Nel panorama contemporaneo, lo sviluppo sostenibile può essere inteso al di là di una mera sfida ecologica o economica. La “sostenibilità culturale” emerge come il pilastro necessario per garantire che il progresso tecnologico e la crescita dei territori non perdano il legame con l’identità e la memoria storica1.
In questa visione, il Museo dei Relitti Greci di Gela si pone non solo come custode di reperti millenari, ma come un laboratorio dove la videoarte e le tecnologie immersive diventano strumenti per la rigenerazione territoriale dell’identità e promozione internazionale.
Il Tesoro riemerso: i reperti della Nave di Gela e il mondo arcaico
Il museo siciliano, situato a Gela è costruito intorno al relitto della Nave Greca «Gela 1», un’imbarcazione mercantile lunga circa 21 metri e larga 6,5, risalente al VI-V secolo a.C. ritrovata nel 1988 nei fondali di Contrada Bulala, nei pressi delle coste di Gela, a cinque metri di profondità2. La nave rappresenta uno dei più importanti esempi di archeologia navale del Mediterraneo.
Il recupero e il successivo restauro, avvenuto in Regno Unito a Portsmouth, hanno permesso di preservare non solo lo scafo, ma anche un carico prezioso: anfore destinate al trasporto di vino e olio, elmi, utensili di bordo e oggetti di culto e rari come i leggendari lingotti di Oricalco, che oltre a raccontare le rotte commerciali e i legami profondi tra le civiltà che abitavano le sponde del Mare Nostrum3 portano usi e costumi sacri, miti e leggende che si prestano a narrative poetiche.
Oltre la conservazione: lo spazio polifunzionale e immersività per nuovi linguaggi
La sfida contemporanea nello sviluppo progettuale del sito divulgativo è stata quella trasformare il museo da contenitore statico a luogo di apprendimento attivo e inclusivo. Per questo motivo, all’interno del museo è stata pensata una sala immersiva di 56 mq, progettata come uno spazio fluido e polifunzionale. Grazie a sistemi tecnologici intuitivi e arredi modulari, l’ambiente può trasformarsi rapidamente da camera immersiva a laboratorio didattico, sala conferenze o spazio per workshop.

La flessibilità è stata una scelta progettuale strategica che permette di rispondere alle esigenze di pubblici diversi, dagli studenti delle scuole di ogni ordine e grado a figure specializzate di settore, garantendo la gestione autonoma delle attività e la vitalità culturale. È qui che la tecnologia immersiva non viene applicata come strumento di intrattenimento o di miglioramento dell’efficienza ma rimane a servizio della comunità, creando un “habitat narrativo”, dove l’identità e la storia del territorio vengono restituite con linguaggi contemporanei4.
Il “Diario di Bordo”: esperienza immersiva e ambiente sensibile
La camera immersiva è animata da una installazione esperienziale che si sviluppa attorno al concetto di “diario di bordo”, espediente narrativo e “reperto contemporaneo” che attraverso la voce narrante del comandante, guida il visitatore nei frammenti di un viaggio interrotto dal naufragio che ha portato all’affondamento del relitto della nave “Gela 1”.

La modalità di interazione scelta ha rifiutato le “protesi tecnologiche” (come visori o controller) a favore di interfacce naturali; il pubblico interagisce toccando sei lastre capacitive, che richiamano le antiche tavolette di cera usate dai marinai greci. Questo contatto fisico attiva sensori capacitivi che avviano 18 microracconti divisi in sei aree tematiche che permettono di personalizzare la “regia” della narrazione:
• Lo Zufolo: Il suono che scandiva i comandi e i momenti di bonaccia.
• Il Carico: Le anfore e il trasporto del sacro tripode di bronzo.
• Creature del Mare: Il fascino delle Sirene e la guida del dio Poseidone.
• La Partenza: I riti propiziatori con olio e miele e la preparazione millimetrica della nave.
• Animali Sacri: I presagi letti nel volo dell’aquila o nella forza del cinghiale.
• Navigazione Astronomica: L’arte di leggere le rotte scritte nelle stelle.

Il culmine emotivo è rappresentato dall’onda anomala: improvvisamente la sala si tinge di blu, il sistema audio avvolge lo spettatore con un forte rumore di onda anomala e il video simula il naufragio, inghiottendo virtualmente il pubblico prima che torni la calma e riemerga la memoria.
L’opera immersiva e l’habitat narrativo di Studio Azzurro
Per elevare il profilo culturale del progetto e garantire una promozione internazionale, la concezione e realizzazione dell’allestimento, nonché la produzione dei contenuti narrativi, è stata affidata a Studio Azzurro, collettivo artistico fondato nel 1982 e riconosciuto a livello mondiale come pioniere della videoarte5.
Avere al Museo dei Relitti Greci di Gela un’opera permanente di autori che hanno creato installazioni nei musei di New York, Roma e dei Musei Vaticani, significa dotarsi di una “firma” artistica capace di intercettare un pubblico specifico, interessato non solo all’archeologia, ma alla sperimentazione multimediale e alla bellezza dell’arte contemporanea.
Il collettivo opera ancora come una “bottega rinascimentale”, ma tecnologica, dove la ricerca poetica si fonde con la memoria storica, trasformando, grazie all’uso sapiente della tecnologia e della poetica, produzioni immersive in habitat narrativi6.
Un’eredità per il futuro di Gela
L’integrazione tra la precisione scientifica e filologica richiesta dalla Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali della provincia di Caltanissetta e la visione poetica di Studio Azzurro hanno delineato una opera site-specific ritagliata sull’identità storica dei beni culturali di Gela.
Il gruppo di ricerca artistica non si è limitato a mostrare la ricostruzione di un passato remoto, ma si è occupato di restituire, in eredità al territorio, un’installazione artistica capace di portare valore e nuovi stimoli per il turismo culturale gelese.
La camera immersiva diventa così da dispositivo tecnologico ad ambiente narrativo, un habitat sensibile che permette di riscoprire il Mediterraneo come una «tessitura di genti, venti e culture», una civiltà straordinaria che, attraverso la Nave di Gela, ritrova le proprie coordinate identitarie.
In un’ottica di sviluppo sostenibile culturale, investire in un connubio tra tecnologia e poetica, come quello proposto da Studio Azzurro, ha consentito di superare la semplice conservazione del patrimonio, trasformandola in un’esperienza narrativa e sensibile capace di far vivere ai visitatori le storie carpite dalla memoria locale dei tempi remoti e di renderle parte della loro esperienza.
Note
- M. Amari, Laboratorio sostenibilità culturale e diritti culturali, Università degli Studi, 2017. Disponibile in: https://www.osservatoriosostenibilitaculturale.it/data/eventi/20170202165824_genesi.pdf
- D. Vullo, La nave greca arcaica di Gela: dallo scavo al recupero, Palermo, Regione Sicilia – Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana, 2012.
- R. Panvini, La nave greca arcaica di Gela: analisi della tecnica costruttiva e del carico commerciale, s.d. Disponibile su Academia.edu.
- Studio Azzurro, Portatori di storia. Portatori di storie, Milano, Mimesis Edizioni, 2023 (collana «Icone»).
- Studio Azzurro, Biografia, 2026. Disponibile in: https://www.studioazzurro.com/biografia/ (consultato il 19 marzo 2026).
- A. Butti, Musei di narrazione: Studio Azzurro e il Riwaya Museum. Percorsi interattivi per preservare memoria, territorio e tradizioni locali, Tesi di Laurea Magistrale, Politecnico di Milano, Scuola del Design, 2013, relatrice A. Mazzanti, correlatrice R. Trocchianesi.