Paranormale. Perché pare normale?

Autore

Andrea Bellati

Data

15 Maggio 2026

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6' di lettura

DATA

15 Maggio 2026

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Una recente ricerca pubblicata da Frontiers in Behavioral Neuroscience propone una spiegazione scientifica alle apparizioni spettrali nelle case infestate.

Vic Tandy, ingegnere e docente all’Università di Coventry, in Inghilterra, fu testimone di un evento paranormale spaventoso. Negli anni Ottanta, Tandy lavorava in un laboratorio che aveva la fama di essere infestato. Uno spazio lungo e stretto, ricavato dall’unione di due garage. I colleghi riferivano sensazioni di disagio, freddo improvviso e l’impressione di essere continuamente osservati. Una notte, mentre conduceva esperimenti da solo, anche Tandy provò una sensazione opprimente, un disagio inspiegabile. Sudava, ma aveva freddo. Si sentiva osservato da qualcuno. Poi, con la coda dell’occhio, scorse una figura sinistra, oscura e indistinta alla sua sinistra, appunto. L’ombra si mosse. Tandy si irrigidì, brividi, i capelli ritti sul collo. Quando trovò il coraggio di voltarsi, la figura svanì. Tandy tornò a casa spaventato e convinto di star perdendo la testa.

La spada ballerina

Tandy tirava di scherma per diletto. Il giorno dopo, con ritrovato coraggio, portò un fioretto in laboratorio, non per difendersi dallo spettro, ma per usare la morsa del bancone e prepararne la lama. Si allontanò un momento per cercare il buzzichetto dell’olio1 e quando tornò trovò la lama che vibrava freneticamente nell’aria, come animata da una forza invisibile. Un’altra persona avrebbe pensato al fantasma del laboratorio, Tandy, da ingegnere, pensò alla fisica. Una lama che vibra sta ricevendo energia, pensò. Quell’energia aveva una frequenza precisa, ovvero quella della risonanza naturale della lama stessa. E l’unica cosa capace di trasmetterla poteva essere un’onda sonora presente nella stanza, troppo bassa per essere udita: un infrasuono. Tandy fece scorrere il fioretto lungo il pavimento del laboratorio. La vibrazione cresceva verso il centro della stanza, poi decresceva vicino alle pareti. Era il comportamento tipico di un’onda stazionaria, un’onda che, rimbalzando tra le pareti del laboratorio, ripiegava su sé stessa, con il picco di energia perfettamente immobile al centro del locale. Calcolò la frequenza dell’onda sonora: circa 19 Hz. Infrasuono puro. La fonte? Un grosso ventilatore installato nella condotta di aerazione del locale adiacente. Lo spensero, l’onda sparì e con essa anche ogni manifestazione paranormale.

19 Hz, un infrasuono e un fantasma. Un caso? No, per niente

Secondo lo studio pubblicato su Frontiers in Behavioral Neuroscience, gli infrasuoni possono indurre sensazioni di malessere e disagio inspiegabili. Un suono che il cervello non registra come tale, ma al quale il corpo risponde: cambia l’umore, si alza il livello di stress, tutto diventa malinconico. Sinistro, appunto. Per capire di cosa stiamo parlando, entriamo nel mondo della fisica del suono. Il suono è energia che si propaga nell’aria sotto forma di onde. Ciò che distingue un suono grave da uno acuto è la frequenza delle onde, misurata in Hertz (Hz): più alta è la frequenza, più acuto è il suono. L’orecchio umano è in grado di percepire frequenze comprese tra i 20 e i 20.000 Hz. Tutto ciò che si trova al di sotto dei 20 Hz è chiamato infrasuono, gli ultrasuoni, invece, superano i 20.000 Hz. Sia gli infra che gli ultrasuoni sono onde al di fuori della capacità dell’orecchio umano di percepire i suoni. In generale, conosciamo meglio gli ultrasuoni perché notoriamente percepiti dai cani e dai pipistrelli, ma sappiamo che molti altri animali percepiscono e producono infrasuoni: balene, elefanti, ippopotami, giraffe, alligatori, usano suoni a bassa frequenza per comunicare a distanza. Noi non li sentiamo perché il nostro udito non è in grado. Eppure, dice la nuova ricerca, in qualche modo la nostra mente li percepisce.

