Low-tech, eco-tech

I maker incontrano la transizione ecologica. Storia di un plasticpreneur italiano che ha incrociato il suo percorso con la rete Precious Plastic.

Autore

Giuliano Di Caro

Data

19 Marzo 2024

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7' di lettura

DATA

19 Marzo 2024

ARGOMENTO

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«In un’ora riesco a completare diciamo cinque cicli di produzione. Il processo è artigianale. Inserisci la plastica in un tubo con resistenze elettriche, che la sciolgono in pochi minuti in una materia viscosa e modellabile. Quindi avviti lo stampo tramite connettori idraulici, con una leva attivi il pistone che spinge la materia nello stampo senza ritirarsi, garantendo qualità al processo. Sviti lo stampo e lo apri su un bancone, estraendo il prodotto. Uno dei punti di forza della mia macchina, una injection machine, è che non devi operare finiture, l’oggetto esce già modellato e rifinito, ti resta soltanto da tagliare via le linee di iniezione. Ed ecco i miei moschettoni, utilissimi a mostrare l’estrema resistenza dei prodotti realizzabili con questo processo». O pinne da surf, oggetti di arredamento, fino a panchine e altri elementi di arredo urbano. Qualunque oggetto è riproducibile, a condizione che si abbia il relativo stampo per modellarlo. E la plastica divenuta rifiuto torna in circolo nella società, da scarto a oggetto utile.

Da questo punto di osservazione, sembra più facile gestire l’annosa questione della plastica che invade i territori, semplicemente con un po’ di ingegno. Ma no, non ha fatto tutto da solo Andrea Midoro, 41 anni, ligure, un passato da cuoco e responsabile sicurezza, oltre a esperienze in ambito educational. Andrea rappresenta un nodo, connesso alle potenzialità di una rete globale che si stima sia arrivata a riciclare oltre 350mila tonnellate di plastica l’anno e diffusa in decine di Paesi. Si chiama Precious Plastic e, per dirla in breve, è un corpus di conoscenze, relazioni e buone pratiche al servizio della costruzione di macchine per convertire i rifiuti di plastica in oggetti. Belli. Utili. E soprattutto pensati per evitare nuova produzione di plastica nel mondo. 

Da progetto studentesco a rete internazionale

Immaginate una rete internazionale votata al riciclo che sia low cost e open source, con progetti accessibili gratuitamente a tutti. È ciò che ha fatto una decina di anni fa un giovanissimo industrial designer olandese. Precious Plastic è nata nel 2012 dall’intuizione di Dave Hakkens, allora studente della Design Academy di Eindhoven, in Olanda. Un’idea, quella di ‘spogliare’ macchine più complesse ideando delle versioni minimali ma efficienti, che ha sviluppato fino al 2016, con il rilascio della versione 2, pienamente operativa. Oggi è una community solida e vibrante, giunta alla sua quarta iterazione, con un fatturato complessivo per il 2022 di 36 milioni di dollari, 6500 addetti e il coinvolgimento di oltre 11mila volontari (il video sull’impatto della rete).  

«Ho costruito la mia macchina in tre giorni spendendo pochissimo, circa 400 euro. Questo perché ho recuperato una parte dei componenti, ossia i pulsanti di attivazione e la scatola elettronica, da una vecchia macchina per la produzione del formaggio di un’azienda dell’entroterra ligure che ha chiuso. Ho acquistato del ferro e della componentistica a basso costo e, dopo un primo tentativo customizzato, ho riconvertito la mia macchina seguendo uno dei progetti standard, gli starter kit, presenti sulla piattaforma di Precious Plastic». Ma, precisa Midoro, PP non è soltanto un insieme di progetti scaricabili gratuitamente. «È un articolato ecosistema per lo sviluppo di una microimprenditorialità diffusa. Hanno curato egregiamente tutti gli aspetti, fornendo gratuitamente business plan, strumenti per stimare la sostenibilità economica del progetto in base al territorio, kit di comunicazione. Il bello di tutto questo è che la community sviluppata spontaneamente nel mondo riporta ciò che ha imparato nella piattaforma, rendendo disponibile a tutti hack, modifiche, nuovi progetti di macchine, buone pratiche, dritte e suggerimenti per il reperimento dei materiali». La sezione How To è un ottimo esempio di approccio bidirezionale, in cui si incontrano conoscenze top down e bottom up, il criterio chiave dell’evoluzione costante della piattaforma. Non manca inoltre la sezione Bazar, dove si possono acquistare macchine fatte e finite o singoli componenti, a seconda di quanto tempo, impegno e denaro l’aspirante riciclatore di plastica voglia mettere nella fase iniziale, o nello sviluppo di nuove macchine per estendere la propria attività. 

