Anche i servizi devono essere sostenibili. Non solo i prodotti

L’attenzione globale è concentrata sul costo energetico dei voli civili, trascurando il settore del digitale, sempre più legato a servizi iperconnessi ed energivori.

Autore

Rosanna Oberbizer, Guido Pezzino

Data

30 Giugno 2026

AUTORE

TEMPO DI LETTURA

5' di lettura

DATA

30 Giugno 2026

ARGOMENTO

CONDIVIDI

Secondo l’OCSE, i servizi generano oggi oltre due terzi del PIL globale e rappresentano più del 75% degli investimenti esteri1. È ciò che accade nelle economie avanzate, dove è in aumento il consumo legato ai servizi rispetto a quello dei beni materiali, sia in relazione ai modelli di business che alle abitudini di consumo a livello individuale.

Così come nelle organizzazioni il modello Software as a Service e i servizi di cloud computing sono ormai consolidati, osserviamo ogni giorno come cambiano le abitudini personali di consumo: non si acquistano più i CD ma si sottoscrivono abbonamenti a Spotify; non si comprano DVD e Blu-Ray, ma si sceglie il film da guardare in streaming sulle numerose piattaforme a disposizione. 

Questo comporta una forte accelerazione dei consumi energetici legati all’erogazione e all’utilizzo dei servizi, che devono sempre risultare connessi per essere monitorati, verificati e aggiornati. Si tratta di un aspetto molto opaco, però, perché gli utenti finali sono spesso inconsapevoli degli impatti, positivi e negativi, di questo cambio di passo.

E non possiamo più fare finta che vada bene così. 

Il comparto del digitale è estremamente energivoro e il trend è destinato a impennarsi, perché nuove tecnologie e nuovi comportamenti di consumo stanno contribuendo ad accelerarne la crescita. Già oggi i consumi energetici legati alle attività digitali rappresentano il 7% dei consumi globali e le stime parlano di un incremento del 13% entro il 20302. Il dibattito, però, si ferma spesso all’impatto delle tecnologie di AI generativa e al consumo dell’infrastruttura hardware, con particolare attenzione per i data center, colossi che monopolizzano le risorse energetiche e idriche.

Ma oggi, questo non basta più. Abbiamo bisogno di interrogarci sull’aspetto del software, che è sempre più pervasivo. E allora poniamoci una domanda: se abbiamo consolidato una cultura di design sostenibile del prodotto, perché non siamo in grado di pensare anche al servizio in ottica di sostenibilità?

Perché non sappiamo valutare gli impatti ambientali dei servizi digitali?

Perché nella nostra cultura, ancora una volta, digitale significa immateriale. Anzi di più: è sinonimo di dematerializzazione. Il processo di digitalizzazione, iniziato a metà degli anni Novanta del secolo scorso, ci ha promesso che la tecnologia avrebbe risolto il consumo di carta per i nostri documenti e di carburante per il trasporto dei beni e per i nostri stessi spostamenti. È stato il passaggio dagli atomi ai bit3 che tra il 2000 e il 2010 si è trasformato in una retorica mainstream, con la nascita e l’affermazione degli ebook, dell’e-commerce, dello streaming e degli archivi in cloud. 

Tutto bene, abbiamo imparato in fretta. La crisi petrolifera e le politiche di austerity erano ormai molto lontane, addirittura mai vissute dalla generazione dei Millenials. Erano il ricordo di un periodo remoto, dove l’approvvigionamento energetico era un problema, presto sostituito da quello delle emissioni di gas serra e dall’innalzamento della temperatura globale. Non abbiamo saputo capire quanto questi fattori fossero in collegamento tra loro.

Nel frattempo, però, il digitale non si limitava più a sostituire il consumo di risorse, ma aveva creato una nuova infrastruttura energetica globale e permanente.

È oggi, che il tema torna di attualità. Oggi che il quadro politico internazionale ci pone di fronte ad un nuovo problema di disponibilità e di costo delle risorse energetiche, a livello mediatico l’allarme è legato alla disponibilità di carburante a disposizione degli aerei civili.  

È proprio questo riferimento al traffico aereo che risulta paradossale. 