L’inframondo

Gli infrasuoni sono ovunque. Li producono i fenomeni naturali più potenti del pianeta: i terremoti, le eruzioni vulcaniche, i temporali, le interazioni tra il vento e la superficie del mare. Anche le attività umane producono infrasuoni. I sistemi di ventilazione degli edifici, i condizionatori d’aria, le tubature che trasportano l’acqua, il traffico stradale, i macchinari industriali, le pale eoliche generano vibrazioni a bassa frequenza che si propagano nell’ambiente circostante. Il gruppo di ricerca dell’Università MacEwan di Edmonton, in Canada, che ha condotto lo studio pubblicato ha cercato di capire se gli infrasuoni influiscono in qualche modo sulla nostra psiche o in generale su qualche funzione fisiologica del corpo umano. Trentasei studenti universitari sono stati invitati in laboratorio e fatti accomodare in una stanza insonorizzata, uno alla volta. A ciascuno è stata fatta ascoltare una traccia musicale. Alcuni hanno ascoltato un brano rilassante, pensato per evocare sensazioni positive, altri invece hanno ascoltato musica inquietante, tipo horror.

Fin qui, niente di strano. La variabile era altrove, invisibile

Due subwoofer nascosti nella stanza emettevano infrasuoni a circa 18 Hz. Ma non per tutti gli studenti. In alcune sessioni i subwoofer erano spenti, come esperimento di controllo. Prima dell’ascolto musicale, ogni partecipante ha fornito un campione di saliva. Dopo l’ascolto, gli studenti hanno compilato un questionario sul loro stato emotivo, sulla loro valutazione della musica e su come si erano sentiti durante l’ascolto. Al termine dell’esperimento, i partecipanti hanno fornito un secondo campione di saliva. I campioni sono stati poi analizzati in laboratorio per misurare i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress. Ai partecipanti è stato anche chiesto se pensavano che l’infrasuono fosse presente durante la loro presenza nella stanza. Una domanda apparentemente semplice, ma cruciale per l’interpretazione dei risultati. I dati emersi dall’analisi hanno sorpreso il gruppo di ricerca. Partiamo dalla domanda sul rilevamento. I partecipanti non riuscivano a capire se l’infrasuono fosse acceso o spento. Le risposte, affermative o negative, erano date a prescindere dalla presenza o meno degli infrasuoni nella stanza. Nessuno tra i partecipanti era in grado di percepirli consciamente come suono. Eppure, qualcosa era successo sotto la soglia della loro consapevolezza. Chi era stato esposto agli infrasuoni aveva livelli di cortisolo salivare significativamente più alti rispetto a chi non lo era stato.

La verità del cortisolo

Il cortisolo è il principale ormone prodotto dal corpo in risposta allo stress: la sua presenza elevata indica che qualcosa ha messo l’organismo in uno stato di allerta. Ma non è tutto. Nei questionari, i partecipanti esposti agli infrasuoni riferivano anche di sentirsi più irritati durante l’ascolto, di trovare la musica meno coinvolgente e di descrivere il brano ascoltato come “triste”. Questi effetti si manifestavano indipendentemente dal tipo di musica: sia chi aveva ascoltato musica rilassante, sia chi aveva ascoltato un pezzo inquietante, mostrava le stesse emozioni cupe quando l’infrasuono era presente a loro insaputa. Vale la pena soffermarsi un momento sul cortisolo, perché è il protagonista biochimico di questa storia. Il cortisolo è prodotto dalle ghiandole surrenali in risposta a situazioni di pericolo o stress. È parte del sistema “attacco o fuga”, quella risposta evolutiva che ci prepara ad affrontare una minaccia o a scappare. In presenza di un pericolo, il cortisolo accelera il metabolismo, aumenta la disponibilità di energia, acuisce l’attenzione. Questo è lo stress utile. Il problema sorge quando il cortisolo si alza senza che ci sia una minaccia concreta, o quando rimane elevato per periodi prolungati: lo stress diventa cronico e minaccia la salute. Lo stress cronico provoca disturbi del sonno, calo delle difese immunitarie, problemi cardiovascolari, difficoltà cognitive, stati d’ansia e depressione. Ecco perché la scoperta che gli infrasuoni possano alzare i livelli di cortisolo merita attenzione. Nello studio canadese, l’effetto si è manifestato dopo meno di venti minuti di esposizione. Cosa succede dopo ore? Dopo giorni? Dopo anni di vita trascorsi in ambienti ricchi di infrasuoni? Per gli autori della ricerca rispondere a queste domande sarà importante per capire quanto l’ambiente acustico influisca negativamente sulla salute delle persone.