Un ventaglio di complessità e dimensioni

Tutto è lecito: dal costruire da zero la propria macchina al progettarne una nuova rispetto ai blueprint codificati sulla piattaforma, incluse tutte le vie di mezzo immaginabili. Ogni sfumatura è comunque funzionale alla crescita della rete e delle conoscenze e buone pratiche che diffonde. Senza contare, dettaglio di non poco conto, il fatto che questa attività rappresenti un apriporta molto interessante per altre piattaforme e iniziative sostenibili, dal PNRR in giù. Emblematico il processo seguito da Midoro, che affacciandosi a PP ha avviato per la costruzione della prima versione della sua macchina un crowfunding su produzionidalbasso.com, sorta di crasi a sfondo sociale tra GoFundMe e Kickstarter, e poi partecipato a una call di Banca Etica, a copertura del 25% della sua raccolta fondi. 

A livello imprenditoriale convivono realtà dimensionalmente differenti. Nella rete, oltre ai microproduttori, esistono aziende che si sono riconvertite o hanno dedicato una divisione alla creazione di macchine per il riciclo della plastica più evolute e costose, certificate CE e dunque nettamente più costose ma utilizzabili anche in luoghi di lavoro tradizionali, non soltanto nei garage. O macchine più complesse per la realizzazione di stampi prodotti con processi industriali ad alta precisione. O ancora, microimprese basate sui princìpi PP che oggi fatturano cifre significative, come una società che produce occhiali in Colombia. Lo scenario è straordinariamente variegato e in crescita costante, a testimonianza di un modello che funziona a più livelli. 

‘La nicchia sei tu’

A fine 2023, per festeggiare dieci anni di vita della rete, è stata infatti annunciata la creazione del Precious Plastic Opens Source Fund, con 103mila euro da distribuire alla community per lo sviluppo di innovazioni sul riciclo di piccola scala. Metà di questi fondi è destinata agli How To, appunto la sezione di PP in cui i membri della community possono condividere nuove macchine, hack e stampi. Il 30% è destinato alla Ricerca&Sviluppo, quindi progetti per la creazione di scanner o stampanti 3D di grandi dimensioni. Il 10% andrà in ricompense retroattive per i migliori ad aver già condiviso gratuitamente e open source sulla piattaforma alcune innovazioni realizzate. Il restante 10% servirà a coprire alcuni costi di admin di PP. 

«La condivisione dei saperi ci dà un vantaggio competitivo pur essendo realtà piccole o piccolissime. Ogni microimpresa PP si rivolge a una nicchia commerciale. E la nicchia, in realtà, sei tu. Nel senso che sei più forte se hai legami con il tuo territorio, se riesci a rivolgerti a chi conosci, basandoti sul tuo vissuto, proponendo oggetti utili alla tua rete relazionale», racconta Midoro. «Noi per esempio produrremo pinne da surf a Bogliasco, vicino a Genova, perché lo abbiamo individuato come un target importante del nostro territorio: sportivi che tengono all’ambiente e hanno una sensibilità maggiore rispetto al consumatore medio, perché amano il mare e vogliono che le loro scelte d’acquisto riflettano questa cura per gli ecosistemi marini». La produzione avviene in una palestra in centro a Genova, sede dell’associazione ASD Italiana di Capoeira da Angola, parte della rete relazionale di Midoro. 

«Il PNRR prevede moltissimi progetti di recupero, anche dei centri storici. Grazie a una macchina che crea filamenti di plastica della tipologia extruder machine, col progetto Mudarte riusciamo a creare panchine e altri elementi di arredo urbano destinati ai carugi genovesi. Siamo in contatto con il Comune di Genova per un progetto di riciclo sul posto della plastica prodotta nei diversi quartieri. Il Comune ha fatto da ombrello e girato alcuni bandi PNRR a associazioni del centro storico che conosce e dalla comprovata esperienza, come Ces.to e il Laboratorio». 