Nel 2023, infatti, un’analisi condotta dall’Osservatorio Karma Metrix mette a confronto l’impatto ambientale del digitale e quello del traffico aereo. Il digitale rappresenterebbe il 3,7% delle emissioni globali di gas serra, mentre il traffico aereo peserebbe per il 2%.

Perché parlare dunque di un settore areo in crisi e non fare alcun riferimento all’utilizzo quotidiano e invasivo del digitale? 

Sappiamo benissimo quanto, dal 2023 a oggi, il digitale sia diventato ancora più energivoro rispetto alle stime che abbiamo riportato. E non possiamo soltanto parlare di data center, perché il tema è ben più complesso. Sempre nel 2022, l’International Energy Agency (IEA) ha stimato una crescita del consumo energetico dei data center tra il +20% e il +70%, prevedendo che il traffico internet sarebbe invece aumentato fino al 600%4. Anche la domanda di servizi digitali è in rapida crescita. Dal 2010 al 2022, il numero degli utenti internet a livello mondiale è più che raddoppiato, ma il traffico internet è aumento di 25 volte. A questo si aggiunge che i data center, alla luce di nuove esigenze energivore come l’AI e le criptovalute, sono sempre più oggetto di innovazioni volte a rivedere le logiche di efficienza energetica e di raffrescamento delle strutture, mentre non esiste un impegno simile lato servizi digitali.

Il problema si sposta, e si deve spostare, sul fronte del servizio e quindi dell’utente che lo utilizza ogni giorno. Questo nuovo scenario richiede infatti che il singolo cittadino diventi più consapevole dell’impatto delle proprie azioni digitali, proprio come ha fatto per i propri acquisti di beni materiali, per i quali nel tempo ha imparato a prestare attenzione alla filiera, premiando dunque consumi più etici. 

Non può farlo da solo. Ha bisogno delle competenze e delle informazioni necessarie. Questo è un tema di responsabilità che si devono assumere le aziende che oggi realizzano, commercializzano e rendono disponibili servizi digitali, dal semplice sito internet alle app mobile, dalle piattaforme di e-commerce ai sistemi di erogazione di servizi avanzati.

A loro spetta un doppio compito. Da una parte quello di orientare il proprio percorso di innovazione tecnologica verso la possibilità di ridurre il peso dei dati che vengono trasportati attraverso l’infrastruttura, abbassando così la quantità di energia elettrica necessaria per l’erogazione e la fruizione del servizio. Lo abbiamo visto succedere: gli algoritmi di compressione dei file hanno permesso, di fatto, l’attuale fruizione quotidiana di musica e video in streaming. Ad esempio, l’MP3 (MPEG-1 Audio Layer III e MPEG-2 Audio Layer III) è un algoritmo di compressione audio capace di ridurre la quantità di dati richiesti per memorizzare un suono fino al 90%, mantenendo al tempo stesso una buona qualità di riproduzione, con una perdita di fedeltà rispetto all’originale non percepibile dalla maggior parte degli ascoltatori. La tecnologia può quindi giocare un ruolo fondamentale in questo campo. Lo sappiamo bene noi di Gag Srl Società Benefit che, con la realizzazione del protocollo di sviluppo proprietario GoodRanking®, siamo riusciti a ridurre l’impatto degli strumenti fino al 75%.

Dall’altra parte, la sfida è quella di coinvolgere le persone in un percorso di sostenibilità digitale. Proprio chi ha le competenze dovrebbe assumersi il ruolo di informare, spiegare e orientare. Sempre in Gag Srl Società Benefit abbiamo realizzato un tool di misurazione che può essere installato sul device dell’utente per monitorare l’utilizzo della rete e il relativo impatto, intercettando il flusso di dati che transita dalla macchina (in entrata e in uscita) e traducendolo in modo intuitivo, attraverso metafore legate alla vita quotidiana, come ad esempio le ore di utilizzo di una lampadina o di un elettrodomestico. Perché per capire quanto siano energivori i servizi digitali, dobbiamo passare attraverso la conoscenza che abbiamo dei consumi dei prodotti che utilizziamo ogni giorno e su cui abbiamo imparato ad applicare comportamenti più responsabili, come spegnere le luci in una stanza vuota o ridurre la temperatura della lavatrice.