Torniamo all’inizio, all’ambientazione horror

Le esperienze di “case infestate” appartengono a ogni cultura, a ogni epoca e a ogni latitudine. Sono diventate un cliché, prima della letteratura e poi della cinematografia. Si stima che la produzione letteraria mondiale annoveri tra le 5.000 e le 10.000 opere che raccontano storie di case infestate, tra racconti e romanzi. La prima testimonianza risale addirittura a Plinio il Giovane che in una lettera all’amico Licinio Sura (102 d.C. circa) descrisse la presenza di un malconcio e barbuto fantasma in una casa ad Atene. Vale la pena leggere il testo originale, è bellissimo.

Erat Athenis spatiosa et capax domus sed infamis et pestilens. Per silentium noctis sonus ferri, et, si attenderes acrius, strepitus vincolorum longius primo, deinde e proximo reddebatur: Mox adparebat idolon, senex macie et squalore confectus, promissa barba, horrenti capillo; cruribus compedes, manibus catenas gerebat quatiebatque.

(Ad Atene c’era una casa spaziosa e grande, ma malfamata e funesta. Nel silenzio della notte si udiva un suono di ferro e, se si prestava più attenzione, un rumore di catene, dapprima lontano, poi sempre più vicino: subito dopo appariva un fantasma, un vecchio consumato dalla magrezza e dalla trascuratezza, con la barba lunga e i capelli irti; portava ceppi ai piedi e catene alle mani, e le scuoteva.) 

Cioè, grazie a Plinio the Younger sappiamo che la figura tipica del fantasma cencioso che agita le catene è antichissima! Per quanto riguarda i film, secondo un’analisi di database e articoli di settore, esistono ben oltre 500 film che possono rientrare (in senso ampio) nel sottogenere “case infestate”. Questo numero cresce continuamente, perché ogni anno escono nuovi titoli tra cinema mainstream, produzioni indipendenti e TV. Il sottogenere è tra i più antichi e prolifici: la prima casa infestata dagli spettri compare agli albori del cinema con il cortometraggio Le Manoir du diable (1896) diretto da Georges Méliès.

Forse anche a causa di tutta questa imponente e antichissima narrazione horror, anche le persone razionali e non superstiziose, se si trovano in ambienti sinistri, descrivono sensazioni di disagio inspiegabile, presenze percepite ma invisibili, malinconia improvvisa, e irritabilità senza causa. Molte di queste esperienze avvengono in edifici vecchi, spesso nei piani bassi o nei seminterrati, nelle cantine, in ambienti pieni di tubi, condotte, pompe, dove passano gli impianti di riscaldamento e di ventilazione.

Un caso? Non credo…

In un vecchio edificio, è molto probabile che ci siano molte fonti di infrasuoni. Se poi aggiungiamo che lo stesso edificio magari ha la fama di essere infestato… Mentre il corpo risponde con lo stress a qualcosa che la mente non identifica, la mente stessa percepisce disagio, agitazione, malinconia. E se il luogo suggerisce un’interpretazione soprannaturale, il cervello umano, sempre alla ricerca di significato, è pronto ad accoglierla. Ma come fa una vibrazione che non sentiamo a influenzare il nostro stato d’animo? Come agisce sul cervello? La scienza ha formulato alcune ipotesi, ancora parziali ma alcune plausibili. La prima riguarda il sistema vestibolare. L’orecchio interno non serve solo a sentire i suoni: contiene anche strutture chiamate otoliti, responsabili della percezione dell’equilibrio e dell’accelerazione lineare, cioè ci fanno capire se siamo dritti o sdraiati e se l’auto è ferma o accelera. Negli animali acquatici, gli otoliti sono il principale strumento di rilevamento degli infrasuoni e permettono ai pesci di percepire vibrazioni a bassa frequenza nell’acqua. È possibile che gli otoliti continuino a rilevare vibrazioni infrasoniche anche nell’essere umano, non come suono, ma come sensazione di movimento, quindi come una sorta di vertigine o di instabilità del corpo percepita a livello subconscio. La seconda ipotesi riguarda le connessioni neurali tra il sistema vestibolare e il sistema limbico, ovvero la parte del cervello deputata alla gestione delle emozioni. Studi di neuroimaging hanno mostrato che certe stimolazioni vestibolari attivano aree cerebrali associate alla paura e all’elaborazione emotiva. Se l’infrasuono stimola il sistema vestibolare, potrebbe quindi innescare risposte emotive negative attraverso questa via neurologica, senza che il processo passi per la consapevolezza. In pratica: il corpo sente qualcosa che l’orecchio non traduce in suono, l’amigdala e il sistema limbico reagiscono come se percepissero una minaccia vaga e indefinita, il cortisolo sale, l’umore si abbassa. E la mente, priva di una spiegazione sensoriale ordinaria, cerca di dare una forma a un disagio senza nome. Pure con l’aggiunta di qualche fumosa visione, come nel caso dell’ombra inquietante scorta da Tandy quella notte, in laboratorio. Perché secondo alcune ipotesi, a dire il vero non proprio solidissime, gli infrasuoni di una determinata frequenza, chiamata ghost frequency (frequenza fantasma) che guarda un po’ coincide con i 19 Hz, fanno vibrare il bulbo oculare che in questo modo entra in risonanza con l’infrasuono. E un occhio che vibra non forma immagini nitide: produce distorsioni visive, ombre sfumate, forme indistinte ai margini del campo visivo, esattamente come la figura indefinita che Tandy aveva visto alla sua sinistra. Sinistro! A proposito, per dire quanto sia rapida la cultura pop ad appropiarsi di informazioni al volo anche prima che abbiano un valido fondamento scientifico: Ghost Frequency è il titolo di un videogioco horror in prima persona molto popolare, appunto.