Relazioni fruttuose e saperi artigiani

Tutto viaggia sui propri contatti, sulla fiducia e sulla voglia di fare squadra. In questo modo la nicchia si rivela essere, al contrario, piuttosto estesa. Soprattutto, espandibile a ogni passaggio, a ogni incontro e incrocio. «Ho ottimi rapporti anche con il Posidonia Green Project, associazione con sede a Bogliasco e Barcellona che da anni promuove festival ecosostenibili. Ho avuto la fortuna di curare con loro la partecipazione al bando TOC del PNRR per la transizione ecologica degli enti e delle attività culturali, completata con successo. Il che ha aperto la strada a numerose iniziative, come la realizzazione di un dispositivo elettronico da inserire nei surf per misurare a scopo scientifico temperatura e acidità del mare». Un ottimo esempio di citizen science, ma anche di quella nicchia produttiva, valoriale e relazionale che rende più probabile il successo di una microimpresa basata sui princìpi di Precious Plastic. 

Le relazioni sono insomma al cuore di questo tipo di esperienze, anche perché ne generano inevitabilmente di nuove. «È cruciale mettersi nella condizione di incontrare persone con sensibilità affini, anche in contesti apparentemente distanti dal mondo dei maker. Penso all’asilo dove andava mio figlio, a Ponte Decimo, nel comune di Genova, gestito da persone acute e disponibili. Abbiamo realizzato un progetto educativo e di raccolta plastica insieme ai bambini, che soddisfa le esigenze di tutti, a partire dall’istituto che può annoverare tra le proprie attività delle iniziative dalla comprovata eccellenza e validità pedagogica». Proverbialmente, da cosa nasce cosa. «Con la plastica raccolta durante quella bellissima esperienza ho realizzato alcuni oggetti che ho postato su Instagram. In questo modo sono entrato in contatto con un architetto di Milano che si stava occupando di realizzare un evento a La Spezia e aveva bisogno di realizzare un giunto specifico che non riusciva a trovare. L’ho costruito io con la mia macchina. Dopotutto la raccolta della plastica è un tema importante, visto che in Italia la legge vieta di raccoglierla liberamente per l’utilizzo, per esempio da zone inquinate, fiumi o campagne. Nel momento in cui la carichi in macchina sei legalmente perseguibile. Per la raccolta della plastica monouso mi rivolgo infatti a enti pubblici, ho progetti di raccolta con scuole e ospedali, e organizzo piccole community di privati cittadini». 

Immagine 1 – Morsa di precisione Giannini

Già perché nonostante l’evidente rilevanza dell’online nella sua traiettoria di ‘plasticpreneur’, per Midoro nella stragrande maggioranza dei casi le relazioni si stringono di persona, nuove conoscenze incluse. «A Sarzana, per esempio, a un evento dedicato all’arte di strada, ho incontrato imprenditori e altri interlocutori con cui poter fare business. Avevo portato con me dei prodotti e averli in mano è diverso: dal vivo gli oggetti hanno una loro forza comunicativa intrinseca, non replicabile a distanza. Il che mi fa pensare a un aspetto meraviglioso di questa attività, ossia il fatto che la ricerca di pezzi utili alla realizzazione delle macchine o degli stampi mi porta spesso a conoscere artigiani, perlopiù avanti con gli anni che hanno cessato l’attività perché non hanno un apprendista a cui insegnare il mestiere. Da loro ho imparato molto. Nel mio piccolo, attraverso questi incontri ho sperimentato il tramandare e attualizzare i saperi artigiani, una miniera d’oro in know how che rischia di andare perduta per ragioni generazionali». 

Bandi e learning by doing

Che sia un’attività capace di tracciare solchi nuovi nei saperi condivisi è evidente anche dall’attrattività che esercita, nelle sue varie forme, sui programmi educativi pubblici e bandi legati al PNRR. «In ambito scolastico, anche in Italia si inizia a perseguire la strada del learning by doing, l’apprendere attraverso il fare, pratica che negli Usa per esempio è ormai consolidata. I testi di maker education si prestano benissimo a un utilizzo didattico e ci fanno rientrare nell’alveo delle discipline STEM. Molti dei concetti chiave sono infatti intrisi di conoscenze scientifiche, di matematica, fisica, chimica. Numerosi bandi del PNRR mettono a disposizione fondi per finanziare moltissime ore di interazione tra classi e associazioni come quelle con cui collaboro. Se poi aggiungiamo l’Arte, entriamo nella dimensione STEAM, punto di incontro tra tecnologie e discipline artistiche che per noi maker, ideatori di forme, oggetti e processi nuovi con materiali vecchi, è la dimensione ideale per sviluppare progetti e ibridare competenze, relazioni e saperi». 

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