L’esperienza di Aliano, piccolo borgo della Basilicata, rappresenta oggi un modello d’avanguardia per la rigenerazione delle aree interne, trasformando il patrimonio culturale in un asset strategico per lo sviluppo territoriale e il benessere sociale. In questo contesto, l’identità non è intesa come un archivio statico di memorie, ma come un organismo vivente capace di generare nuove narrazioni e visioni di futuro1. Questa visione è il frutto di una linea d’azione programmatica che il Comune ha saputo mantenere negli anni, accompagnando il borgo dalla candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2027 con il dossier Aliano, Terra dell’Altrove2 verso un modello strutturato di welfare culturale. Il successo attuale non è infatti un evento isolato, ma l’esito di una continuità d’intervento che ha visto sedimentarsi iniziative come il festival di paesologia «La Luna e i Calanchi», che ha reso il borgo un centro di riflessione poetica e civile, e i programmi nazionali «CHANGES» e «Aliano Teatro del Tempo», volti a esplorare nuove forme di fruizione storica e tecnologica attraverso linguaggi contemporanei. Anche operazioni culturali pop, come il fumetto di Sergio Staino Quel giorno che Jesus NON si fermò ad Eboli, hanno contribuito a ridefinire l’immaginario collettivo locale.
Tale percorso ha trasformato il Patrimonio Culturale Immateriale (ICH) in una vera e propria infrastruttura invisibile, capace di abilitare la vita sociale e la progettazione collettiva3. In questo quadro si inserisce l’attività dei musei di Aliano — presidi storici del territorio legati all’eredità di Carlo Levi e alla civiltà contadina — che nel 2025 hanno trovato una nuova organicità gestionale con la nascita dell’associazione MuA (Musei Aliano)4. L’incontro tra il MuA e la ricerca scientifica della FEEM è avvenuto durante il progetto RigenerAliano attraverso uno scambio di visite e visioni che ha permesso di integrare le dinamiche sociali del museo con i framework metodologici della ricerca-azione. Questo scambio è stato il catalizzatore per la co-progettazione di «Alchimie di Benessere» (ALBE.com), iniziativa che ha ottenuto il terzo posto nazionale nella graduatoria definitiva del bando ANCI «Radici e Futuro»5. Il progetto entra ora nella sua fase operativa con l’obiettivo di contrastare l’atrofia del futuro, attraverso la sperimentazione dell’assistenza digitale, la telemedicina, l’attivazione di Officine di Comunità e un piano di mobilità della socialità volto a garantire il diritto all’incontro.
Per approfondire il valore scientifico e sociale di questo processo, riportiamo di seguito le riflessioni integrali dei protagonisti che hanno guidato la ricerca-azione sul campo.
Alessia Montefusco – MuA
Spesso si parla di aree interne come luoghi da cui fuggire. Dal tuo osservatorio al MuA, quali sono i segnali più forti di una nuova consapevolezza nelle generazioni che oggi decidono di restare e progettare qui?
Quando abbiamo iniziato il progetto il sentimento più diffuso tra i partecipanti era quello di svilimento, uno sguardo sfiduciato e perlopiù negativo che sembrava dire: qui non si può fare.
Il progetto di promozione sociale, di cui sono stata responsabile nel 2025, ha coinvolto attivamente i partecipanti con l’obiettivo di coltivare un senso di appartenenza. Questo approccio ha contribuito al raggiungimento di un esito positivo. Le persone coinvolte come guide museali e operatori culturali oggi vogliono restare e lavorare nei musei, perché sanno che si può partire dal patrimonio esistente per creare opportunità di lavoro e crescita personale.
Qual è l’impatto più tangibile che vedi oggi nel coinvolgimento degli under 35 come mediatori culturali, e come questo target sta cambiando la percezione dei servizi culturali ad Aliano?
Credo che il progetto abbia ancora bisogno di un contributo di visione e progettualità per ampliare lo sguardo e saper cogliere nuove opportunità. Tanto lavoro è stato fatto nel sensibilizzare un gruppo di giovani under 35 e nel lasciar comprendere loro che il patrimonio storico e culturale è della comunità. Ma non basta, ci vuole una formazione attiva, continua, e a più livelli che dia a questi giovani capacità gestionali e progettuali.
Come si inserisce l’infrastruttura del MuA nella rete di comuni della collina materana coinvolti in ALBE.com? Qual è la sfida più grande nel coordinare un intervento che usa la memoria come collante per un intero comprensorio?