E ora è il momento di introdurre un po’ di psicologia per dare un senso razionale al paranormale. Il nostro cervello è naturalmente portato a cercare schemi e significati nel mondo che ci circonda. Questa capacità è fondamentale per orientarci nella realtà, ma può anche portarci a vedere connessioni dove in realtà non esistono. Un esempio tipico è la “pareidolia”, il fenomeno per cui riconosciamo volti o immagini familiari in forme casuali come nelle nuvole, nelle piastrelle dei pavimenti delle case popolari (è la storia della mia infanzia) o nelle macchie di muffa sui muri. Questo meccanismo, utile in molti contesti, diventa però fuorviante quando ci spinge a interpretare eventi casuali come qualcosa di significativo o misterioso. Noi umani ci stupiamo quando eventi improbabili sembrano allinearsi in modo significativo, come pensare a qualcuno proprio appena prima che quella persona ci chiami al telefono. Tuttavia, spesso sottovalutiamo quanto le coincidenze siano statisticamente probabili, soprattutto considerando il numero enorme di eventi che viviamo ogni giorno. Il nostro cervello, inoltre, tende a ricordare solo gli episodi sorprendenti e a dimenticare tutti quelli ordinari, rafforzando l’impressione che certe coincidenze siano più straordinarie di quanto siano in realtà. La memoria gioca un ruolo altrettanto importante. Non è un sistema di registrazione perfetto, ma un processo dinamico che ricostruisce i ricordi ogni volta che li richiamiamo. Questo significa che le nostre esperienze possono essere modificate nel tempo, possono diventare più vivide, drammatiche o misteriose. Di conseguenza, eventi banali possono trasformarsi in episodi sorprendenti al limite del soprannaturale. Pensiamoci la prossima volta che scendiamo in cantina per prendere una bottiglia buona da bere con gli amici a cena. Non c’è niente di brutto. D’accordo, però poi io risalgo sempre le scale tre alla volta.

Fonti

Scatterty et al. (2026), “Infrasound exposure is linked to aversive responding, negative appraisal, and elevated salivary cortisol in humans”, Frontiers in Behavioral Neuroscience; comunicato stampa EurekAlert/Frontiers, 27 aprile 2026.

Vic Tandy, Tony R. Lawrence, “The Ghost in the Machine”, Journal of the Society for Psychical Research, Vol. 62, No. 851, aprile 1998.

H. Takigawa, H. Sakamoto, M. Murata, “Effects of infrasound on vestibular function”, Journal of Sound and Vibration, Volume 151, Issue 3, 1991.

L’articolo pubblicato da The Guardian – www.theguardian.com/science/2026/apr/27/spooky-feelings-in-old-houses-may-be-caused-by-boiler-sounds-study-suggests?CMP=share_btn_urlThe University of Edinburgh, Higgs Centre for Theoretical Physics, The Haunted Frequency –  https://higgs.ph.ed.ac.uk/outreach/higgshalloween-2021/haunted-frequency

Note

  1. Il termine “Buzzichetto dell’olio” è utilizzato da Totò quando insegna a una banda di ladruncoli male in arnese come si forza una cassaforte nella celebre scena del film “I soliti ignoti” diretto da Mario Monicelli (1958).
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