Un nuovo studio condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – e numerosi partner internazionali – analizza l’innalzamento del livello del mare nel Mediterraneo evidenziandone l’impatto sulle pianure costiere basse, i delta fluviali, le lagune e le aree di bonifica focalizzandosi poi in particolare su Venezia.
«L’aumento del livello marino, in particolare se questo viene accelerato localmente dalla subsidenza, sta causando erosione costiera, arretramento delle spiagge e inondazioni marine sempre più gravi e diffuse con impatti ambientali e socio-economici molto importanti sulle popolazioni costiere», afferma Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV e primo autore dello studio – e «i risultati dello studio evidenziano l’andamento attuale e futuro del livello del mare e i possibili scenari di inondazione in caso di assenza della protezione fornita dal Modulo Elettromeccanico Sperimentale (MoSE) che dal 2020 protegge con successo la città di Venezia dai sempre più numerosi eventi di acqua alta.»
Le proiezioni del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti climatici (IPCC) indicano, entro il 2050, un innalzamento del livello del mare fino a 1,5 metri. Gli studi evidenziano che è assolutamente necessaria una partecipazione più ampia ai processi pubblici ed è quindi importante indagare sulle percezioni degli stakeholder sulle pratiche di mitigazione e adattamento specifiche da adottare nelle aree vulnerabili del Mediterraneo e – per questo studio specifico – nella laguna di Venezia, per colmare i gap di conoscenza non solo in materia di innalzamento del livello marino ma anche di soluzioni di adattamento alle migliori pratiche per affrontare questa sfida.
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