La sfida è interessante e stimolante. La memoria è sempre un grande punto di forza per ogni comunità; occorre però saperla mettere in relazione con il presente, nei contesti contemporanei che dialogano con essa attraverso nuovi linguaggi, strumenti e parole. È importante potenziare il processo creativo, iniziando proprio dal coinvolgimento della comunità e dalle sue attitudini.
Aliano si inserisce perfettamente nella rete dei comuni della collina materana perché da anni propone occasioni ed eventi che vedono protagonisti attori della scena contemporanea; ha bisogno di «sarti di comunità» come li chiama Gianluca Palma, che ben conosce le aree interne; ha bisogno dunque di chi nell’opportunità economica riconosca l’urgenza di solidità e continuità, il bisogno di lasciar fare alla comunità, affidare e fidarsi.
Per un’associazione radicata come il MuA, quanto è stato stimolante confrontarsi con il metodo della ricerca-azione di FEEM? Cosa ha portato a casa il territorio dall’esperienza di RIGENERAliano? In che modo il metodo FEEM ha aiutato a raggiungere traguardi come ALBE.com?
Sicuramente aver dialogato e aperto il confronto con un agire così consapevole e interdisciplinare come quello proposto da RIGENERAliano è stato un modo per rafforzare la visione del progetto sociale e incentivare all’apertura e alla creatività. Il rischio è sempre quello di dedicarsi a progetti che poi non riescono ad essere sostenibili, quindi, l’idea di sperimentare tanti modi possibili con persone del luogo, e non, è stata una grande occasione. Sicuramente partecipare ad ALBE.com credo sia stato possibile anche grazie alla veste multidisciplinare che si è dato al MuA Musei Aliano e, con questa, l’attenzione alle attitudini e ai talenti, che sembravano non voler venir fuori; ma anche solo porre l’accento sulle persone, sulle loro personali aspirazioni come l’attenzione posta al paese e al suo paesaggio oltre che alla comunità e alle tradizioni e alla cultura antica e radicate. I progetti innescano processi con cambiamenti a volte repentini, poi bisogna saperli osservare e rispettare con sguardo positivo le strade che prendono.
Annalisa Percoco – FEEM
Come si inserisce l’esperienza di Aliano in una strategia di welfare che non sia meramente assistenziale, ma generatrice di valore economico per le aree interne?
L’esperienza di Aliano rappresenta una sperimentazione transdisciplinare in cui il welfare smette di essere un costo sociale per diventare un asset strategico di sviluppo territoriale. Non parliamo di semplice assistenza, ma di un «welfare culturale» dove i luoghi della memoria e i saperi della longevità diventano spazi di prevenzione e cura attiva. Questo approccio genera valore economico perché attiva filiere endogene: dalle soluzioni tecnologiche per l’autonomia abitativa al turismo rigenerativo, fino all’agroalimentare legato alla dieta mediterranea. In questo modo, la «cura» si trasforma in una leva occupazionale qualificata per le nuove generazioni, offrendo risposte concrete alla sfida demografica dei piccoli comuni e trasformando la longevità in un motore di rigenerazione.
FEEM ha seguito il progetto ALBE.com dal punto di vista scientifico. Quali sono gli indicatori (anche immateriali) che ci dicono che un borgo sta effettivamente rigenerandosi e non solo ‘resistendo’?
Per distinguere la rigenerazione dalla semplice «resistenza», utilizziamo indicatori capaci di misurare la vitalità degli ecosistemi umani. Un parametro fondamentale è la variazione dell’indice di vitalità relazionale: non monitoriamo solo la demografia, ma la capacità della comunità di co-progettare il proprio futuro e di trasformare l’antico isolamento in una «presenza consapevole». La rigenerazione è in atto quando la solitudine — che consideriamo una vera patologia sociale — viene mitigata da reti comunitarie forti. Un altro indicatore immateriale è la trasmissione della memoria: se lo scambio di saperi tra generazioni diventa una forma di «medicina sociale», capace di restituire dignità al tempo e combattere l’«atrofia del futuro», allora il processo ha innescato un cambiamento profondo.
Il terzo posto nel bando ANCI consacra Aliano come modello nazionale. Quali sono gli elementi di questo metodo che ritiene più facilmente esportabili in altri contesti fragili delle aree interne italiane?
