblicitaria del 2005, la quale spingeva verso la narrativa dell’impatto dei consumi e delle emissioni di CO2 da parte delle persone. Questo atto non è stato voluto per fermare la propria produzione di petrolio, ma per spostare il mirino dell’attenzione. E per far si che questo fosse un problema del singolo individuo.

La responsabilità è di tutti

Perché nel momento in cui inizi a pensare che la colpa è tua e che risolvere il cambiamento climatico dipende esclusivamente dalle tue azioni, la tua responsabilità diventata limitata a fare scelte più sostenibili, come consumatore, per ridurre il tuo impatto. Mentre i cambi strutturali passano in secondo piano, diventando oltre la nostra portata. Questa manovra manipolativa, non è altro che un atto di deresponsabilizzazione delle élite del petrolio. Per concentrare l’attenzione sui singoli, colpevoli della crisi climatica e protagonisti del solo cambiamento possibile, ma la responsabilità sociale e climatica non può essere delegata. La responsabilità è di tutti, soprattutto di chi ha il potere di cambiare le cose

Per invertire la rotta

Nonostante la nuova generazione Z sia quella più attenta, più consapevole, più determinata, quella che si batte per i diritti civili, per la libertà di espressione, per la libertà di essere, e per l’ambiente, non è la generazione responsabile di questa situazione. 

La risposta è che l’azione climatica, non può essere limitata all’azione dei giovani o dei singoli. La lotta al cambiamento climatico, alla sostenibilità sociale, economica e ambientale, necessita di un cambio strutturale, democratico, partecipativo che nasce dalla spinta delle nuove generazioni e delle persone, in un processo bottom-up. Che vede però protagonisti, le istituzioni e le imprese, come attori capaci di avere un impatto decisivo per invertire la rotta. Riducendo le emissioni di CO2 attraverso nuovi processi innovativi basati sull’economia circolare, investendo in fonti rinnovabili per l’approvvigionamento di energia, definendo leggi a tutela dell’ambiente.

Le azioni concrete sono quelle che contano, quelle che fanno la differenza e solo creando spazi di dialogo e scambio è possibile unire i vecchi dinosauri ai nuovi visionari.

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