Abbiamo osservato che questo percorso è particolarmente interessante per le aziende che desiderano attivare programmi di sostenibilità digitale e di coinvolgimento della popolazione interna. In questi casi, l’affiancamento del tool a un percorso di formazione permette di accrescere la consapevolezza dell’impatto dei propri comportamenti, osservando il trend dei propri consumi con l’introduzione di azioni virtuose, volte a ridurre la richiesta di energia inutile.

Perché il tema centrale è proprio questo: la capacità di unire utilità e responsabilità. Il percorso verso una crescente digitalizzazione è impossibile da invertire, perché così come siamo abituati a viaggiare con voli low cost e ci spaventa l’idea di essere limitati nei nostri spostamenti, allo stesso modo è impensabile immaginare una quotidianità che faccia a meno di servizi online, piattaforme di acquisto e di prenotazione, social network e sistemi di messaggistica. 

Quello che serve è capire, sapere. Sia per un nuovo design sostenibile anche del servizio, non solo del prodotto. Sia per un’etica di consumo e di fruizione che ci guidi verso un rispetto maggiore delle risorse energetiche e del loro impatto sull’ambiente.

Note

  1. OCSE, Services Trade Restrictiveness Index: Policy Trends up to 2025, OCSE Publishing, Parigi, 2025.
  2. Commissione europea, Digitalizzare il sistema energetico – Piano d’azione dell’UE, COM(2022) 552 final, Strasburgo, 18 ottobre 2022.
  3.  N. Negroponte, Being Digital, Alfred A. Knopf, New York, 1995 (ed. it.: Essere digitali, Sperling & Kupfer, Milano, 1995).
  4.  IEA (International Energy Agency), Electricity 2024. Analysis and Forecast to 2026, IEA, Parigi, 2024. I dati citati sono elaborazioni IEA basate sulle seguenti fonti: utenti di Internet [ITU (2023)]; traffico Internet [Cisco (2015; 2019), Cisco Visual Networking Index; TeleGeography (2022; 2023)]; carichi di lavoro dei data center [Cisco (2018), Cisco Global Cloud Index]; consumo energetico dei data center [Malmodin & Lundén (2018); ITU (2020); Masanet et al. (2020); Malmodin (2020); Hintemann & Hinterholzer (2022); Malmodin et al. (2023)]; consumo energetico del mining di criptovalute [Cambridge Centre for Alternative Finance (2023); Gallersdörfer, Klaaßen e Stoll (2020); McDonald (2022)]; consumo energetico della rete di trasmissione dati [Malmodin & Lundén (2018); Malmodin (2020); ITU (2020); Coroama (2021); GSMA (2022; 2023); Malmodin et al. (2023)].
Leggi anche
Società
Viva Voce
4′ di lettura

Digitamore

di Chiara Elettra Paioli
Società
Editoriali
5′ di lettura

Il turismo sbianca anche i coralli

di Mauro Garofalo
Società
Coordinate
5′ di lettura

Il lavoro che non sazia mai

di Paolo Venturi
Società
Viva Voce

Digitamore

di Chiara Elettra Paioli
4′ di lettura
Scienza
Viva Voce

Ecosofia, tra metamorfismo e ibridazione. Filosofia e scienza per la biodiversità degli ecosistemi

di Alessandra Gattino Mazzini
4′ di lettura
Società
Viva Voce

Vestirsi è sempre un atto politico

di Chiara Elettra Paioli
4′ di lettura
Economia
Viva Voce

Progettare la moneta per un nuovo modello di società

di Cristina Toti
4′ di lettura
Società
Viva Voce

Il mare oltre il limite dello sguardo

di Marco Garbin
4′ di lettura
Economia
Viva Voce

Energia pulita, nuove dipendenze: i rischi della transizione verde

di Domenico Lombardi
4′ di lettura

AI

Equilibri Magazine si avvale, ove necessario, di strumenti di Intelligenza Artificiale come supporto ai processi editoriali. L’utilizzo dell’IA avviene nel rispetto delle normative vigenti in materia di diritto d’autore, protezione dei dati personali e trasparenza informativa. Tutti i contenuti sono verificati e approvati dalla redazione, che ne garantisce accuratezza, correttezza e conformità legale.

Credits

Ux Design: Susanna Legrenzi
Grafica: Maurizio Maselli / Artworkweb
Web development: Synesthesia