Il «Modello Aliano» dimostra la sua scalabilità agendo su pilastri strutturali profondamente integrati, a partire dall’istituzione delle Officine di Comunità, intese come spazi fisici e simbolici dove la trasmissione della memoria collettiva si trasforma in uno strumento attivo per contrastare l’atrofia del futuro. A questo si affianca una visione sistemica che lega il welfare al paesaggio, capace di connettere la salute della persona alla qualità dell’ambiente e alla nutrizione, arrivando a definire un vero e proprio marchio territoriale della longevità. Fondamentale risulta inoltre lo sviluppo di una mobilità della socialità, ovvero un piano di collegamenti innovativi volto a garantire concretamente il diritto alla relazione e all’incontro. In ultima analisi, esportare questo metodo implica la promozione di un’alleanza strategica tra generazioni, istituzioni e attori privati necessaria per trasformare le aree marginali in laboratori di welfare innovativo.
Nella ricerca-azione di FEEM, quanto è stato determinante avere come partner un’infrastruttura come il MuA? In che modo la loro mediazione ha aiutato a raggiungere traguardi come ALBE.com?
Nella fase di ricerca-azione, l’interazione con il MuA è stata fondamentale per integrare il framework scientifico di FEEM con la realtà territoriale. Sebbene le due realtà abbiano maturato esperienze distinte ad Aliano, l’incontro in iniziative come Rigeneraliano ha permesso di mettere a sistema queste competenze per ideare la visione di ALBE.com. In questo progetto, ora ufficialmente finanziato e in fase operativa, il MuA agisce come infrastruttura di prossimità incaricata della gestione della memoria digitale. Questa sinergia permette di tradurre la ricerca scientifica in processi concreti di partecipazione, trasformando il museo da luogo di conservazione a perno del welfare culturale. Il sistema integrato fornirà evidenze empiriche su come l’alleanza tra giovani e anziani e la valorizzazione dei saperi locali possano generare reddito e contrastare la solitudine, rendendo la collina materana un caso studio nazionale per il rilancio dei borghi.
Questo complesso mosaico di azioni dimostra come in Basilicata la longevità possa rappresentare una risorsa energetica fondamentale; con 113 ultracentenari registrati nel 2025, la regione si configura come un laboratorio naturale di «buon vivere». Attraverso le Officine di Comunità, la trasmissione della memoria opera, dunque come una vera medicina sociale, trasformando l’isolamento dei borghi in un privilegio di presenza consapevole e proattiva6.
Note
- C. Verrone, Tra ciò che resta e ciò che si muove. Il Patrimonio Culturale Immateriale come risorsa di sviluppo territoriale, in A. Raffa, A. Percoco (a cura di), PhD Summer School RigenerAliano. Una sperimentazione di rigenerazione urbana e territoriale del Patrimonio di Comunità, Fondazione Eni Enrico Mattei, Milano, 2026, pp. 183-189 (FEEM Report 01-2026). Ead., Il processo. Learning by doing, lavoro collaborativo e design nei processi di rigenerazione nelle Aree Interne, ivi, pp. 129-135. https://feem-media.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/Report2026-01.pdf.
- Comune di Aliano, Dossier di Candidatura Capitale Italiana della Cultura 2027: Aliano, Terra dell’Altrove, Aliano, 2024. https://www.alianocapitale.it/wp-content/uploads/2024/12/DossierAliano2027.pdf.
- C. Verrone, Il processo. Learning by doing, lavoro collaborativo e design nei processi di rigenerazione nelle Aree Interne, in A. Raffa, A. Percoco (a cura di), PhD Summer School RigenerAliano. Una sperimentazione di rigenerazione urbana e territoriale del Patrimonio di Comunità, Fondazione Eni Enrico Mattei, Milano, 2026, pp. 129-135 (FEEM Report 01-2026). https://feem-media.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/Report2026-01.pdf.
- A. Montefusco, F. Lancio, MuA Musei Aliano. Un progetto di museo diffuso e promozione sociale nel cuore di Aliano, in A. Raffa, A. Percoco (a cura di), PhD Summer School RigenerAliano. Una sperimentazione di rigenerazione urbana e territoriale del Patrimonio di Comunità, Fondazione Eni Enrico Mattei, Milano, 2026, pp. 79-83 (FEEM Report 01-2026).
- SassiLive. Portale di informazione locale, cronaca dei risultati del bando ANCI «Radici e Futuro»: https://www.sassilive.it/cronaca/istituzioni-cronaca/aree-interne-aliano-sul-podio-nazionale-progetto-albe-com-e-terzo-nel-bando-anci/.
- A. Percoco, La sfida della Basilicata: trasformare l’indice di vecchiaia in un indice di vitalità, in «Vita.it», 29 aprile 2026. https://www.vita.it/vita-a-sud/la-sfida-della-basilicata-trasformare-lindice-di-vecchiaia-in-un-indice-di-vitalita/.